sabato 31 ottobre 2015

PIRAMIDI IN TUTTO IL MONDO, ANCHE IN ITALIA: DA TENERIFE A CASERTA, FINO AL POLO SUD!

Sembra che per un periodo relativamente lungo, ed in un epoca molto antica, gli esseri umani abbiamo decisamente amato le strutture di forma piramidale, le quali sembrano essere presenti in ogni angolo del pianeta Terra. Ecco una rassegna di quelle meno note e più sconcertanti.


piramidi-nel-mondo-caserta

Recentemente, la televisione pubblica del Portogallo (RTP) ha diffuso la sorprendente notizia della scoperta di una piramide sottomarina nelle acque delle Isole Azzorre. Poi, alcune fotografie scattate al Polo Sud fanno supporre l’esistenza di strutture piramidali sotto i ghiacci dell’Antartide.
Ancora, un team guidato da Danny Hilman sta lavorando sul sito di Ganung Padang, Indonesia, una collina che potrebbe contenere una scoperta sconvolgente sulla storia dell’umanità: la più antica piramide del pianeta, databile a più di 9 mila fa.
Infine, un gruppo di esploratori è venuto a contatto con delle strutture piramidali sepolte nella vegetazione della foresta amazzonica dell’Ecuador. Bruce Fenton, autore e ricercatore, ha divulgato i risultati delle sue analisi preliminari, secondo le quali il complesso potrebbe essere un’antica città perduta di Giganti.
Alla luce di queste scoperte, non si può fare a meno di tornare a parlare ancora di tali costruzioni piramidali, strutture che sembrano essere presenti in ogni angolo del pianeta Terra. Ecco una rassegna di quelle meno note e più sconcertanti.
Non visiteremo terre esotiche o deserti di sabbia, sotto cui si potrebbero celare costruzioni, misteriosi custodi di inimmaginabili segreti; al contrario, dopo una breve e dovuta escursione alle Mauritius, percorreremo le regioni dell’Europa, con un particolare riguardo al territorio italiano.
Le Piramidi di Guimar
Sulla costa orientale dell’isola di Tenerife, nel paese di Guimar, si trovano sei strutture piramidali a gradoni su cinque livelli, molto simili a quelle dei Maya e degli Aztechi del Messico.
Per molto tempo, si è pensato che queste piramidi fossero delle costruzioni casuali fatte dai coltivatori del posto che ritrovandole le ammassassero. Solo nel 1991 grazie a Thor Heyerdahl si scoprì che queste piramidi erano tutt’altro che semplici ammassi di pietre.
Erano ben visibili i segni di lavorazione sui massi e della lavorazione del terreno prima della posa. Le pietre inoltre non sono pietre comuni, come quelle dei campi vicini, ma di origine vulcanica e le piramidi hanno un orientamento astronomico.
Il 21 giugno, solstizio d’estate, si può osservare un doppio tramonto dalla piattaforma della piramide più alta il sole scompare dietro una montagna per ricomparire dopo un po’ e scomparire di nuovo, definitivamente, dietro un’altra montagna. Tutte le piramidi, sul lato occidentale, hanno una scalinata salendo le quali è possibile seguire il sole nel giorno del solstizio d’inverno, 21 dicembre.
Nonostante gli studi di Heyerdahl, la datazione delle piramidi rimane un mistero, così come lo scopo della loro costruzione. Inoltre, nessuno riesce a capire da chi sono state costruite. Il mistero viene dal fatto che i Guanches, le antiche popolazioni delle Canarie, non erano affatto un popolo evoluto, anzi.
Vivevano nelle caverne, si sostenevano con la pastorizia ed usavano indumenti fatti con pelle di capra. Quando iniziò la colonizzazione delle Canarie ad opera degli spagnoli, i Guanches erano l’unica popolazione europea ancora ferma all’età della pietra. Come avrebbero potuto costruire delle piramidi così sofisticate e così simili a quelle trovate in Egitto, Mesopotamia e Sudamerica?
Le Piramidi di Plaine Magnien
Nella piana di Plaine Magnien, nelle Mauritius, è stata segnalata la presenza di sette piramidi a gradoni, erette utilizzando pietre – per la maggior parte di origine vulcanica – senza uso di malta; piramidi che al massimo raggiungono i dodici metri di altezza.
Sembra che tre costruzioni situate in prossimità dell’aeroporto risultino essere allineate, secondo Simone Corradini – al quale si deve la segnalazione della loro esistenza – con le stelle della cintura di Orione come quelle egizie.
