sabato 22 ottobre 2016

MINISTRO IRACHENO: “I SUMERI UTILIZZAVANO LE ZIGGURAT COME BASI DI LANCIO PER LE ASTRONAVI”

Per il ministro iracheno Finjan da lì si partiva per viaggi nello spazio. In molti condividono l’idea che gli alieni abbiano istruito le antiche civiltà


Il ministro dei Trasporti iracheno, Kazem Finjan, ha detto in una conferenza che gli antichi Sumeri, vissuti nel suo paese 7 mila anni fa, avevano costruito basi di lancio dalle quali partivano per viaggi nello spazio.
Per gli appassionati della teoria degli Antichi Astronauti, la dichiarazione di Kazem Finjan è stata solo una conferma di cose che già sapevano: nella storia umana, non tutto è andato come ci hanno raccontato a scuola.
I teorici degli antichi astronauti credono che migliaia di anni fa una razza aliena abbia visitato il nostro pianeta, lasciando evidentissime prove (come le piramidi) che però la scienza ufficiale continua ad attribuire (senza validi elementi) al duro lavoro umano.
Ma non è tutto: infatti i teorici degli antichi astronauti credono anche che gli alieni abbiano fatto una sorta di ibridazione, dando origine alla razza umana. Pura fantasia per la scienza, ovviamente.
Ora la questione è tornata alla ribalta grazie alle dichiarazioni di un ministro iracheno, il quale ha affermato che gli antichi sumeri, avrebbero viaggiato nello spazio con le loro astronavi ben 7 mila anni fa. I sumeri si stabilirono nella zona meridionale dell’attuale Iraq intorno al 5000 a.C, e svilupparono commercio, agricoltura, allevamento e metallurgia.
Il video della conferenza stampa è stato postato su twitter dal ricercatore sciita Hayder al-Khoei, che ha commentato: «È stato un momento davvero imbarazzante, ma nessuno ha avuto il coraggio di contraddirlo». L’autore di tale dichiarazione è il Ministro dei Trasporti dell’Iraq Kazem Finjan, fermamente convinto che la cittadina di Thi Qar abbia ospitato il più antico astroporto del pianeta.
Come era prevedibile, la notizia ha suscitato scalpore e incredulità soprattutto tra i giornalisti presenti alla conferenza, ai quali il signor Finjan ha ribadito: «So di cosa parlo».
Secondo lo scrittore Zecharia Sitchin, deriso dagli scienziati accademici, dalla traduzione della scrittura cuneiforme delle tavole sumeriche emergono aspetti chiari di questa civiltà aliena arrivata sul nostro pianeta.
Non essendo purtroppo un archeologo, i suoi studi furono sempre visti come un racconto, e non furono mai ritenuti degni di approfondimenti da parte della comunità scientifica.
La notizia sta facendo il giro del mondo ed è diventata virale in pochi giorni. Vedremo come risponderanno gli scettici e gli accademici di fronte a tali dichiarazioni.

sabato 15 ottobre 2016

ARECIBO CHIAMA, CHILBOLTON RISPONDE: L’ENIGMA IRRISOLTO DELLA RISPOSTA ALIENA

Il 13 agosto del 2000, nei pressi delradiotelescopio governativo di Chilbolton, nell’ Hampshire, Inghilterra, compare un bellissimo cerchio nel grano che non si riesce a decifrare.


La sua vicinanza alla struttura governativa sorvegliata 24 ore su 24, rende difficile, se non impossibile, pensare che si tratti di uno scherzo elaborato da qualche genio dei Cerchi nel Grano.
L’elaborato pittogramma confonde gli esperti, oltre che per la sua complessità, anche per la raffinatezza delle regole matematiche che lo descrivono.
La spiegazione arriverà, inaspettatamente, l’anno seguente. Nello stesso campo, il 14 agosto 2001, compare un nuovo pittogramma.
Questa volta, però, non è il solito simbolo, si tratta infatti di un volto dai tratti chiaramente umanoidi, disegnato con la stessa tecnica usata per le vecchie foto in bianco e nero dei quotidiani: un insieme di punti la cui dimensione e distanza crea l’immagine.
Questa è una tecnica mai vista prima nei Crop Circles. Applicando un filtro grafico sulla foto (filtro Gaussian 5 pixel), sono evidenti maggiori dettagli.


