domenica 25 settembre 2016

CORAL CASTLE: IL GIARDINO DI PIETRA REALIZZATO CON BLOCCHI SIMILI A QUELLI DELLE PIRAMIDI

Dietro la realizzazione di Coral Castle si cela una tragica storia d'amore. Chi si appresta a visitare Coral Castle vedrà un meraviglioso giardino interamente realizzato in pietra, con blocchi intagliati dal peso di decine di tonnellate ciascuno. Il mistero del Castello di Corallo non è tanto nei blocchi di pietra, ma nel modo in cui sono stati tagliati e posizionati.

Coral Castle (nome originale: Rock Gate Park) è una struttura architettonica in pietra calcarea che si trova a Homestead, in Florida .
Questa straordinaria opera di ingegneria è stata progettata e realizzata di un uomo solo, Edward Leedskalnin, uno scultore amatoriale lettone naturalizzato statunitense, il quale ha scolpito, trasportato e posizionato gli enormi blocchi di pietra senza la collaborazione di nessun altro e senza l’ausilio di macchinati moderni.
I grandi blocchi di pietra sono stati scolpiti e posizionati in forma di mura, grandi tavoli e sedie, da bassorilievi e da un torrione abitabile. Il peso totale della struttura si aggira sulle 1100 tonnellate, e fu realizzata nell’arco di 28 anni, dal 1923 fino alla morte dell’artista, il 7 novembre del 1951 .
Leedskalnin ha sempre mantenuto uno stretto riserbo sul suo lavoro e sulle tecniche utilizzate per la posa in opera dei blocchi, il più grande dei quali arriva a pesare 30 tonnellate.
Considerando che lo scultore si sarebbe servito solo di utensili manuali comprati in un deposito di rottami, l’opera di Leedskalnin risulta di grande pregio, soprattutto per la perfezione con cui sono stati tagliati i blocchi e la precisione del loro posizionamento, ottenuto senza l’utilizzo di malta.
Il riserbo dell’artista sulle tecniche di lavorazione, più alcuni suoi accenni alla conoscenza delle tecniche segrete utilizzate per costruire le piramidi d’Egitto, e brevi scritti autografi come Magnetic Current, in cui Leedskalnin riassume le sue idee eterodosse sull’elettromagnetismo e che contengono il diagramma di una macchina a moto perpetuo, hanno alimentato una serie di ipotesi sui metodi utilizzati per costruire Coral Castle, come l’utilizzo della ‘levitazione magnetica’ per sollevare gli enormi blocchi.
Sebbene esistano fotografie che ritraggono Leedskalnin impegnato nella costruzione del parco utilizzando pali di legno e carrucole, i ricercatori più esotici si dicono sconcertati ad immaginare di poter sollevare pietre di decine di tonnellate con questi semplici strumenti, e per di più con lo sforzo di un uomo solo. La cosa è ancora più sconcertante se si pensa che Edward Leedskalnin era un ometto alto appena 1,52 m e dal peso di soli 46 kg.
Le rocce utilizzate per la costruzione di Coral Castle furono estratte da una cava in Florida distante circa 15 km, dove le formazioni coralline possono raggiungere uno spessore fino a 1000 m. Incredibilmente, Ed ha tagliato e trasportato gli enormi blocchi di corallo utilizzando solo attrezzi manuali.
Come ha fatto a trasportare gli enormi blocchi fino a Homestead? Leedskalnin possedeva solo un rimorchio ottenuto dal telaio di un vecchio camion e una bicicletta. Come spiega il sito del museo, molti testimoni hanno visto i blocchi di pietra muoversi lungo la Dixie Highway, ma nessuno in realtà ha mai visto Ed caricare o scaricare il rimorchio.
Gli unici testimoni furono due bambini, i quali raccontarono di aver visto Leedskalnin far “galleggiare” alcuni blocchi di pietra come palloncini.
Ed eseguiva buona parte del lavoro di costruzione nel cuore della notte alla luce di una lanterna e per proteggere la sua privacy aveva costruito numerose “vedette” lungo le mura del castello. Quando gli veniva chiesto come riuscisse a muovere gli enormi blocchi di pietra, Leedskalnin rispondeva che semplicemente aveva compreso “bene” le leggi del peso e delle leve.
Coral Castle comprende di una torre quadrata a due piani (che era utilizzata da Leedskalnin come abitazione) posta all’angolo di un giardino circondato da mura megalitiche che contiene altre strutture e oggetti: un quadrante solare, un “telescopio” puntato sulla stella polare, un obelisco, un pozzo, un barbecue, una fontana, sculture con la forma di stelle e pianeti, tavoli che riproducono il profilo della Terra o della Florida, sedie a forma di luna crescente, letti di pietra ed un trono.
Tutta la struttura è realizzata in blocchi di pietra di grandi dimensioni uniti senza fare uso di malte. La pietra utilizzata è calcare oolitico chiamato coral stone (da cui il nome Coral Castle).
L’opera presenta una realizzazione degna di nota anche dal punto di vista ingegneristico: una porta rotante del peso di 9 tonnellate, così ben bilanciata da poter essere azionata dalla lieve pressione di un dito. Il perfetto bilanciamento era stato ottenuto da Leedskalnin poggiando il monolite su un cuscinetto di autocarro che funge da base rotante e su cui fa perno una barra metallica posizionata, per mezzo di un foro, lungo l’asse verticale della porta.
Il funzionamento della porta fu svelato nel 1986, quando il meccanismo cessò di funzionare una prima volta a causa dell’arrugginimento del cuscinetto metallico costringendo i proprietari del museo a richiedere l’intervento di un team di ingegneri per il ripristino. In seguito, anche se furono usati una gru e una squadra di operai, la porta non tornò a girare agevolmente come il solo Leedskalnin era riuscito ad ottenere.
Parliamo di un uomo in possesso solo di un’istruzione di quarta elementare, eppure era riuscito a costruire un generatore di corrente alternata, i cui resti sono in mostra presso il museo. E dato che non esistono testimoni diretti della sua attività, ingegneri e scienziati continuano a interrogarsi sui metodi di costruzione utilizzati da Leedskalnin. Molti hanno paragonato i metodi segreti di Ed a quelli utilizzati per la realizzazione di Stonehenge e delle Piramidi.