Correlando queste piramidi a quelle di Guimar, dato che presentano le stesse caratteristiche, dovrebbero essere allineate ai solstizi; in particolare una di esse con quello d’estate che nell’emisfero sud si verifica, guarda caso, il 21 dicembre (data che ci rimanda alla profezia riguardante il 2012).Vista la conformazione del terreno si osserverebbe un doppio tramonto, fenomeno osservato anche a Guimar a Tenerife.
Tutto va, ovviamente, verificato ulteriormente e non sarà cosa facile, visto che per i locali non si tratta di piramidi antiche, bensì di cumuli di pietre formati per rendere i campi coltivabili.
La coltivazione in atto è quella della canna da zucchero ed i contadini hanno il timore che i loro terreni vengano dichiarati zone archeologiche e non più agricole, con tutto quello che ne consegue.
Sembra che sotto il dominio della Gran Bretagna alcune piramidi fossero state dichiarate monumenti storici; una volta che Mauritius acquistò la sua indipendenza la cosa decadde.
La canna da zucchero che, con la sua altezza può raggiungere i cinque metri, ha nascosto nel tempo alcuni di questi “monumenti”. In tema di beni storici, va aggiunta la latitanza del governo più propenso, per ragione economiche, a favorire la proficua produzione di canna da zucchero.
Al di là delle questioni economico-politiche del territorio, nell’isola sono presenti anche immensi e lunghi muri di pietra larghi fino a tre metri, utilizzati oggi per custodire gli animali al pascolo. Ostacoli che rendono fisicamente impossibile la totale esplorazione del territorio per l’opposizione dei proprietari.
Altra strana curiosità la presenza di fori circolari, lisci e profondi circa 30 centimetri, presenti su alcune pietre, che richiamano quelli rinvenuti sulle pietre delle cave di Aswan, in Egitto. Anche in questo caso un mistero di come, quando e da chi, siano stati realizzati.
Piramidi si Sebastopoli
Nel 2002, il settimanale Panorama pubblicò un interessante articolo sul ritrovamento di un gruppo si costruzioni molto simili a quelle presenti sulla piana di Giza, nei pressi di Sebastopoli, città fortificata della Crimea, nell’Ucraina, terra di grandi avvenimenti e cruente battaglie, conquistata dopo un lungo assedio dalle truppe anglo francesi nel 1855 e dai tedeschi nel 1942, tornò dominio dei sovietici nel 1944 divenendo il più grande e importante porto militare del Mar Nero.
Oggi “Sevastopol”, così la chiamano i russi, sicuro riparo dei sommergibili atomici della flotta Ucraina, torna alla ribalta dopo un lungo silenzio, ma non per motivi militari, bensì in seguito alla fortuita scoperta di ben 37 piramidi completamente interrate.
Uno strano gioco del destino rivela il segreto nel corso di ricerche idriche dirette dal capitano di vascello a riposo Vitalij Anatoljevic Gokh, esperto di scienze tecniche e rilevazioni sotterranee, inventore di un dispositivo utile nell’individuazione di sorgenti d’acqua, ex insegnante alla scuola d’ingegneria, con il compito di preparare gli ufficiali dei sommergibili nucleari.
I ricercatori impegnati nello scavo si sono imbattuti in una estesa superficie levigata di pietra calcarea. Leggendo la notizia in cronaca apprendiamo che i tecnici sono riusciti a penetrare all’interno, dove sembra siano state viste strutture a cupola, strane lastre triangolari. Sono state prese le misure della costruzione ed è stato verificato che “nelle giunture fra i blocchi di pietra vi sono tracce di malta”.
La scoperta ha distratto i ricercatori da quello che era l’obbiettivo primario e l’entusiasmo ha spinto l’équipe a ispezionare i dintorni; un tratto di cinquanta chilometri fra Foros e Khersones, appurando in tal modo l’esistenza di altre sei piramidi interrate, allineate lungo la costa del Mar Nero, le quali, con la prima, formano un rombo quasi regolare e risultano tutte allineate come quelle egiziane e colombiane. Ma a differenza di queste sono di tre lati e non di quattro, più modeste nell’altezza che varia da 35 a 45 metri, con una base di 72 metri di lato.
Ma qual è il significato di questi monumenti? E della loro collocazione che sembrerebbe tutt’altro che casuale? A quando risalirebbero? Per il momento si possono fare solo delle ipotesi, sebbene verosimili.
Le piramidi, originariamente, furono elevate sopra la superficie terrestre e sarebbero finite sotto accumuli di terreno in seguito a processi naturali. Secondo Gokh,i monumenti sarebbero da attribuire a una civiltà contemporanea a quella egizia, che abitava nel Mediterraneo orientale.

