sabato 27 febbraio 2016

LA CIVILTÀ DELL’ISOLA DI PASQUA NON FU DISTRUTTA DALLE GUERRE

Le punte di quelle che si pensavano lance erano invece utensili di ossidiana: lo sostengono i ricercatori della Binghamton University di New York a proposito della civiltà Rapa Nui sull'isola cilena

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Non punte di lance ma strumenti e utensili per la vita di ogni giorno: questa la funzione delle migliaia di punte di ossidiana presenti sull’isola di Pasqua, che ne riscrivono la storia.
La civiltà Rapa Nui non sarebbe dunque stata sconvolta da spaventose guerre scatenate dalla mancanza di cibo, come finora creduto, ma avrebbe vissuto bene fino all’arrivo degli europei.
Lo sostengono i ricercatori guidati da Carl Lipo, della Binghamton University di New York, in uno studio pubblicato sulla rivista Antiquity.
In questi anni si era creduto che prima dell’arrivo degli europei, gli abitanti dell’isola fossero rimasti privi di risorse, finendo per iniziare furiose lotte che portarono alla fine della loro civiltà.
A sostegno di questa ipotesi c’erano le migliaia di punte triangolari in ossidiana, note come “matà’a”, trovate sull’isola, ritenute le armi della guerra usate dagli antichi abitanti dell’isola.
Ma Lipo e il suo gruppo di ricercatori hanno analizzato foto della forma irregolare di 400 “matà’a” raccolte nell’isola, con una tecnica nota come morfometria, che fa uno studio quantitativo delle forme. Confrontandole con le altre armi tradizionali, sono arrivati alla conclusione che le matà’a non furono usate in una guerra, perché sarebbero state delle pessime armi.
«Se si guarda la loro forma, non sembrano proprio armi», commenta Lipo. «Confrontandole con le armi europee e quelle trovate nel resto del mondo, si vede che queste ultime hanno una forma regolare e sistematica, che gli consente di adempiere bene alla loro funzione».
Secondo Lipo queste prove supportano l’idea secondo cui l’antica civiltà dell’isola non ha mai vissuto la tanto citata ipotesi della guerra e dei combattimenti. «La teoria della catastrofe e collasso della civiltà dell’isola non è vera. Le popolazioni vissero bene e in modo sostenibile fino al contatto con gli europei», aggiunge.
Se le “matà’a” sono state trovate in tutta l’isola è perché, ritengono i ricercatori, erano strumenti usati per le coltivazioni e azioni rituali, come i tatuaggi, o le più banali attività domestiche.
L’isola di Pasqua, anche conosciuta come “Rapa Nui” in lingua nativa (che significa isola roccia), si trova nell’oceano Pacifico, circa 3600 km a ovest del Cile. Questo piccolo pezzo di terra emersa rappresenta uno dei più grandi enigmi dell’antropologia e dell’archeologia moderna. Secondo la leggenda, infatti,
Rapa Nui sarebbe l’ultimo lembo di terra un tempo appartenuto al continente perduto di Mu, sede della prima civiltà umana sorta sul nostro pianeta circa 50mila anni fa. Dunque, i Moai sarebbero le reliquie di una civiltà arcaica perduta tra le onde dell’Oceano Pacifico.

mercoledì 17 febbraio 2016

STORIA CURIOSA: CHE CI FANNO IL DIO EGIZIO ANUBI E SCRITTE CELTICHE IN UN’ANTICA GROTTA DELL’AMERICA DEL NORD?

Forse una delle più grandi anomalie storiche del Nuovo Mondo è rappresentata dalla Grotta di Anubi, in Oklahoma, America del Nord. All'interno di essa, infatti, sono state ritrovate alcune raffigurazioni che sarebbero la prova della presenza misteriosa di un antico culto egizio nell'America precolombiana.

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Situata in Oklahoma, nei pressi di Tulsa, la Grotta di Anubi si compone di cinque grotte apparentemente insignificanti, ma che a causa del loro contenuto sono diventate oggetto di sconcerto da parte dei ricercatori.
Le cavità, infatti, contengono delle insolite sculture che raffigurano il dio egizio Anubi, nel suo tipico aspetto di sciacallo e un’enigmatica scultura di un grande toro.
Ad alimentare il mistero, a poca distanza dalla grotta, nel 2010 è stata trovata rinvenuta una roccia arenaria lungo il fiume Arkansas, la quale raffigura una grande scultura di un toro, sullo stile delle immagini geroglifiche del bue Api, considerato divino dagli antichi egizi, molto simile a quello raffigurato nella Grotta di Anubi.
Come è possibile che icone dell’antica cultura egizia siano potute arrivare in Nord America in epoca precolombiana? In realtà, l’iconografia presenta all’interno della grotta è ancora più complessa, in quanto all’interno di essa sono stati trovati esempi di ‘Ogham‘, un’antica lingua celtica usata in Irlanda e Scozia intorno al 350 d.C.

La storia della scoperta

La scoperta della Grotta di Anubi risale al 1968, quando un giornale locale dell’Oklahoma riportò la notizia di una misteriosa grotta ricoperta di figure e segni. Dieci anni dopo, un gruppo di ricerca guidato da Gloria Farley, si recò sul posto trovando quelle che si rivelarono essere cinque grotte.
La prima grotta aveva tre pareti completamente ricoperte di scritte e petroglifi. La figura più rilevante era l’immagine canina con le orecchie a punta, con una corona sul capo e con una specie di frusta sulla schiena, molto simile al flagello regale dell’antico Egitto. Inoltre, fu rilevata la presenza di scritte in caratteri Ogham e scritte in numidico.
La Farley identificò la figura dello sciacallo con il flagello sulla schiena conAnubi, termine greco che indica il dio egizio Anpu. Frequentatore di necropoli e di caverne, egli era ritenuto abitatore del mondo sotterraneo, e quindi dio dei morti ai quali assicurava vitto e buona sepoltura.; in sciacalli amano mutarsi i trapassati.
Come spiega Edicolaweb, Anubi è generalmente raffigurato come uno sciacallo nero dalla folta coda, o come un uomo dalla pelle nera con la testa di sciacallo. Lo sciacallo è solitamente in posizione sdraiata, accosciato con la testa levata.
La raffigurazione di Anubi nella grotta dell’Oklahoma è molto simile ad un’immagine dipinta su un papiro del Nuovo Regno, databile al periodo 1580-1090 a.C., ed oggi conservato presso la Biblioteca Nazionale di Parigi.
Esso appare in un quadro che raffigura il corso del sole e cammina al di sotto del trono cubico di Râ-Harakte. Tale forma di Dio solare raffigura un uomo dalla testa di falco, sovrastata dal disco solare e dall’ureo, il serpente sacro. Talvolta, infatti, si assimila Anubi al dio sole.