Una tragica storia d’amore

L’ispirazione per la costruzione di Coral Castle è venuta a Leedskalnin dopo una drammatica delusione d’amore. Ancora giovane, all’età di 26 anni, Ed era fidanzato con Agnes Scuffs, una donna di 10 anni più giovane, la quale lo lasciò il giorno prima del loro matrimonio.
Affranto e profondamente rattristato da questa tragica delusione, Leedskalnin promise alla donna e a se stesso di realizzare un’opera maestosa come segno del suo profondo amore per lei. Lo scultore cominciò la sua opera nel 1923, completandola nel 1951.
Secondo gli storici, l’unico omaggio simile che si possa paragonare al Coral Castle è il complesso di Taj Mahal, realizzato in 20 anni e con il lavoro di migliaia di schiavi. Il monumento fu eretto come omaggio alla moglie del re.
Nel dicembre del 1951 Ed si ammalò. Mise un cartello sul suo castello dove comunicava che si sarebbe recato in ospedale. Prese l’autobus per giungere al Jackson Memorial di Miami dove vi morì tre giorni dopo all’età di 64 anni.
L’aura di mistero che circonda l’opera e la struggente storia d’amore di Leedskalnin hanno contribuito a rendere Coral Castle un’attrazione turistica molto popolare. Dopo la morte dello scultore, il castello fu ereditato da un nipote che lo cedette nel 1953 ad una famiglia dell’Illinois. Nel 1981, l’opera di Leedskalnin fu acquistata dalla Coral Castle Inc., che le diede il nome attuale e la trasformò in un museo.
FONTE:

lunedì 12 settembre 2016

L’ENIGMA DEL MANUFATTO IN ALLUMINIO PROVENIENTE DAL PLEISTOCENE (20 MILA ANNI FA)

Nel 1974, ad un paio di chilometri dalla città di Aiud, Romania, nel corso di uno scavo sulle rive del fiume Mures, un gruppo di operai edili è incappato in alcuni fossili di mastodonti. Accanto ai fossili, i lavoratori hanno trovato anche un oggetto che non sarebbe dovuto esserci: un misterioso manufatto in metallo. Ecco la controversa storia del Manufatto di Aiud.