Piramidi di Lugansk

La Pravda, nel 2006, riportò la notizia riguardo il ritrovamento di gigantesche piramidi nella zona di Lugansk, in Ucraina. Sarebbero affiorate, per così dire, dal terreno dal momento che furono scoperte solo le parti superiori delle costruzioni, per il resto completamente interrate.
Le pietre a fondamento della struttura, paiono assomigliare alle ziggurat Maya ed Azteche del Sud America. Secondo gli scienziati sarebbero stati necessari ben dieci anni per rivederle nella loro totalità. Da quell’annuncio non abbiamo più notizie in merito.

Piramidi in Grecia

Seppur mai messo in evidenza, anche il territorio greco conta ben 16 piramidi, di cui la più conosciuta e importante è quella di Hellinikon, nell’Argolide, in prossimità delle sorgenti del Kephalari. Appare come una torre di 7 e 9 metri, con una pendenza di 60° e 3,5 metri di altezza, costituita da grandi blocchi trapezoidali di pietra grigia, di controversa datazione.

Piramide di Arzon

Stesso metodo per la costruzione della piramide di Arzon, sul Petit Mont che si affaccia sul golfo del Morbihan in Bretagna; alta oltre 7 metri, costituita da 10.000 metri cubi di pietre posate a secco, come quelle delle Canarie; una struttura a gradoni di forma irregolare fatta risalire al periodo neolitico.

Piramidi in Bosnia

E’ l’ottobre del 2005 quando una strabiliante notizia appare sul quotidiano bosniaco Dnevni Avaz: è stata scoperta la prima piramide europea! Incredibile, ma dove? Proprio in Bosnia nella valle di Visoko, piccola cittadina di 17.000 abitanti posta una trentina di chilometri a nord di Sarajevo. E non si tratta neanche di una piccola e insignificante piramide, anzi…
Alta 220 metri e con i lati della base di oltre 360 metri, è costruita in blocchi di arenaria che indicherebbero la presenza di una civiltà avanzata in una regione che non è certo famosa per le sue bellezze archeologiche. La piramide sarebbe passata inosservata fino ad ora perché ricoperta da terra e vegetazione che con il tempo l’ha nascosta facendola sembrare una semplice collina dalla forma curiosa, la Visocina Hill.
Le piramidi sarebbero addirittura tre, poste ai vertici di un triangolo equilatero. Le due nuove costruzioni vengono immediatamente battezzate “Piramide della Luna” e “Piramide del Dragone”, mentre si diffondono voci dell’esistenza di altre piramidi non ancora scoperte. Secondo il politico bosniaco Sulejman Tihic esisterebbero addirittura nove piramidi e Osmanagic dichiara che probabilmente ve ne sono altre in Croazia.
La notizia più sconcertante che mette in discussione la datazione della storia dell’inizio delle civiltà, è data dal fatto che durante gli scavi sono stati ritrovati all’interno della piramide delle conchiglie fossili, la loro presenza sono la prova archeologica di come l’intera struttura fosse un tempo, sommersa dall’acqua.
Tale circostanza si può essere creata, secondo gli esperti, solo circa 12.000 anni fa, a causa dello scioglimento dei ghiacci, che provocò un’enorme ondata distruttrice, sono dunque le piramidi più vecchie del mondo oltre le più grandi, oppure anche le altre andrebbero ridatate?
Ma ad infittire di più il mistero esistono pesanti indizi che sembrano collegare direttamente gli antichi abitanti della zona a quelli che per primi popolarono il centro-america.
Sempre in Bosnia infatti, vicino alla località di Banja Luka, sono state trovate delle sfere artificiali di granito levigato di varie dimensioni, che ricordano molto da vicino quelle scoperte in Costa Rica e di cui non si conosce esattamente ne l’origine ne lo scopo per cui vennero realizzate.
È allora possibile che una civiltà perduta e altamente progredita si sia potuta espandere dall’Europa alle Americhe migliaia di anni prima di Colombo?
Piramidi in Cina
La storia delle piramidi cinesi inizia nel 1947, quando il colonnello Maurice Sheehan fotografò da un aereo, un DC3 in volo sopra la Cina, ciò che sembrava essere una piramide. La sua descrizione fu pubblicata sul “New York Times” nel marzo dello stesso anno.
Se ci atteniamo alla sua testimonianza, questa piramide aveva un’altezza di circa 300 metri mentre i suoi lati misuravano 450 metri. La stessa fotografia venne pubblicata negli Stati Uniti.
La reazione delle autorità cinesi non tardò ad arrivare: in un comunicato stampa pubblicato dall’agenzia stampa Associated Press fu dichiarato che la presunta esistenza della piramide non era in alcun modo suffragata da prove.
Tale dichiarazione ufficiale screditò le affermazioni di Sheehan e la maggior parte dei ricercatori ritenne che il colonnello avesse esagerato nell’interpretazione delle fotografie che aveva scattato in volo.