Adoratori di Mitra

Phil Leonard, esperto della Grotta di Anubi, in un’intervista rilasciata ad History Channel ha spiegato che le incisioni trovate nella grotta potrebbero essere state eseguite da antichi adoratori di Mitra e che la grotta sia stata progettata come un indicatore per gli equinozi.
Le Grotte di Anubi rappresentano le testimonianze meglio conservate dell’antico culto di Mitra, che ha attraversato tempo e distanze, dall’Impero Persiano fino a quello Romano. Il dio Sole Mitra era venerato in India prima del 2000 a.C..
Successivamente, il culto si diffuse in Persia e in Asia Minore, fino a diventare un dio ellenistico e romano, che fu adorato nelle religioni misteriche dal I secolo a.C. al V secolo d.C. Non è chiaro quanto vi sia in comune fra questi tre culti.
Le origini del culto mitraico nell’Impero Romano non sono del tutto chiare e sarebbero state influenzate significativamente dalla scoperta della precessione degli equinozi da parte di Ipparco di Nicea. Mitra sarebbe la potenza celeste capace di causare il fenomeno.
In ogni tempio romano dedicato a Mitra il posto d’onore era dedicato alla rappresentazione di Mitra nell’atto di sgozzare un toro sacro. Mitra è rappresentato come un giovane energico, indossante un cappello frigio, una corta tunica che s’allarga sull’orlo, brache e mantello che gli sventola alle spalle. Mitra afferra il toro con forza, portandogli la testa all’indietro mentre lo colpisce al collo con la sua corta spada.
Un serpente ed un cane sembrano bere dalla ferita del toro, dalla quale a volte sono rappresentate delle gocce di sangue che stillano; uno scorpione, invece, cerca di ferire i testicoli del toro.
Questi animali sono proprio quelli che danno nome alle costellazioni che si trovavano sull’equatore celeste, nei pressi della costellazione del Toro, quando durante l’equinozio di primavera il sole era nella costellazione del toro, periodo denominato Era del Toro.
Quando il mitraismo finalmente si diffuse tra i popoli celtici dell’Europa Occidentale e in Gran Bretagna, l’enfasi posta sulla raffigurazione di Mitra che uccide il toro fu molto grande. È interessante notare che la scultura del toro sulle rive del fiume Arkansas sembra riprodurre anche il sanguinamento, il ché da ulteriore credito alla teoria di Mitra.
Certamente rimangono molte domande senza risposta. Ammesso che i popoli celtici si siano spinti fino in Nord America, perchè costoro hanno ritenuto necessario raffigurare il dio Anubi assieme al dio Mitra? Sembra la raffigurazione di una sorta di passaggio di consegne tra divinità.
Inoltre, come esattamente l’antico popolo celtico ha raggiunto l’Oklahoma? Certamente, questa scoperta rafforza l’idea che i vichinghi, abili navigatori, abbiano raggiunto l’America del Nord secoli prima di Colombo.

domenica 7 febbraio 2016

El Mirador: la città segreta che anticipa di mille anni la comparsa dei Maya

Il sito risale al 600 a. C.: quasi mille anni prima dell’età classica dei Maya (250-900 d. C). Era la capitale sacra di una civiltà che poi i Maya tramandarono nei loro miti come il leggendario regno di Kan. Ampia 39 km quadrati, era la capitale che raggiunse 100 mila abitanti di un regno comprendente decine di città.
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[Focus] Nella giungla del Guatemala si trova la città Maya di El Mirador, capitale nel 600 a.C. del leggendario regno di Kan. La città era quasi una metropoli per l’epoca: 100 mila abitanti e una superficie di 39 chilometri quadrati.
Per i ricercatori le tracce di questa città sono importanti perché testimoniano che l’origine della civiltà Maya deve essere anticipata di un millennio rispetto a quanto pensato finora.
Il sito archeologico è raggiungibile solo dopo 3 giorni di cammino nella foresta, partendo dal villaggio di Carmelita. Quando è stata ritrovata, l’insediamento era completamente nascosto dalla foresta.
La città era un importante centro economico: El Mirador era collegata con molte altre città dell’area (in almeno 26 è stato ritrovato il simbolo dinastico del serpente del regno di Kan: il più vasto fra le antiche civiltà precolombiane) attraverso una rete di larghe strade ricoperte di calce bianca. Su di esse si muovevano uomini e merci: giada, alabastro, ossidiana, lana, ma anche cacao, mais e zucca.
Per i Maya questo sito era il mitico luogo delle origini, dove anche il re Pacal nel 638 pensava di andare dopo la sua morte, per ricongiungersi con tutte le altre divinità, poiché credeva di essere l’incarnazione del dio del mais.
El Mirador era piena di costruzioni di varie dimensioni. La più grande era la piramide chiamata “La Danta” (il tapiro) che con i suoi 800 metri di diametro basale (più di due campi da calcio) e i 72 metri di altezza (quasi 24 piani) è la prima al mondo per superficie (con un volume di 2,8 milioni di metri cubi) e la seconda in altezza dopo quella di Cheope in Egitto.
Ai piedi della piramide “La Danta” sono state trovate lame di ossidiana, fischietti e resti di tamburi. «Sono oggetti legati a riti» spiegano gli archeologi Paco Francisco López e Monica Chavarría. «Alla base dell’edificio stavano gli spettatori e i musici, e in cima i sacerdoti celebravano i riti. In particolari occasioni potevano essere sacrificate vittime umane».
Normalmente, però, si sacrificavano animali o si bruciava, come sostituto del cuore umano, un grumo di linfa dell’albero rosso di croton, il cui odore era gradito agli dèi.
La grande piramide fu costruita da migliaia di operai, fra il 300 e il 100 a. C. ed è un esempio di architettura triadica, cioè a 3 elementi: una cuspide centrale e due laterali più piccole che ricordano le stelle della cintura di Orione, simbolo della creazione celeste.
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I Maya, del resto, erano esperti osservatori di astri: per loro (come racconta il testo sacro “Popol Vuh”) la creazione era frutto dell’accordo fra le grandi forze divine del cielo e del mare. E avevano un nutrito Pantheon di dèi e leggende, che raccontano temi a volte simili a quelli delle antiche civiltà occidentali.
Gli dèi ispiravano un timore reverenziale alimentato da sculture che li rappresentavano come mostri minacciosi, con fauci spalancate e artigli: se non si placavano con i sacrifici, si sarebbero vendicati e l’ordine naturale ne sarebbe stato sconvolto. Per i Maya, infatti, nel creato ogni cosa aveva il suo posto e, se l’equilibrio non veniva turbato, la pace e la prosperità sarebbero durate a lungo .
«Chi regnava su questa città non era un “primitivo” che viveva in una capanna, ma un sovrano paragonabile a Ramsete II d’Egitto» racconta Richard Hansen, antropologo dell’Università dell’Idaho (Usa), che ha lavorato agli scavi.
accademia delle scienze

FUOCHI FATUI: “LUCI FANTASMA” TRA SCIENZA E LEGGENDA

Piccole fiammelle azzurre che spuntano improvvisamente dal nulla. I “fuochi fatui” animano da sempre leggende e credenze in tutto il mondo. Sebbene la scienza abbia trovato qualche risposta, l'origine del fenomeno è tutt'altro che chiarita.

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[Accademia delle Scienze] In tutto il mondo si narrano leggende su strane luci spettrali osservate dai viaggiatori nel cuore della notte.
Le apparizioni si mostrano come bizzarre fiammelle solitamente di colore blu che si manifestano a livello del terreno in particolari luoghi come i cimiteri, le paludi e gli stagni nelle brughiere.
Il fenomeno è conosciuto con una varietà di nomi: in italiano sono noti come “fuochi fatui”, nome che mira più a descrivere il modo in cui si manifesta il fenomeno, mentre nei paesi anglosassoni, sono conosciuti come “Will-o’-the-Wisp”, oppure “Jack-o’-lantern”, in base alla leggenda cui fanno riferimento.
Anche la scienza si è interrogata sul fenomeno. Benché non esistano prove sulla reale esistenza dei fuochi fatui in natura, sono state avanzate diverse teorie, tra cui quella quella sull’ossidazione del fosfano e metano, prodotto dalla decomposizione anaerobica del carbonio organico, che può provocare una luce splendente dovuta a chemiluminescenza.
Tuttavia, come riporta l’Enciclopedia del CICAP, l’origine del fenomeno è tutt’altro che chiarita.