Si vede come vengano evidenziati la luce e l’ombra, dimostrando che quell’essere era vivo nel momento in cui è stata scattata la foto o nel momento in cui hanno impresso questa immagine nel campo di grano.
Appena cinque giorni dopo, cioè il 19 agosto, a poche decine di metri dal volto alieno, compare un’altra figura ancora più sconvolgente.
Il pittogramma sembrava  la risposta al messaggio in codice binario trasmesso dal radiotelescopio di Arecibo nel 1974. Fu proprio in quell’anno, infatti, che Frank Drake, scienziato e direttore di Arecibo, assieme al famoso astronomo Carl Sagan, tentò di comunicare con un gruppo di stelle identificato come M13.
Il messaggio fu inviato come presentazione dell’umanità ad un’ipotetica civiltà aliena, indicando dati relativi al nostro sistema numerico, agli atomi base della vita terrestre, alla struttura del DNA umano, e a quella del nostro sistema solare, con la relativa posizione della terra. Furono inseriti anche i dati relativi al radiotelescopio di Arecibo.
Secondo l’ipotetica risposta degli extraterrestri, abbiamo lo stesso sistema numerico con 0 e 1 (sistema binario), quindi le risposte sono universali. Anche gli atomi base della vita sono gli stessi, però nel loro corpo è presente anche il silicio.
Anche la struttura del DNA fondamentalmente è la stessa. Se il messaggio fosse vero, dimostrerebbe che discendiamo tutti dallo stesso principio universale.Secondo i calcoli, il messaggio avrebbe impiegato 25 mila anni per giungere a destinazione e altrettanti ne sarebbero passati per ricevere una risposta. Un vero abisso di tempo, senza neanche sapere se in quel gruppo di stelle esistesse realmente un’ipotetica civiltà aliena.
Tali premesse, rendono ancora più sconvolgente la comparsa del pittogramma di Chilbolton. È possibile che qualcuno abbia ricevuto il nostro messaggio e ci abbia risposto molto prima del previsto?
Considerando che tra l’invio del messaggio di Arecibo (1974) e il pittogramma di Chilbolton (2001) sono trascorsi 27 anni, qualcuno ha ipotizzato che il messaggio, avendo viaggiato alla velocità della luce, potrebbe essere stato ricevuto da una possibile civiltà extraterrestre a circa 13 anni luce da noi.
Logicamente, la risposta, sempre inviata alla velocità della luce, avrebbe impiegato altri 13 anni per giungere fino a noi. Ma cosa c’è a circa 13 anni luce da noi? Sorpresa: c’è un pianeta gemello della Terra.
Nel 2013, infatti, Courtney Dressing e David Charbonneau, due astronomi di Harvard, annunciarono di aver scoperto un sistema stellare simile al nostro grazie all’utilizzo del telescopio Kepler della Nasa.

Ma non finisce qui!

A distanza di un anno dalla risposta di Arecibo, esattamente il 15 agosto 2002, nei terreni di Crabwood, compare un crop circle ancora più stupefacente.


Raffigura un alieno con in mano un disco su cui è inciso un messaggio in codice binario. Si tratta del linguaggio ASCII di programmazione dei computer.
La cosidetta “Alien Face” di Crabwood ha sollevato un vespaio di polemiche sulla sua autenticità. Eppure, a distanza di anni, nessuno ha dimostrato che si tratti di un falso e nessuno ne ha rivendicato la creazione.
La complessità della realizzazione, che simula il modo in cui si compone un fotogramma televisivo, l’effetto tridimensionale della figura, la difficoltà di realizzare il codice binario in senso spiraliforme come nei Compact Disc, sono tutti elementi che rendono veramente difficile l’ipotesi del falso.
Il  contenuto del messaggio è apparentemente privo di senso. L’americana Linda Howe, con la collaborazione di un anonimo che le ha scritto via Internet, sostiene di avere decodificato il messaggio, che suona così:


“Diffida dei portatori di falsi regali e le loro promesse non mantenute. Molto dolore ma ancora tempo. Credete. C’è del buono là fuori. Noi opponiamo il tradimento. Canale in chiusura (suono di campana)”.





mercoledì 12 ottobre 2016

SCOPERTI SUPER-MEGALITI IN RUSSIA: FOTO E VIDEO

Un antico sito contenente “super-megaliti” è stato recentemente individuato a Gornaya Shoria (Mount Shoria) nel sud della Siberia. Il sito è composto da enormi blocchi di pietra che sembrano sagomati e impilati alla maniera di altri siti megalitici. Ma sono davvero enormi! Si tratta di strutture naturali o artificiali?


Un nuovo sorprendente sito megalitico è stato individuato nella Siberia meridionale, sul Monte Shoria, nei pressi di Gornaya Shoria.
Il sito mostra una serie di enormi blocchi apparentemente di granito, che sembrano essere stati appiattiti, sagomati e adattati per essere impilati alla maniera ‘ciclopica’.
Si tratta di blocchi davvero enormi, forse troppo per essere posizionati da normali esseri umani. Proprio per questo alcuni pensano che si tratti di un bizzarro scherzo della natura che ha sagomato i blocchi così da farli apparire artificiali.
Certamente la Russia (e la Siberia) non è estranea ad ospitare antichi siti megalitici, Basta pensare ad Arkaim [Leggi articolo], oppure ai cerchi di pietra della Bashkiria [Leggi articolo], per rendersi conte che, tutto sommato, il sito di Gornaya Shoria non sarebbe fuori posto in questo territorio.
Tuttavia, il problema è dato dalle sue dimensioni mastodontiche. Se fosse artificiale, si tratterebbe di un sito unico nel suo genere, in quanto i blocchi sarebbero certamente i più grandi mai lavorati da mani umane nella storia del pianeta Terra.
Come spiega l’archeologo John Jensen sul suo blog personale, i super-megaliti sono stati trovati e fotografati per la prima volta da Georgy Sidorov, nel corso di una spedizione sulle montagne della Siberia meridionale.
Non sono indicate le misure dei blocchi di pietra, ma dal confronto con le sagome delle persone, i megaliti sembrano essere molto più grandi (fino a 2-3 volte) rispetto a quelli conosciuti in altri siti archeologi, come quello di Baalbek, per esempio [Leggi articolo]. Alcuni dei megaliti di Gornaya Shoria potrebbero raggiungere tranquillamente il peso di 3-4 mila tonnellate.





Dopo che la scoperta è stata divulgata, alcuni hanno ipotizzato che il sito di Gornaya Shoria possa essere la prova di un’antica civiltà perduta capace di incredibili opere di ingegneria che, nonostante la nostra tecnologia moderna, non saremmo in grado di replicare.
Altri, invece, ritengono che sia necessaria una certa cautela. Sebbene le immagini sono convincenti e all’occhio dell’osservatore sia difficile trovare una spiegazione naturale, i blocchi potrebbero essere semplicemente il risultato di una bizzarra erosione naturale.
In ogni caso, il sito di Shoria necessita ulteriori sopralluoghi e studi da parte di esperti del settore. Al momento abbiamo solo immagini che, sebbene siano abbastanza impressionanti, non sono in grado di fornire nessuna spiegazione conclusiva. Naturalmente, terremo le nostre antenne sintonizzate per eventuali novità.




VIDEO




domenica 9 ottobre 2016

I MISTERIOSI MONOLITI DI ASUKA NARA E LA NAVE DI ROCCIA DI MASUDA

Il villaggio di Asuka si trova nel distretto di Takaichi, nella Prefettura di Nara in Giappone. Asuka è una terra antica ricca di interesse storico, infatti conserva parte delle rovine di antichi palazzi imperiali. In diverse punti del territorio di Asuka sono stati rinvenuti alcuni megaliti scolpito nel granito, la cui origine è a ancora oggi del tutto sconosciuta.