La piramide di Gympie, Australia

La piramide è nella zona di Gympie nel Queensland, Australia.La struttura è stata oggetto di studi alcuni ipotizzano che siano state costruite da una sconosciuta civiltà o da civiltà antichissime: egiziani, sud americani, cinesi.
Rex Gilroy, che scoprì le Piramidi nel 1975 e ha sostenuto che “Gympie” sia un sito creato da egiziani per operazioni minerarie con basi di funzionamento allo scopo di raggiungere le Blue Mountains nel New South Wales. Nel suo articolo sul tema, Anthony G. Wheeler scrive: “Sembra che sia una collina a terrazze.
Piramidi nel casertano
Infine approdiamo in Italia, ma qui le “piramidi”, non si presentano tutte come “mucchi di pietre disposte a secco”. In Campania, nella zona compresa tra le province di Caserta e di Benevento, si elevano tre grandi piramidi che per le loro dimensioni assomigliano a delle vere e proprie colline. Si trovano sparse per il territorio casertano.
Una si eleva vicino a Sant’Agata dei Goti, un’altra vicino a Moiano e un’altra ancora vicino a Caiazzo. Appartengono da millenni alla tradizione più nascosta della zona e sono oggetto di interesse ancora oggi da parte di alcune comunità esoteriche locali.
Si è cominciato a parlare di loro dopo la scoperta delle piramidi di Visoko, avvenuta in Bosnia. La ripercussione culturale della scoperta le ha riportate alla luce della storia contemporanea, sia pure con molte controversie e vari segreti da parte degli abitanti della zona.
La prima ad essere stata scoperta “ufficialmente” è stata quella di Sant’Agata dei Goti, conosciuta come “collina Ariella”. Venne rilevata casualmente nel settembre del 2008 da Leonardo B. Romano che accorgendosi della similitudine con quelle bosniache ne diede notizia ai media italiani.
Si ignora quale civiltà antica possa essere stata tra i costruttori di queste piramidi. La zona è stata abitata in più epoche storiche da varie popolazioni. Ma nessuna di queste, per quanto si conosce, ha mai manifestato caratteristiche costruttive di questo genere.
Possiamo ricordare gli Osci, gli Ausoni e i Sanniti, di ceppo indoeuropeo, e quindi gli Etruschi che abitarono la Campania dal secondo millennio a.C. Poi i Greci che giunsero e colonizzarono successivamente queste zone nel sesto secolo, dove fondarono Cuma, il primo nucleo cittadino dell’attuale Napoli.
Dopo le tre guerre sannitiche, 343-290 a.C., queste terre furono quindi occupate dai Romani, che vi fondarono parecchie colonie come l’attuale Pozzuoli. Sul finire del V secolo d.C. giunsero infine i Longobardi. Si ritiene che nessuna di queste culture abbia potuto costruire piramidi di quelle dimensioni. Probabilmente occorre riferirsi a una civiltà sconosciuta, ancora più antica e evoluta tecnologicamente di quelle citate, e andare indietro nel tempo approssimandosi ad una datazione risalente ad almeno 5-10.000 anni a.C.
Intorno alla piramide di Sant’Agata dei Goti sono state rinvenute nei campi circostanti grandi sfere di pietra di varie dimensioni. Esse si presentano simili a quelle scoperte nei pressi delle piramidi bosniache di Visoko e a quella di Monte D’Accoddi in Sardegna.
Nella misteriosa atmosfera di questi luoghi alcune di queste sfere di pietra sono state sottratte da ignoti. Ne rimagono comunque altre a testimoniare la loro enigmatica presenza, ben protette dalla gente del luogo che le nasconde in luoghi segreti, forse conoscendo il valore che esse rappresentano.
Vicino a Caiazzo, nei pressi della piramide omonima, ci sono resti di mura megalitiche oggi fondamenta di un castello, vestigia delle antica civiltà degli Osci che ha avuto sede proprio in questi luoghi.

martedì 27 ottobre 2015

I MISTERIOSI MANUFATTI DEL NEOLITICO DI CUI NESSUNO CONOSCE L’ORIGINE E IL SIGNIFICATO

Nessuno conosce la loro origine, nè il popolo che li ha realizzati, tanto meno si conosce il loro utilizzo. Questi strani manufatti sono di forma simmetrica e realizzati con una tecnica molto sofisticata.