Leggende in tutto il mondo

Le leggende che riguardano i fuochi fatui sono davvero tantissime e riportate in tutto il mondo, anche se quelle meglio attestate si tramandano nel folklore inglese e in gran parte di quello europeo.
I racconti britannici si somigliano un po’ tutti e sottolineano l’aspetto malefico della luce in sé o di chi la porta con sé. Quelli più noti sono quelli di “Will-o’-the-Wisp”, o “Jack-o’-lantern”.
Il termine Will-o’-the-Wisp si basa sul racconto di fabbro malvagio di nome Will, il quale, giunto alla fine dei suoi giorni, ebbe da San Pietro la possibilità di redimersi. Essendone incapace, fu condannato a vagare sulla Terra per sempre, con in mano un carbone ardente per scaldarsi.
Fedele alla sua malvagità, Will si serviva del carbone luminoso per attirare in trappola gli ignari viaggiatori che notavano la luce, conducendole in fitte foreste e terribili paludi dalle quali non riuscivano più ad uscire.
La leggenda di Jack-O’-Lantern, invece, risale all’Irlanda. La storia racconta dell’alcolizzato Jack che fu anche lui costretto a vagare per l’eternità con una lanterna in mano, in quanto escluso sia dal Paradiso che dall’Inferno, non solo per la sua vita immorale, ma anche per aver addirittura tentato di ingannare il diavolo.
Nell’Europa continentale, le luci vengono associate allo spirito dei defunti, alle fate o ad altri esseri soprannaturali che cercano di far perdere il sentiero agli ignari viaggiatori. Altre volte, si ritiene che le luci notturne siano gli spiriti dei bambini non battezzati o nati morti, i quali, non potendo accedere né al paradiso, né all’inferno, volano sospesi nel limbo.
Storie simili si narrano in nord Europa. In Svezia, ad esempio, la leggenda vuole che il fuoco fatuo sia l’anima di una persona non battezzate che attira i viaggiatori verso l’acqua, nella speranza di riceve il battesimo.
In Danimarca e Finlandia, invece, il fuoco fatuo era associato alla presenza di un qualche tesoro sepolto nelle profondità del terreno o di una palude.
Anche l’Asia conosce numerose leggende associate a questi enigmatici fuochi notturni. Nel folklore giapponese sono conosciuti come Hitodama, letteralmente “sfera di spirito”.
Sono le anime delle persone morte da poco e appaiono come piccole sfere luminose di colore blu pallido o verdastro con una piccola coda, generalmente nei cimiteri e soprattutto in estate. Sarebbe talvolta possibile osservarle accanto a persone gravemente malate come manifestazione dell’anima che lascia gradualmente il corpo.
Altri tipi di fuochi fatui presenti nella tradizione giapponese sono gli onibi(fuochi demoniaci), originari della tradizione cinese dove sono noti come guǐhuǒ, che accompagnano le manifestazioni di esseri spirituali di origine non umana, accusati di attirare i viandanti lontano dal sentiero per farli perdere nel bosco.
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Tentativi di spiegazione scientifica

Il primo tentativo di spiegare scientificamente le cause dei fuochi fatui è da attribuire al fisico italiano Alessandro Volta, il quale, nel 1776, scoprì il metano.
Egli propose che alcuni fenomeni elettrici naturali, come i fulmini, potrebbero interagire con i gas prodotti dalla palude producendo il noto fuoco fatuo.
Molti scienziati sposarono la tesi di Volta, che però fu presto messa in discussione dato che le testimonianze non accennavano a condizioni meteorologiche favorevoli ai fulmini, riportavano assenza di calore e lo strano comportamento del fuoco fatuo che sembra retrocedere quando avvicinato da qualcuno.
Tuttavia, l’apparente ritiro del fuoco fatuo poteva essere facilmente spiegato con lo spostamento dell’aria generato da oggetti in movimento in prossimità del fenomeno e la conseguente dispersione dei gas. La tesi fu dimostrata con una serie di esperimenti prodotti nel 1832 da Louis Blesson.
Nella scienza moderna, è generalmente accettati che la maggior parte dei fuochi fatui sono causate dall’ossidazione di fosfina (PH3), difosfano (P2H4) e metano (CH4). Queste molecole, prodotte dalla decomposizione organica, a contatto con l’ossigeno possono provocare emissione di fotoni.
Un tentativo di replicare un fuoco fatuo in laboratorio fu tentato nel 1980 dal geologo britannico Alan A. Mills dell’Università del Leicester.
Lo scienziato riuscì a produrre una nube incandescente fredda mescolando fosfina, greggio e gas naturale, ottenendo una luce di colore verde, ma anche una copiosa quantità di fumo acre, fattore in contrasto con la maggior parte delle testimonianze oculari di fuoco fatuo.
Lo stesso Mills, in uno studio prodotto nel 2000, propose che i fuochi fatuo fossero “fiamme fredde”, ovvero aloni luminescenti precombustione che si verificano quando vari composti sono riscaldati appena sotto il punto di accensione.
Nel 2008, i chimici italiani Luigi Garlaschelli e Paolo Boschetti hanno replicato gli esperimenti di Mills segnando qualche progresso. La luce era ancora verdastra, ma regolando le concentrazioni di gas e le condizioni ambientali (temperatura e umidità) è stato possibile ridurre il fumo e l’odore a livelli non rilevabili. [Accademia delle Scienze].

venerdì 5 febbraio 2016

Obama, scie chimiche e la folle scienza genocida di Holdren

Scie chimiche ed ecologismo manicomiale, John Holdren e Barack Obama. In America se ne parla liberamente. Ma, nella colonia Italia, bocche rigorosamente cucite.

 Ne parla persino il consigliere scientifico di Obama. Da 15 anni negli Stati Uniti, ed anche in Italia, colonia degli Usa a tutti i livelli, vengono effettuate nei cieli irrorazioni di sostanze altamente velenose. Mentre questi apprendisti stregoni provano a cambiare il clima, avvelenano e ammalano la gente che vive in superficie. Da dove sono usciti questi assassini? Da sotto terra? Respirano con polmoni o con branchie? Sono del tutto umani coloro che avvelenano il pianeta e non si preoccupano delle conseguenze? John Holdren non è per niente uno stinco di santo. Ma quanto ad autorevolezza non è certo sguarnito. Parliamo dell’uomo scelto da Obama come Director of the White House Office of Science and Tecnhology Policy. In una pubblica intervista del 15 novembre 2011 ha candidamente ammesso, come nulla fosse, che il governo americano da 15 anni sta irrorando i cieli d’America e d’Europa, specie Italia, viste le tante basi aeree, a favore della geoingegneria e della manipolazione climatica.