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Asuka affonda le sue origini nel periodo della storia giapponese definito Jidai Kofun (250-552 d.C.), caratterizzato dalla realizzazione di numerosi tumuli funerari.
La zona è conosciuta anche per i suoi numerosi templi buddisti, santuari e statue, ma ci sono anche dei monumenti di pietra sulle colline circostanti Asuka che non si adattano allo stile della scultura buddista e che nessuno sembra sapere che li abbia realizzati, o quando.
Nella maggior parte dei casi, infatti, i tumuli funerari sono formati da un cumulo rialzato di terra circondato da un fossato. Ma quelli rinvenuti ad Asuka sfidano la tradizionale conformazione dei tumuli.
Innanzitutto, vi sono alcuni kofun in pietra, tra i quali il kofun Ishibutai, costruito con giganteschi massi, uno dei quali pesa 75 tonnellate. Si ritiene sia la tomba del potente statista Soga no Umako.
Ma il più singolare di tutti è quello denominato Masuda no Iwafune (La Nave di Roccis di Masuda), lungo 11 m, largo 7 m, ed alto circa 5 m, pesa quasi 800 tonnellate ed è completamente scolpito nel granito.
La parte superiore della scultura risulta completamente appiattita, su cui insistono due cavità quadrate ampie un metro con una lastra di pietra ad esse parallela. Alla base del megalite vi sono delle rientranze a forma di reticoli che alcuni ritengono essere correlate al processo utilizzato dai costruttori per appiattirne i lati.
Lo scopo, il metodo e il periodo di costruzione sono un completo mistero. L’unico indizio è dato dall’allineamento della depressione centrale e delle cavità con il crinale su cui risiede Masuda no Iwafune, particolare che secondo alcuni ricercatori indicherebbe che il megalite avesse una qualche funzione di tipo astronomico correlato allo sviluppo del calendario lunare giapponese.
Come riporta Ancient Origins, purtroppo, risposte definitive ai numerosi quesiti non esistono. Tuttavia, sono state avanzate numerose ipotesi sullo scopo di questa struttura unica e insolita.
Una di esse viene proprio dal nome della roccia stessa, Nave di Roccia di Masuda. Si ritiene che la pietra sia stata scolpita in commemorazione della costruzione del lago di Masuda, uno specchio d’acqua che una volta si trovava nelle vicinanze e che poi è stato prosciugato diventando parte della città di Kashiwara.
Altri storici, invece, suggeriscono che la roccia sia parte di una tomba progettata per i membri della famiglia reale. Tuttavia, questo non spiega le caratteristiche insolite della costruzione, né mai sono stati trovati corpi o oggetti nelle vicinanze del megalite. Forse, dicono gli studiosi, si tratta di una tomba incompiuta.
Alcuni ricercatori hanno proposto una corrispondenza tra Masuda no Iwafune eIshi no Hoden, un megalite che si trova nella città di Takasago, con dimensioni pari a 6,45 x 5,7 x 5,45 m, e con la parte superiore molto simile al megalite si Asuka.
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Sebbene sia attualmente integrato nel satuario schintoista dedicato al dio shintoista Oshiko Jinja, nessuno sa quando sia stato costruito, quando e soprattutto perché.
Una delle poche conclusioni condivise è che l’intera regione su cui insistono gli enigmatici megaliti deve essere molto più antica dell’epoca Jidai Kofun, data la grande quantità di pietre scolpite presenti nell’area, e comunque, anche in questo caso, non c’è nessuna prova definitiva che possa confermare questa prospettiva.
Alla fine, la vera origine e lo scopo di queste enigmatiche sculture del Giappone antico rimangono avvolte dal mistero e, forse, perduti per sempre nelle pagine della storia antica del nostro pianeta.