sfere-neolitico

Le enigmatiche sfere preistoriche si caratterizzano per un design decisamente moderno, ma non lo sono. Si tratta, infatti, di oggetti preistorici si origine sconosciuta, rinvenuti principalmente in Scozia, ma anche in alcune zone dell’Inghilterra e dell’Irlanda.
Gli archeologi ritengono che questi misteriosi manufatti in pietra risalgano al 4 mila a.C. Si tratta di oggetti realizzati in vario materiale, dalla pietra arenaria al granito. Le sfere hanno grossomodo tutte la stessa dimensione e sono decorate con disegni intagliati in maniera estremamente precisa sulla superficie della pietra.
Le decorazioni variano, ma la maggioranza dei disegni si basa su una serie di sei bozzoli, anche se il loro numero può variare dai 3 ai 160. I reperti più interessanti sono quelli rinvenuti presso il sito neolitico di Skara Brae, uno sei siti preistorici più famosi della regione di Orkney, abitata per circa 600 anni, tra il 3200 e il 2200 a.C.
Più di 425 di questi manufatti sono conosciuti dai ricercatori. Trecento sfere hanno dimensioni molto simili, con un diametro fino a 70 millimetri, ma ce ne sono 12 che arrivano a 115 millimetri di diametro. Cinque di esse sono conservate presso l’Ashmoleam Museum.
Ma la particolarità che più colpisce i ricercatori è che non ce ne sono due uguali: sono tutte decorate in maniera diversa l’una dall’altra. Alcune sono scolpite con quattro o sei bozzi semplici. Molte sono scolpite con complessi motivi a spirale, o tratteggi in superficie.
Tuttavia, nonostante l’elevato numero di oggetti rinvenuto nel corso degli anni, gli archeologi sanno molto poco sull’origine e l’utilizzo delle misteriose sfere. I manufatti non presentano alcun segno di usura, ne sono state ritrovate in contesti che possano suggerire una loro funzione specifica. Avevano un significato simbolico? Simboleggiavano prestigio o potere?

Alcuni ricercatori indipendenti si cimentano in ipotesi più spericolate, ritenendo che i manufatti possano essere collegate ad un tempo molto antico della Terra, ma completamente sconosciuto alla storiografia contemporanea. Secondo le ipotesi più ardite, le sfere ricordano molto la struttura schematica dell’atomo, quasi a voler simboleggiare la configurazione atomica dei vari elementi della tavola periodica degli elementi.
Nessuno dei ricercatori ha il coraggio di dire la parola, ma il riferimento è adAtlantide, la leggendaria civiltà antidiluviana andata distrutta da un cataclisma di dimensioni globali. Una cosa è certa: coloro che hanno prodotto questi manufatti dovevano ovviamente essere in possesso di una tecnologia di fabbricazione piuttosto avanzata.

giovedì 22 ottobre 2015

La vita sulla Terra potrebbe esserci da prima di quanto creduto

È l’ipotesi avanzata da un team di ricercatori dopo aver analizzato la composizione di alcuni zirconi e aver trovato isotopi di carbonio associati a materiale biologico

(foto: Scientifica/Visuals Unlimited/Corbis)
(Zircone. Foto: Scientifica/Visuals Unlimited/Corbis)
Sappiamo che indicativamente il nostro pianeta ha 4,5 miliardi di anni, e che la vita si sarebbe formata circa 3,8 miliardi di anni fa, secondo le evidenze finora disponibili.
Eppure, uno studio pubblicato su Pnas mette in discussione questa data, ipotizzando che la prime forme di vita possano essere comparse sulla Terra circa 300 milioni di anni prima di quanto creduto. A suggerire questa ipotesi a Elizabeth Bell della University of California di Los Angeles e colleghi è stato il ritrovamento di alcuni campioni di grafite all’interno di vecchizirconi.
Gli zirconi, minerali molto interessanti per i geologi, dal momento che si preservano nel tempo e ritengono informazioni del periodo in cui si sono formati, provengono da un sito dell’Australia occidentale. Tra circa i 10 mila zirconi formatesi da rocce fuse ricavati da questa zona (alcuni datati fino a 4,4 miliardi di anni fa), i ricercatori ne hanno analizzati un’ottantina, trovando in uno di questi, dall’età stimata di 4,1 miliardi di anni, delle tracce di grafiteintrappolata all’interno.
L’assenza di crepe negli zirconi esclude che posa trattarsi di una contaminazione o essere stata inclusa dopo. Ma cosa significa aver trovato delle grafite?