Irrorazioni cariche di danni e di pericoli, con notevoli influenze sulla qualità delle coltivazioni e della nostra salute. La scienza, la meteoreologia e i media di regime fanno passare queste scie come semplici scie di condensa. Spiegazioni strane e assurde Il fisico John Holdren, consulente di Obamavisto che le scie di condensa si formano solo nel 2% dei casi e seguono determinate leggi fisiche, riassumibili in 3 condizioni che sono: quote superiori a 8000 metri, umidità relativa non inferiore al 70%, temperatura non inferiore ai -40°C. Le scie chimiche sono molto lunghe e persistenti, a differenze delle scie di condensa, e permangono nell’aria per molte ore. Gli aerei coinvolti non sono di linea e non portano contrassegni, si incrociano nei voli e non vengono segnalati dai radar. Ricercatori, scienziati e singoli cittadini hanno effettuato analisi chimiche dei terreni, delle polveri e delle acque.
Si è accertata la presenza in cielo e sul suolo di bario, alluminio, calcio, potassio, torio, magnesio, quarzo, bario, tutte sostanze atte a coadiuvare la geo-ingegneria e le onde elettromagnetiche emesse dal sistema Haarp, le cui funzioni sono molteplici e alquanto discutibili. Temi scomodi che spesso vengono etichettati come teorie complottiste, o meglio come teorie da complottologhi, ignorate del tutto dai nostrimedia nazionali, mentre paradossalmente nell’America imperialistica autrice dei misfatti se ne parla come si trattasse di una banale partita di rugby. John Holdren, oltre che maggiore consulente scientifico di Obama, è co-autore di un libro del 1977 dove invoca la formazione di un “regime planetario” dotato di una “forza di polizia mondiale” per far rispettare le misure totalitarie di controllo della popolazione, compresi aborti forzati, programmi di sterilizzazione di massa condotti attraverso cibo e acqua, e altre cose aberranti.
I concetti illustrati nel libro di Holdren, “Ecoscience”, del 1977, scritto insieme ai colleghi Paul Ehrlich e Anne Ehrlich, sono così sconvolgenti che il rapporto Front Page Magazine del febbraio 2009 sul tema è stato respinto come stravagante e imbarazzante. La faccenda è quanto mai premonitrice perché Holdren e i suoi colleghi sono ora in prima linea negli sforzi volti a combattere il “cambiamento climatico” attraverso programmi altrettanto folli incentrati sulla geoingegneria del pianeta. Holdren ha recentemente sostenuto “progetti di geoingegneria su vasta scala volti a raffreddare la Terra”, come “sparareChemtrailsparticelle inquinanti in atmosfera per riflettere i raggi del sole”, che come molti hanno sottolineato sta già avvenendo attraverso le “chemtrails” (scie chimiche, per l’appunto).
“Ecoscience” parla di una serie di modi in cui la popolazione mondiale potrebbe essere ridotta per la lotta contro ciò che gli autori vedono come la maggiore minaccia per la specie umana, la sovrappopolazione. In ogni caso, le proposte sono formulate con una sobria retorica accademica, ma la raccapricciante consistenza di quello che Holdren ed i suoi co-autori sostengono è chiara. Tali proposte comprendono: 1) Sterilizzazione forzata della popolazione aggiungendo farmaci al cibo e alle acque, 2) Aborti forzati, 3) Stacco forzato dei figli dalle famiglie irregolari, 4) Applicazione delle regole draconiane tipo cinese con pesanti penalizzazioni verso il secondo figlio, 5) Istituzione di una forza di polizia mondiale a sostegno delle misure appena citate.
Holdren e i suoi co-autori ritengono che la crisi demografica sia così grave da “mettere a rischio la società”. Arrivano a sostenere che le madri single dovrebbero vedere i loro bambini portati via dal governo, oppure potrebbero essere costrette ad aborti. Speculano su soluzioni inconcepibilmente draconiane per quella che loro avvertono come una crisi di sovrappopolazione. Ma ciò che è particolarmente preoccupante è che Holdren non si è limitato a fare proposte orripilanti tipo strappare bambini dalle braccia delle loro madri e portarli via, o costringere le donne ad avere aborti, che lo vogliano o no. Irrorazione del cieloQuello che più scandalizza è il modo compassato, spigliato ed impudente col quale egli presenta le sue schizofreniche soluzioni.
Il mondo si scandalizzò per i giochini erotici di Bill Clinton all’interno dello Studio Ovale con la sua segretaria Monica Lewinsky. Giornali e televisioni ne parlarano per mesi e per anni, scandalizzati per delle cose tutto sommato banali. Niente si dice invece su questi abominevoli piani che trasformano la Casa Bianca non più in un innocente postribolo presidenziale, ma in una casa diabolica dove vengono intessute le più aberranti trame contro l’umanità intera. Altro che Khomeini, altro che Kim Jong e Corea del Nord, altro che Saddam e Gheddafi, giustiziati per cose assai meno infami. John Holdren prevede una società in cui il governo impianti una capsula per la sterilizzazione a lungo termine in tutte le ragazze non appena raggiungono la pubertà, che poi devono chiedere il permesso ufficiale di rimuovere temporaneamente la capsula e avere la possibilità di avere una gravidanza in un momento successivo. In alternativa, vuole una società che sterilizzi tutte le donne che hanno due figli. Che tipo di società infernale ha in testa questo losco individuo?
Le persone corrette e dignitose, sarebbero lasciate tranquille, continua Holdren, ma coloro che “contribuiscono al deterioramento della coesione sociale” potrebbero essere “costrette ad esercitare la responsabilità riproduttiva”, che potrebbe significare soltanto una cosa, aborto coatto o involontario, sterilizzazione. Che alternativa sarebbe forzare la gente a non avere figli? Possono essere piazzati monitor governativi nelle camere da letto delle persone irresponsabili per garantire l’uso dei preservativi? Porteremo di nuovo la cintura di castità Ma che follia è mai questa? “Deterioramento sociale”? Holdren sta seriamente suggerendo che alcune persone contribuiscono al degrado sociale, più di altri, e quindi dovrebbero essere sterilizzate o costrette ad abortire, per impedire loro di riprodursi? Non è questa eugenetica, pura e semplice? Qui andiamo oltre Il boia nazista Josef Mengelealle bestialità del dottor Josef Mengele (1911-1979). Esistono gli estremi per ricoverare il professor Holdren in una clinica psichiatrica, con tanto di camicia di forza.
Si è squarciato l’ultimo velo. Ci si aspetta che noi cediamo volontariamente la sovranità nazionale a un regime di tipo militar-sanitario che sarà armato e avrà la capacità di agire come una forza di polizia. Polizia internazionale pronta a far rispettare le nuove leggi con le armi. Vaccinazioni obbligatorie, obbligatorio controllo delle nascite, e controllo furibondo di tutte le attività economiche. Il bello è che Holdren non la mette sul piano delle battute ironiche e provocatorie. Sostiene le sue teorie in modo dannatamente serio. Ed è, non dimentichiamolo per un solo attimo, responsabile della scienza e della tecnologia degli Stati Uniti, il paese che ci manovra e ci dirige a bacchetta. «Siamo di fronte a una catastrofe globale, la sovrappopolazione, che deve essere risolta a tutti i costi entro il 2000». Questo scriveva Holdren nel 1977, pensando che fossimo in bilico sull’orlo di una catastrofe globale, e che fosse necessaria l’attuazione di regole fasciste per evitare l’imminente disastro.
È importante sottolineare che John Holdren non ha mai preso pubblicamente le distanze da se stesso, da una qualsiasi di queste posizioni, pur avendo avuto 32 anni a disposizione per farlo, da quando il libro è stato pubblicato per la prima volta. Occorre anche sottolineare che queste non sono solo le opinioni di un essere disumano. Sono opinioni che riecheggiano quelle sostenute da numerose altre personalità di spicco della politicaamericana, del mondo accademico e del movimento ambientalista da decenni. Si consideri il fatto che gente come David Rockefeller, Ted Turner, e Bill Gates, tre uomini che hanno legami con il movimento eugenetista integralista, di recente si sono incontrati con altri miliardari filantropi a New York per discutere di “come la loro ricchezza potrebbe essere utilizzata per rallentare la crescita della popolazione mondiale”, come riportato dal quotidiano londinese “Times”. Ted Turner ha pubblicamente sostenuto scioccanti programmi per laTed Turnerriduzione della popolazione che dovrebbero abbattere la popolazione umana di uno sconcertante 95%. Ha anche chiesto, in stile comunista, la politica del figlio unico da parte dei governi in Occidente.
Naturalmente, Turner non segue affatto il suo stesso regolamento su come tutti gli altri devono vivere la loro vita, avendo cinque figli e possedendo non meno di 2 milioni di acri di terra. Nel terzo mondo, Turner ha contribuito letteralmente alla riduzione di miliardi di individui attraverso i programmi delle Nazioni Unite, aprendo la strada a persone del calibro di Bill Gates, di Melinda Gates e di Warren Buffett. Gates padre, top eugenista, è stato a lungo uno dei principali membri del Consiglio di Amministrazione di Planned Parenthood). Rallentare la crescita della popolazione del mondo e migliorarne la salute sono due concetti inconciliabili per l’élite. Elitari come David Rockefeller non hanno alcun interesse a “rallentare la crescita della popolazione mondiale” con metodi naturali. Il loro ordine del giorno è radicato nella pseudo-scienza eugenetica. Essi puntano a un semplice abbattimento dell’eccedenza di popolazione attraverso mezzi draconiani, con tutti i metodi e in tutte le salse possibili ed immaginabili.
L’eredità di David Rockefeller non è derivata da una ben intenzionata “filantropica” voglia di migliorare la salute nei paesi del terzo mondo, ma è nata da una spinta Malthusiana per eliminare i poveri e quelli considerati inferiori dal punto di vista razziale, con la giustificazione del darwinismo sociale. Come documentato nel film “Endgame” di Alex Jones, Rockefeller padre, John D. Rockefeller, ha esportato l’eugenetica in Germania dalla sua origine in Gran Bretagna, finanziando l’Istituto Kaiser Wilhelm che poi sarebbe diventato un pilastro centrale dell’ideologia nazista della super razza del Terzo Reich. Dopo la Bill e Melinda Gatescaduta del nazismo, importanti eugenetisti tedeschi sono stati protetti dagli alleati in modo che la parte vincente potesse beneficiare di più della loro “esperienza” nel mondo del dopoguerra. La motivazione per l’attuazione di misure drastiche di controllo della popolazione è cambiata per soddisfare le mode e le tendenze contemporanee. Ciò che una volta era mascherato come preoccupazione per la sovrappopolazione è tornato sotto le spoglie del cambiamento climatico e del movimento per il riscaldamento globale.
Quello che non è cambiato è il fatto che nella sua essenza, questo rappresenta nient’altro che l’arcana pseudo-scienza dell’eugenetica prima costruita dagli Stati Uniti e dall’élite britannica alla fine del 19 ° secolo, e poi abbracciata dal leader nazista Adolf Hitler. Nel 21° secolo, il movimento eugenetista ha cambiato identità ancora una volta. Tutto verte sulle emissioni di carbonio e sull’idea l’idea che avere troppi figli o godere di un certo standard di vita stia distruggendo il pianeta attraverso il riscaldamento globale. Si crea così l’alibi e il pretesto per regolare e controllare in modo dittatoriale e disumano ogni aspetto della nostra vita. Il fatto che il principale consulente scientifico del presidente degli Stati Uniti, un uomo con il dito sul polso della politica ambientale, sostenga la sterilizzazione di massa degli attraverso la catena alimentare e la fornitura di acqua è qualcosa di terrificante, Valdo Vaccarodegna di futuristico e fantascientifico film horror. Ideologia diabolica vestita da movimento ecologico ed ambientalista. Ambientalista di nome ma criminoso e manicomiale di fatto.
Solo portando alla luce gli sconvolgenti piani di controllo sulla popolazione di Holdren possiamo veramente segnalare alle persone gli orrori che l’élite ha previsto per noi attraverso il controllo della popolazione, la sterilizzazione e i genocidi. Programmi di abbattimento che sono già in corso. Un presidente di Stato si valuta attraverso la scelta dei suoi massimi collaboratori. Obama si è distinto non solo andando a pescare nel torbido questo scienziato pazzoide che da noi, anche col peggior parlamento possibile sarebbe stato mandato in casa di cura, ma anche per altre scelte deliranti, come quella dell’avvocato Michael Taylor alla direzione del Food Safety Working Group (Codex Alimentarius americano), un Azzeccagarbugli legato alla Fda e alla Monsanto, come segnalato nella mia tesina “I magna-magna planetari dell’avvocato Taylor” del 10/5/09.
(Valdo Vaccaro, estratti da “Scie chimiche ed ecologismo manicomiale, John Holdren e Barack Obama” dal blog di Vaccarodel 12 agosto 2013).