Intorno alla metà degli anni ’70, un gruppo di operai impegnato in uno scavo edile nei pressi della città di Aiud, in Romania, ha portato alla luce un manufatto sconcertante.
A circa 10 m di profondità, i lavoratori trovarono alcuni fossili di mastodonti, specie animali vissuti durante il pleistocene, più un misterioso oggetto metallico ricoperto da uno strato di ossido di alluminio.
In un primo momento, il reperto sembrava essere un semplice roccia, ma dopo aver rimosso la spessa crosta di sabbia dalla superficie, gli operai intuirono che non poteva trattarsi di un oggetto naturale, piuttosto quanto qualcosa si prodotto artificialmente, dato che aveva delle caratteristiche molto precise.
L’oggetto, dal peso di circa 5 kg, presentava una lunghezza di 20,2 cm, una larghezza di 12,7 cm e uno spessore di 7 cm, con una depressione circolare al centro dal diametro di circa 4 cm. Un altro piccolo foro perpendicolare, dal diametro di circa 1,7 cm, si presentava su uno dei lati dell’oggetto perpendicolarmente alla depressione centrale. Infine, due lembi sporgenti sembravano aver ospitato una specie di cardine.
Gli operai portarono il manufatto al Museo di Storia della Transilvania, dove fu posto in un deposito rimanendo dimenticato per quasi 20 anni, senza che nessuno avesse mai pensato di compiere delle analisi. Finché, nel 1995, il manufatto non fu “riscoperto” e sottoposto ad approfondite analisi.
I primi esami chimici per determinare la composizione dell’oggetto furono eseguiti in due laboratori distinti: quello dell’Istituto Archeologico di Cluj-Napoca, e uno a Losanna, in Svizzera. Entrambe le strutture giunsero a conclusioni analoghe: l’oggetto risultava composto principalmente di alluminio (89%), più altri 11 metalli minori.
I ricercatori rimasero un po’ sconcertati dai risultati delle analisi, dato che l’alluminio allo stato puro non si trova in natura (viene estratto dalla bauxite), e la tecnologia necessaria per creare qualcosa di così puro è diventata disponibile solo a partire dalla metà del 19° secolo. Per la produzione dell’alluminio è necessario un complicato processo industriale di elettrolisi e temperature superioei ai 900° C.
La datazione del sottile strato esterno di ossidazione che copriva il blocco di alluminio restituiva una data di 400 anni. Tuttavia, lo strato geologico in cui fu trovato l’oggetto corrispondeva all’era del Pleistocene, circa 20 mila anni fa.
Un nuova analisi metallurgica fu compiuta successivamente dal dottor Florin Gheorghita, presso l’Istituto per lo Studio del Metalli e di Minerali Non Metalliferi, con sede a Magurele, Romania. L’esame rivelò che l’oggetto è composto da una lega di metallo estremamente complessa. Si riscontrarono 12 elementi diversi, di cui Gheorghita è riuscito a stabilire anche le percentuali:
alluminio (88,1%), rame (6,2%), silicio (2,84 %), zinco (1,81%), piombo (0,41%), stagno (0,33%), zirconio (0,2%), cadmio (0,11%), nichel (0,0024%), cobalto (0,0023%), di bismuto (0,0003%), argento (0,0002%) e gallio (in tracce).

Dunque, di cosa si tratta?

Come riporta la versione inglese diEpoch Time, nonostante si sia ottenuta la precisa composizione chimica dell’oggetto, la comunità scientifica non si è espressa sulla natura, quindi il reperto di Aiud rimane un enigma.


Tuttavia, alcuni ricercatori sono convinti che si tratti di un oggetto artificiale, parte di uno strumento più grande prodotto da una civiltà antica perduta che era riuscita a produrre alluminio di notevole purezza centinaia, o addirittura migliaia, di anni prima rispetto all’epoca moderna, mentre i Teorici degli Antichi Astronauti si arrischiano a suggerire che si tratti addirittura di un componente di un antico velivolo spaziale.
La forma, infatti, ricorderebbe quella di un supporto di un modulo di esplorazione spaziale, simile alla parte finale della sonda Vicking o del modulo lunare delle missioni Apollo. Secondo questa ipotesi, l’oggetto sarebbe parte di una sonda aliena staccatosi a seguito di un atterraggio piuttosto violento.
In entrambi i casi, sia l’analisi dello strato esterno di ossidazione che lo strato geologico in cui è stato trovato non riescono a spiegare adeguatamente come un oggetto tecnologicamente così avanzato sia potuto esistere in un’epoca così remota.

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