La Localizzazione del carbonio nello zircone (foto: Stanford/UCLA)
La grafite è un materiale fatto di carbonio e il carbonio è uno degli elementi fondamentali della materia vivente. Ma non è tanto il contenuto di carbonio quanto piuttosto la firma isotopica a rendere interessante quella grafite.
Quella trovata nello zircone dai ricercatori infatti è particolarmente ricca di carbonio 12 o, in altre parole, ha un rapporto basso tra contenuto di carbonio pesante e leggero, caratteristica questa ritenuta tipica di materiale organico, meglio di materiale potenzialmente biogenico, derivante cioè da processi biologici.
In realtà, questa è solo un’ipotesi, come precisano gli stessi ricercatori, aggiungendo che altri meccanismi non biologici potrebbero averne portato alla formazione. Per esempio la grafite analizzata potrebbe contenere carbonio derivante da meteoriti che hanno un elevato contenuto di isotopi leggeri dell’elemento, o l’impronta isotopica osservata potrebbe essere il prodotto di particolari reazioni chimiche.
Va da sé quindi che per sostenere l’ipotesi di un’origine biologica sarà necessario replicare i risultati e anche condurre ulteriori analisi. Se così fosse, l’esistenza della vita prima di quanto creduto – per i ricercatori il carbonio trovato potrebbe anche essere più vecchio del zircone stesso – significherebbe anche che il nostro pianeta fosse più ospitale di quanto ipotizzato tanto tempo fa.

GOBEKLI TEPE: IL TEMPIO PIÙ ANTICO DEL MONDO COSTRUITO PER ADORARE LA STELLA SIRIO?

Un complesso che risale a sette millenni prima della Grande Piramide di Giza, e che è il più antico esempio noto di architettura monumentale. Intorno all'8000 a.C. il sito venne deliberatamente abbandonato e volontariamente seppellito con terra portata dall'uomo. Perchè?