martedì 2 febbraio 2016

Misteri Bulgari – Strandzha e la tomba di Bastet

Le misteriose storie che circolano in alcune zona balcaniche della Bulgaria, Romania e Serbia hanno un fascino particolare e presentano strane similitudini.

 Questi racconti sono così fantasiosi da sembrare trame di film di fantascienza; ciò che li contraddistingue però è la presenza di  riscontri e prove tangibili che dimostrano un fondo di verità. In tutti questi racconti si intrecciano archeologia, servizi segreti, fantascienza e paranormale. Ci sarebbe abbastanza materiale per una serie di puntate di X files. Personalmente ho già scritto del caso Tsarichina in Bulgaria e, per chi desidera, in rete si possono trovare  informazioni su strani accadimenti neiMonti Bucegi (Romania). In questo articolo tratterò della misteriosa area  di Strandzha in Bulgaria. Ciò che riporterò in questo documento è il risultato di molte ricerche e devo dire che ho incontrato molte difficoltà in particolare per il fatto che quasi tutto il materiale è redatto in Bulgaro e solo in parte in un inglese molto approssimativo, mi auguro di avere interpretato correttamente il materiale consultato.

Strandzha è una località ai confini della Turchia anticamente abitata dai Traci che erano secondo Erodoto un popolo numerosissimo e potente. I dintorni di Strandzha sono ricchissimi di reperti archeologici che in gran parte non sono ancora stati riportati alla luce. “Tra i miti e le leggende di cui sono piene le montagne di Strandzha, forse la più misteriosa è la storia di una necropoli della dea Egiziana Bastet. La tradizione dice che chiunque disturbi la pace della Dea sarà colpito dalla sua maledizione.”  Si racconta nel libro di Mutafchiev  “Homo sapiens le origini dell’homo sapiens”.
Bastet
Malko Tarnovo è l’unica città nella parte Bulgara delle montagne Strandzha; conta più o meno 3000 abitanti e si trova a 10 km dal confine turco. In questo luogo sembra di essere in un universo parallelo. In Strandzha il tempo pare seguire regole diverse. Le antiche credenze pagane non sono mai state completamente superate e la cristianità  non è riuscita a fare breccia completamente nei cuori degli abitanti locali, così a Malko Tarnovo si trova una chiesa ortodossa una cattolica e alcune protestanti. In questa miscellanea di religioni, c’è  chi continua a credere alla leggenda che sulle pendici del monte sia nascosto un sarcofago egizio recanti incisi importati segreti che riguardano il genere umano. Si tratterebbe della misteriosa tomba della dea egiziana Bastet che secondo la tradizione porterebbe con se addirittura dei messaggi alieni e chissà cosa ancora.

Misteriosi scavi a Strandja nel 1981

La cima di Glyamo Gradishte che si dice sembri ad una piramide
La cima di Glyamo Gradishte che si dice sembri ad una piramide
Era  l’anno 1981 e Todor Zhivkov era a capo indiscusso della nazione Bulgara; sua figlia ricopriva la duplice carica di ministro della cultura e membro del più alto organo del partito: il politburo. In quello stesso anno erano in corso le celebrazioni per commemorare il 1300° anniversario dello Stato bulgaro ed erano state stanziate ingenti somme per le celebrazioni con organizzazioni di fastosi eventi. Nella primavera dello stesso anno vicino alle recinzioni che delimitavano il confine con la Turchia, nei pressi di Malko Tarnovo  ebbe inizio una spedizione segreta e misteriosa allo scopo di ricercare la tomba della Dea Bastet e delle sue immense ricchezze. Secondo alcuni tutto era partito da un misterioso ricercatore di tesori, un “archeologo nero” di nome Mustafà che era entrato in possesso di una specie di  mappa scritta su una pelle di animale. Su di essa erano raffigurati disegni incomprensibili, forme geometriche e caratteri sconosciuti. Il proprietario della pergamena aveva interpretato queste raffigurazioni come la rappresentazione del tesoro nascosto sulle montagne Strandzha, che si sarebbe trovato nella tomba di Bastet, la dea egiziana con la testa di gatto.
Bastet
(ndr La dea Bastet, il cui nome significa “Signora delle bende”, è fra le più importanti deità delle antiche religioni ed è stata raffigurata originariamente da un corpo femminile con la testa di gatto e nei secoli seguenti, con la sua diffusione geografica semplicemente come un gatta. Nella sua definizione religiosa la dea ha un aspetto luminoso che irraggia un benefico calore ed è venerata per la sua potenza, bellezza e agilità. In Egitto dove probabilmente ebbe origine questo mito la dea Bastet era considerata anche l’occhio che il dio Ra usava per sterminare i nemici in battaglia, successivamente e nel tempo la devozione a Bastet dall’Egitto si estese seppur con molte traformazioni e nomi diversi in Grecia, a Roma e appunto nell’area balcanica). Egli iniziò a cercare qualcuno che potesse aiutarlo a  decifrare la scrittura sconosciuta sulla mappa, e la sua ricerca lo portò a interfacciarsi  con  l’Accademia Nazionale. Da li il documento arrivò a Lyudmila Zhivkova che ne rimase molto colpita.  Secondo Krusty Mutafchiev consigliere di Lyudmila, nessuno era in grado di leggere quell’antica scrittura. Così si cercò aiuto presso la famosa veggente e profetessa cieca Vanga. C’è chi invece sostiene che Lyudmila Zhikova durante i suoi studi di specializzazione ad Oxford negli anni 70, abbia avuto contatti con un alto rappresentante dei servizi segreti britannici, che l’avrebbe informata di alcuni rilevamenti fatti con sistemi ad onde sul territorio bulgaro. Questi studi avevano portato alla scoperta di una vera e propria cavità aperta di origine naturale  in Strandzha. Tornata in Bulgaria Lyudmila avrebbe incaricato il capo dei beni culturali Krusty Mutafchiev di organizzare una spedizione a Strandzha per trovare quel posto misterioso. Nel frattempo Mustafa aveva consegnato la misteriosa pergamena a Vanga per chiedere il suo parere. La mappa era poi arrivata nelle mani della nipote di Vanga, Krasimira Stoyanova, che l’avrebbe consegnata a Lyudmila Zhivkova raccontandole una storia misteriosa che in parte coincideva con quanto sostenuto dal rappresentante del Mi6.
foto della famosa veggente bulgara Vanga 
Foto della famosa veggente bulgara Vanga
Indipendentemente da quale sia la versione più attendibile, dopo che Vanga venne  a contatto con la mappa, raccontò questa strana storia. “La mappa indica la posizione della città nella quale si trova  la tomba di una donna che tiene in mano uno scettro di materiale extraterrestre. Intorno ad esso sono sparse immense ricchezze: oro, oggetti e armi. Molto molto tempo fa esseri magri e alti con i capelli neri arrivarono dalle acque dell’Egitto, schiavi, soldati e  comandanti. Con loro portarono il sarcofago di granite nero che  portava iscrizioni in un linguaggio incomprensibile. Una notte di buio e silenzio totale, la bara fu sotterrata nella terra e riempita con una grande quantità di terra.  E gli schiavi e tutti quelli che presero parte alla sepoltura del sarcofago furono uccisi per  preservare il segreto di dove si trovava la tomba, fino a che fosse arrivato il tempo perché il segreto della tomba potesse  essere svelato alle persone. Questo  messaggio millenario per l’umanità  ha un  valore inestimabile. Il principale valore non è il sarcofago ma quello che esso dice. Esso descrive la storia del mondo e copre duemila anni nel passato fino ai giorni nostri e il futuro dei prossimi duemila anni.”

Secondo la leggenda, il sarcofago conterrebbe i resti di Bastet; una principessa Tracia locale, una semidea  con la testa da gatto per metà umana  che era finita nell’antico Egitto.