Gobekli Tepe Sirio

Gobekli Tepe, secondo la storiografia ufficiale, non dovrebbe esistere. Si tratta, infatti, di un sito archeologico situato a circa 18 km a nordest dalla città di Şanlıurfa, Turchia, nel quale è stato rinvenuto il più antico tempio in pietra della storia dell’umanità e che sta sconvolgendo tutte le certezze sulle origini della civiltà.
I risultati dei test sostengono l’ipotesi che Gobleki Tepe risalga a 11 mila anni fa, ossia quasi 6 mila anni prima della comparsa delle prime civiltà nella mezza luna fertile in Mesopotamia (a lungo considerata la culla della civiltà) e ben 8,5 mila anni prima della costruzione della Grande Piramide di Cheope, diventando così il più antico esempio noto di architettura monumentale.
Gobekli Tepe, ricorda vagamente Stonehenge, ma fu costruito molto prima, e non con blocchi di pietra tagliata grossolanamente ma con pilastri di calcare finemente scolpiti a bassorilievo: una sfilata di gazzelle, serpenti, volpi, scorpioni, cinghiali selvatici. Intorno all’8000 a.C. il sito venne deliberatamente abbandonato e volontariamente seppellito con terra portata dall’uomo.
Gobekli Tepe e altri siti mediorientali stanno cambiando le nostre idee su una svolta fondamentale nella storia umana: la rivoluzione neolitica, quando i cacciatori-raccoglitori nomadi si trasformarono in agricoltori stanziali.
Gli archeologi continuano a scavare e a discutere sul suo significato: come è stato realizzato? Qual è la sua storia? Non si conosce nemmeno chi l’abbia realizzato. Per certi aspetti, la struttura è venuta fuori dalle tenebre dell’ultima era glaciale di cui non sappiamo niente, ed è entrata sulla scena storica già pienamente formata.
Un contributo importante sulla comprensione di Gobekli Tepe potrebbe venire da uno studio pubblicato su arXiv.org dal ricercatore italiano Giulio Magli, archeoastronomo e docente presso il Politecnico di Milano, secondo il quale il tempio fu probabilmente costruito per venerare la stella Sirio.
A lungo i ricercatori hanno speculato sull’utilizzo cultuale di Gobekli Tepe, ma nessuno finora è riuscito ad indovinare quale tipo di religione fosse praticata nel tempio.
L’intuizione di Magli si basa sulla disposizione circolare dei pilastri di pietra che compongono il tempio in maniera molto simile a quelli del sito Stonehenge, il quale, secondo i ricercatori, potrebbe essere stato concepito come osservatorio astronomico.
Il ricercatore italiano ha simulato la volte celeste notturna che si sarebbe osservata dalla Turchia quando Gobekli Tepe fu costruita.
Nel corso dei millenni, infatti, la posizione delle stelle cambia a causa dell’oscillazione dell’asse terrestre. Stelle che si trovano vicino all’orizzonte, con il passare del tempo, possono sorgere e tramontare in punti molto diversi o scomparire del tutto, per poi ricomparire migliaia di anni dopo.
I calcoli di Magli hanno rivelato che i pilastri megalitici di Gobekli Tepe sembrano essere allineati con il punto in cui sorge la stella Sirio. Utilizzando le mappe esistenti del tempio e le immagini satellitari, il ricercatore ha tracciato una linea immaginaria che collega diverse strutture del sito con il punto in cui sorge la stella.
Sono tre gli anelli di pietra di Gobekli Tepe che sembrano essere allineati con il punto all’orizzonte in cui Sirio sarebbe sorta rispettivamente nel 9100 a.C., 8750 a.C. e 8300 a.C.
Ancora oggi Sirio, conosciuta anche come Stella del Cane, può essere ammirata da quasi ogni parte del mondo come la stella più luminosa nel cielo.
«Sirio è così evidente che il suo sorgere e tramontare è stato utilizzato come base per l’antico calendario egizio», spiega Magli. Alla latitudine di Gobekli Tepe, Sirio sarebbe rimasta nascosta sotto l’orizzonte fino al 9300 a.C., per poi ‘spuntare’ improvvisamente nel cielo.
«La mia teoria è che il tempio di Gobekli Tepe sia stato costruito per celebrare la ‘nascita’ della nuova stella», continua Magli. «Si può immaginare che la comparsa di un nuovo oggetto nel cielo possa addirittura aver posto le basi di una nuova religione».
La teoria di Magli necessità altri approfondimenti e calcoli più accurati eseguiti con un teodolite, un dispositivo per misurare gli angoli orizzontali e verticali. Inoltre, non è chiara la sequenza con la quale sono stati costruiti i pilastri, quindi è difficile dire se gli anelli sono stati costruiti per seguire il percorso di Sirio nel cielo.
Le colonne finemente cesellate e la loro disposizione astronomica possono essere state ottenute solo con l’utilizzo di strumenti altamente tecnologici, molto al di là di quella disponibile all’epoca del neolitico. In effetti, nel sito non è stato ancora trovato nessun tipo di attrezzo che possa svelare in che modo sia stato costruito il tempio.
Inoltre, lo studio di Magli tira in ballo la stella Sirio, uno dei corpi celesti più importanti nella mitologia dei popoli antichi.
Sirio e la cultura antica
Sirio è una stella bianca della costellazione del Cane Maggiore. Essa si trova infatti ad una distanza di 8,6 anni luce, ed è perciò una delle stelle più vicine alla Terra.
Sirio fa parte di un sistema binario: infatti, attorno alla stella principale (Sirio A) orbita una nana bianca chiamata Sirio B, che compie la propria rivoluzione attorno alla primaria in un periodo di circa 50 anni.
La grande luminosità di Sirio ha attirato da sempre l’attenzione dei popoli più diversi. La prima testimonianza di questo nome è datata intorno al VII secolo a.C. nell’opera poetica Le opere e i giorni di Esiodo.
Molte culture storiche hanno dato a Sirio dei forti significati simbolici, in particolare legati ai cani; in effetti, è spesso chiamata nei Paesi anglosassoni con l’appellativo “Stella del Cane”, ossia la stella più luminosa della costellazione del Cane Maggiore. Spesso appare anche legata al mito di Orione e al suo cane da caccia.
Altre culture in diverse parti del mondo associavano invece la stella ad un arco e delle frecce. Gli antichi cinesi immaginavano un ampio arco e una freccia lungo il cielo australe, formato dalle attuali costellazioni della Poppa e del Cane Maggiore; la freccia era puntata sul lupo rappresentato da Sirio.
Una simile associazione è rappresentata nel tempio di Hathor di Dendera, in Egitto, dove la dea Satet ha disegnato la sua freccia su Hathor (Sirio). Nella tarda cultura persiana la stella era similmente rappresentata come una freccia, ed era nota come Tir. Nel libro sacro dell’Islam, il Corano, Allah (Dio) viene definito il “Signore di Sirio”!
L’enigma dei Dogon
Nel Mali, Africa occidentale, c’è una popolazione, i Dogon, noto per le sue conoscenze sulla stella Sirio che sarebbero da considerare impossibili senza l’uso di un telescopio.
Essi tramandano un mito di creazione il cui protagonista è un essere proveniente dalla stella Po Tolo (Sirio B), venerato come il dio Amma. I Dogon affermano di essere i suoi discendenti.
Nel 1947, dopo aver vissuto con i Dagon per più di diciassette anni, l’antropologo francese Marcel Griaule riportò una storia veramente incredibile. Gli anziani della tribù rivelarono a Griaule uno dei loro segreti più gelosamente custoditi, nascosto anche alla maggior parte della comunità tribale.
I capi hanno raccontato di come i Nommo, una specie mezza pesce e mezza umana, abbiano fondato un’antica civiltà sulla Terra. Nonostante la loro cultura primitiva, gli anziani Dagon dicono di aver ricevuto una profonda conoscenza del sistema solare da uno dei misteriosi Nommo.
Gli anziani sono a conoscenza delle quattro lune di Giove, degli anelli di Saturno e sono consapevoli della forma a spirale della Via Lattea e sanno che sono i pianeti a muoversi intorno al Sole e non viceversa.
Ma ciò che più sconcerta gli etnologi è la conoscenza dei Dagon delle orbite, delle dimensioni e della densità delle stelle del sistema di Sirio. I Dogon hanno accuratamente confermato l’esistenza di Sirio A, B e C, conoscenza che la moderna scienza ha acquisito solo di recente. Sirio C è rimasta sconosciuta fino al 1995, quando gli astronomi hanno notato l’influenza gravitazionale che questa esercita sul movimento di tutto il sistema.
Eppure, da centinaia di anni, i primitivi Dagon, non sono erano a conoscenza delle tre stelle, ma ne conoscevano anche alcuni dettagli. Da dove gli è venuta questa conoscenza?