La sua ultima volontà fu di essere seppellita nella sua città natale. La tomba fu costruita nel VIII d.C., fu seppellita a 6 mt. di profondità  e poi riempita di tonnellate di terra  e rocce per nasconderla. Vanga disse  che la dea seppellita teneva nelle sue mani incrociate sul petto  lo scettro che irradiava nello spazio un invisibile raggio di energia. La veggente avvisò Zhivkov circa il pericolo del disturbare la dea, inoltre disse che ogni anno alla notte del 5 maggio, quando cade nel terreno il primo raggio  del sole e la prima luce della luna sul sito della sepoltura avvenivano fenomeni miracolosi. Secondo Vanga nella zona della sepoltura c’era una strada che passava vicino al santuario del tempio, la veggente tramite le sue visioni lesse simbolo dopo simbolo per cercare di trovare le indicazioni che permettevano di arrivare fisicamente alla tomba. Il primo era una roccia sul quale era scolpito un cane un’aquila e le quattro direzioni del mondo (assi universali?).
Tutta questa   misteriosa  storia raccontata  da  Vanga è riportata  in dettaglio nel libro “L’origine dell’Homo sapiens” di Krystju Mutafchiev. Per quanto riguarda la pergamena, Krystju Mutafchiev pensava che si trattasse di una mappa del cielo nella costellazione d Cepheus. Era sicuro che la vera tomba si trovasse nello spazio e che a Strandja esistesse solo una controparte speculare  terrestre. Secondo il documento  era costituita da una  stanza segreta, una stanza regolare con  un’entrata ellittica.
foto che ritrae Lyudmilla  Zhivoka
Lyudmilla  Zhivoka
Gli avvertimenti di Vanga però  ebbero il solo effetto di  eccitare la curiosità di  Lyudmila Zhivoka.  Lyudmila era abbastanza conosciuta per la sua passione per l’occulto e i misteri, ed  fu molto affascinata da tutte quelle storie  e decise comunque di organizzare  una spedizione alla misteriosa Strandja, una zona pattugliata pesantemente dalle truppe di confine, scarsamente  popolata.  Non poteva  mettere a conoscenza ne il ministro dell’interno Dimitar Stoyanov ne i servizi segreti . Il suo uomo di fiducia Krastev Mutafchieva organizzò immediatamente una spedizione composta da cinque membri  per fare delle ricerche nell’area. Del team  facevano  parte la nipote di Vanga Krasimira Stoyanova, (che divenne poi dipendente della commissione cultura) l’archeologa  Ilya Prokpov (che divenne poi drettore del NIM) il  giornalista investigativo Tseko Etropolski e il pilota Ivan Nikolov. Si dice che ci fosse un sesto uomo  chiamato Geroge Пантов  ingegnere capo della miniera “Mladenovo”  nei pressi di Malko Tarnovo.
La spedizione fu preparata in completa  segretezza , aiutati dal fatto che l’area di ricerca si trovava in una zona di confine con accesso limitato.  La spedizione arrivò nella città di Malko Tarnovo il 4  aprile, esattamente   a 6 km da Malko Tarnovo e a 1,5 km dal posto di blocco doganale con la Turchia. Nei pressi della zona pesantemente  fortificato di confine bulgaro turco.  Nonostante la pioggia torrenziale  i ricercatori raggiunsero  il dirupo  mostrato nella vecchia mappa e accesero il fuoco per asciugarsi e aspettare  il sorgere del sole.  All’alba il sole non era ancora apparso sul dirupo. Essi videro  una rocca con  tre “cerchi solari” scolpiti su essa disposti  in  forma di triangolo rovesciato, la pietra era in piedi su un prato dell’altopiano.
cerchi solari scolpiti nella roccia
cerchi solari scolpiti nella roccia
Quando il primo raggio del sole inizio a muoversi giù  dalla cima del dirupo e allo stesso tempo da sinistra a destra, sequenzialmente  si illuminarono i circoli solari descrivendo un triangolo di luce. Andò avanti così per una ventina di minuti dopo i quali l’intera roccia fu bagnata dal sole. I membri della spedizione furono eccitati tutto il giorno  per l’accaduto e discussero  su quanto avevano visto provando a determinare se si fosse trattato di un fenomeno casuale  o meno. E erano in attesa di vedere se la notte presentava una ulteriore sorpresa  con l’apparire  della luna  la sorella del sole.
Venne la sera e ancora prima dell’arrivo del buio inizio una forte pioggia. Non appena fece buio i ricercatori si ritrovarono ancora una volta in piedi davanti alla roccia. Il cielo si schiarì gradualmente e attorno alle nove inizio lo spettacolo. Non si sa come ma sulla roccia era arrivato il raggio di luna e come il sole sempre dall’alto verso il basso e da sinistra a destra tutta scavata  nei circoli della roccia e scomparve. I membri della spedizione rimasero immobili  a fissare chiedendosi cosa potesse significare . Poi cominciò l’incredibile. La parete di roccia di fronte alla quale si trovavano i ricercatori improvvisamente  si illuminò l’interno divenne come lo schermo in bianco e nero di una tv  e apparve l’immagine di due figure. Uno era un uomo anziano vestito in una lunga tunica. Nella mano destra tesa il vecchio teneva un oggetto rotondo. Più in altro alla destra sopra di lui c’era la figura dome di un faraone come viene comunemente raffigurato, un giovane uomo seduto su un trono.  Per piu di venti minuti i partecipanti alla spedizioni rimasero incantati da quella visione che poi a poco a poco sbiadì  e tutto  tornò buio. (ndr Krasimira Stoyanova sosteneva che non fosse stato il 10 aprile bensi  il 5 maggio). Mutafchiev disse che lui e i suoi colleghi rabbrividirono di terrore e furono incapaci di muoversi  finchè  le immagini  non sparirono. Poi  tornarono in fretta alla città vicino al confine. Quando ritornarono da Vanga e gli raccontarono l’avvenuto lei li rassicurò che  erano solo delle proiezioni olografiche, grandi uomini di un’altra civilizzazione distanti anni luce da noi. Qualche cosa appariva sempre alla notte o in  certi specifici  giorni durante l‘anno.
Lliya PetkovIl primo segretario del partito comunista di Obk nel  Malko Tarnovo,  aiutò con la parte organizzativa e logisctica, fornendo le  macchine per movimento terra e gli alloggi, ma gli fu detto di stare in disparte e non discutere  delle  ragioni della spedizione. L’intera operazione fu condotta in tale segretezza che il noto archeologo Alexander Fol che si trovava poco distante lavorando con i suoi studenti agli scavi della tomba Tracia a Mishkova Niva,  venne a sapere cosa era successo  solo anni dopo.
Resti della tomba di Mishkova Niva
Resti della tomba di Mishkova Niva
Secondo lui e la  moglie Valeria Fol, quello che avvenne  a Malko Tarnovo era molto di più che una  spedizione alla ricerca di un tesoro. Essi si aspettavano di trovare degli artefatti  da poter dare a terzi per essere venduti.
La settimana seguente al misterioso avvistamento, i ricercatori ritornarono sulla collina per iniziare gli scavi, equipaggiati con tutta la tecnologia e i mezzi necessari. Ma essi non si consultarono con Vanga  e fecero detonare l’entrata della caverna. Qualsiasi cosa fosse la distrussero. C’era una iscrizione dentro che fu anch’essa distrutta. Secondo una versione non confermata dopo l’esplosione dell’entrata, si trovarono in un’altra caverna più profonda, chiusa da una elaborata pietra rettangolare.  Nel tunnel furono trovate  delle maniglie di ferro arrugginite degli strumenti e una puleggia..   A parte questo il gruppo trovo un cancello che conduceva ad un profondo tunnel scavato nella montagna. Trovarono due pietre di granito nero sulle quali erano scolpiti  profili di uomini, e un poliedro di 12 lati. Gli archeologi  ritenevano che si trattasse di materiale di valore e che fosse una specie di  sistema per memorizzare  dei dati come al giorno d’oggi possono essere i microchip.  I reperti furono  immediatamente inviati alla ex DDR per essere analizzati, che fine fecero e quale fu il risultato dello studio non è chiaro visto che tutti i documenti di quel tempo furono strettamente classificati . Il gruppo continuò a scendere e trovò un’altra cosa interessante. Circa due metri dopo l’entrata  trovarono  un buco a forma di cerchio nel pavimento, era una specie di pozzo riempito con pietrisco. Sulle rocce del Monte Gradiste essi trovarono strane frecce che indicavano direzioni e segni che sembravano indicazioni in un antica scrittura identiche a quelle che erano riportate nella vecchia  carta pergamena. Oggi si crede che in Strandja furono trovati dei resti  e altri manufatti che sono conservati in grande segreto da qualche parte ma che difficilmente torneranno alla luce.
Nonostante la segretezza del progetto, qualche  informazione sugli strani ritrovamenti arrivarono alle orecchie del servizio di sicurezza dello stato e essi presero gli oggetti sotto il loro controllo. Per molto tempo l’area fu transennata dai militari e un ufficiale di frontiera aveva il compito di scrivere una relazione su quella spedizione   così avvolta nel mistero.  Secondo lui come sosteneva  il professore Fol, la spedizione stava cercando dei tesori. Alla ricerca aveva partecipato anche  una vettura con targa austriaca che sarebbe servita per l’esportazione dei reperti antichi, dato che l’Austria era rimasta neutrale durante la guerra fredda. E’ interessante come una macchina con la targa straniera avesse raggiunto quel luogo remoto e ben pattugliato  senza che nessuno ne venisse a conoscenza, dato che prima del 1989 quella era una delle zone piu gelosamente costudita  in bulgaria. La  spedizione in se durò circa tre mesi con le interruzione. Durante questo periodo i partecipanti furono alloggiati in un motel vicino a Malko Tarnovo o dormirono negli accampamenti vicino al sito. Ciò che fu trovato e sottratto non si sa. Anche se si dice che tra le altre cose sia stato trovato un calendario globale scritto su tavolette di pietra. Naturalmente questo non puo essere confermato da nessuno. Si sa che raggiunsero una profondità di quattro metri. Krasimira Stoyanova stessa affermò che la caverna fu successivamente distrutta  assieme alla mappa del tesoro.
Malko sositene  che da quel luogo partirono camion sigillati pieni d’oro,  ma questi sono solo voci perché nessuno ha visto nulla.  I lavoratori locali che furono coinvolti come guardie o come uomini di fatica per  spostare i detriti, non hanno condiviso nulla di quello che hanno visto. Probabilmente hanno firmato qualche forma di dichiarazione di segretezza. Le stesse versioni di Krystju Mutafchieve e Krasimira Stoyanova  su quello che  è successo sono in contraddizione tra di loro. Secondo Mutafchiev furono trovati reperti di inestimabile valore di origine extraterrestre. E’ stato lui a dire che la tomba della dea Bastet si trovava in questo luogo, come ha scritto nella sua pubblicazione denominata “Conundrum”. Secondo Kasimira Stoyanova  non c’è nessuna possibilità che ci fosse questa tomba o  manufatti alieni. Lei assicura che fu scavato solo un buco e la verità su quello che è nascosto profondamente nel sottosuolo verrà alla luce solo quando le persone saranno disponibili ad accettare questa informazione. Quello che effettivamente fu trovato e scoperto  nella mistica Strandhza rimane un mistero. Al giorno d’oggi non siamo in grado di trovare delle prove.
Ai primi di luglio la spedizione ritornò alla capitale, per analizzare i manufatti trovati, ma appena prima di poter ripartire per gli scavi,  il 21 luglio, improvvisamente Lyudmila Zhivkova fu trovata morta.  Sono state fatte le più selvagge speculazioni per collegare la sua morte agli scavi. La sua morte mise fine alla misteriosa missione. Gli scavi non terminarono immediatamente . Per poterle estendere le ricerche la nipote di Vanga Krasimira Stoyanova ricorse al ministro delle risorse minerarie Ing. Stamen Stamenov.  Chiese persone e attrezzature promettendo di raggiungere  “l’arca dell’alleanza”. Il 26 agosto il gruppo tornò a Malko Tarnovo. Appena arrivati in città Llia Petkov li informò che  l’Ing. Stamenov era morto lo stesso giorno. Ai primi di settembre le forze di sicurezza bloccarono gli scavi e l’accesso all’area. Probabilmente  per cancellare l’apertura e terminare gli studi spedirono delle persone che fecero brillare l’entrata  e bloccarono permanentemente la strada per evitare che si potesse scoprire il segreto.  A  seguito dell’esplosione rimane solo un dirupo alla cui base  si vede il tunnel, ma questo non fa da nessuna parte perché nel corso degli anni la cavità si è allagata ed è rimasta completamente bloccata.
I resti dell'entrata del tunnel completamente allagati rendono impossibile l'accesso
I resti dell’entrata del tunnel completamente allagati rendono impossibile l’accesso
Molti dei partecipanti al complotto segreto morirono subito dopo la spedizione. Probabilmente sono stati  raggiunti dalla maledizione di Bastet.
Oltra alla figlia del primo ministro diversi viceministri associati a questa spedizione morirono, mentre altri furono afflitti da varie disgrazie. Il cacciatore di tesori che aveva portato la mappa venne catturato dalla polizia interrogato e picchiato. Successivamente la sua salute si deteriorò e morì Un altro partecipante George  dopo lo scavo è stato arrestato ed ha passato un pò di tempo nelle carceri di Razvigor. Dopo la missione Krystju Muftafchiev fu anche esso imprigionato per uso improprio dei fondi per le celebrazioni dell’anniversario bulgaro. Fu condannato a 15 anni di carcere di cui otto trascorsi in prigione Pazrdzhik. Gli abitanti locali dicono che dopo la prigione ha visitato ancora una volta il luogo sacro. Comunque vedendo il danno dell’esplosione disse che i segnali erano persi per sempre e la strada per la tomba coperta per sempre. Subito dopo il suo rilascio dal carcere morì  di cancro. Tutta la storia  fu classificata top secret e i partecipanti che non finirono in prigione tacquero per sempre. Krasimira Stoyanova nel  1991 violò il voto di silenzio nel suo libro su Vanga. Un anno piu tardi Krystju Mutafchiev scrisse un libro. Comparando  le versioni di questi due partecipati alla spedizione segreta mostra che entrambi non hanno parlato di fatti importanti della storia, e anche se c’erano alcune piccole deviazioni avevano una tesi comune.
Gli storici, gli archeologi e gli uomini di scienza non sono convinti che in Strandia vi sia  la tomba di una dea Egizia.  Ritengono che  la Dea non sia stato realmente seppellito ma che vi siano solo dei templi. Tutto il resto sono solo speculazioni. Secondo loro Lyudmila Zhivkova è stata  fuorviata da chi le stava vicino e non è chiaro cosa essa si aspettasse. Per loro tutto  quello che riguarda questo caso è una completa fabbricazione. Ricercatori stranieri comunque la vedono diversamente e ogni anno fanno migliaia di kilometri per andare a Strandja.
La solo cosa che può essere vista oggi è una pietra mezza rovinata  che sembra ricordare la testa di un  gatto.
Pietra che ricorda a testa felina
Pietra che ricorda a testa felina
Ancora si possono vedere le rocce e le gallerie scavate durante  lo studio. Gli abitanti del posto sostengono che vicino al luogo si sente ancora la radiazione di energia molto negativa. L’inspiegabile energia veniva rilevata con apparecchiature speciali dal team di ricerca di Lyudmila Zhivkova. Secondo questi studi le radiazioni provenivano all’interno della punta della Gradiste. La radiazione di questa energia è abbastanza vasta sul terreno da impedire in una forma simmetrica che spunti l’erba. Anche se il terreno è fertile l’area rimane brulla. C’è qualcosa in Strandja che ad oggi rimane un mistero. Quello che giace  vicino al monte Gradiste puo essere capito solo dopo un grande lavoro archeologico che avrebbe bisogno di un sacco di soldi ma nessuno intende spendere per  teorie  non provate, miti e  leggende.

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