giovedì 15 ottobre 2015

BENVENUTI NEL NUOVO MEDIOEVO. Da Nikola Tesla a Giordano Bruno, ecco le Grandi Menti perseguitate da una società malata.

Ogni uomo è una creatura dell’epoca in cui vive; solo pochi sono in grado di elevarsi al di sopra delle idee del loro tempo”.  Voltaire








Nel 2009 uscì uno spettacolare film storico "Ágora", che rievocava la vicenda umana della prima scienziata della storia, l’astronoma e filosofa Ipazia di Alessandria, vissuta nel IV secolo d.C. che fu perseguitata della chiesa fino alla morte, in nome della sua passione per la scienza, la libertà e la ricerca della verità.

Ipazia ebbe l’unica colpa di essere una donna estremamente attiva nel dibattito scientifico dell’epoca, che arditamente si pronunciava contro il modello geocentrico di stampo tolemaico, che poneva la Terra al centro dell’Universo e che ai tempi era ritenuto la teoria consolidata, a favore del modello eliocentrico, con il Sole centrale, che si rifaceva invece ai vecchi e dimenticati studi di Aristarco.

L’epoca che la ospitò sul pianeta era confusa e intollerante e così Ipazia venne accusata di empietà e stregoneria, nonché diffidata in quanto donna che pretendeva di insegnare agli uomini. Venne aggredita da un gruppo di monaci fanatici, trascinata in una chiesa e uccisa a colpi di conchiglie affilate. Mentre ancora respirava, le cavarono gli occhi come punizione per aver osato studiare il cielo. Dopo averla fatta a pezzi cancellarono ogni traccia di lei bruciandola.

Ci sono uomini e donne che hanno vissuto epoche storiche che non gli appartenevano. Menti illuminate da idee rivoluzionare troppo premature per il tempo e il contesto culturale che stavano vivendo.

Gran parte di loro sono stati perseguitati, oltraggiati e messi al margine dal potere costituito, in ragione delle loro idee troppo distanti da quelle ufficialmente accettate e pertanto troppo scomode. Le loro ricerche sono state ignorate nella migliore delle ipotesi, se non derise o addirittura manipolate e sminuite affinché risultassero palesemente false o nulle a tutti coloro che si fossero accostati ad esse per cercare di comprenderle.

Solo a distanza di molti anni, se non addirittura secoli, il lavoro di questi grandi “eretici” (ma solo di alcuni e solo parzialmente!) che hanno avuto il coraggio di contrapporsi alle verità “dogmatiche” del sapere ufficiale, è stato rivalutato, riconosciuto valido e magari dato per scontato, alla luce delle nuove conoscenze scientifiche e delle acquisizioni tecnologiche. Oggi tutti sanno che la Terra gira intorno al sole e nessuno se ne scandalizza o che la velocità del treno non provocherà nei viaggiatori il “delirium furiosum”, l’obnubilazione dei sensi di cui fu accusato George Stephenson, inventore della locomotiva a vapore e considerato un “ciarlatano” e un “povero matto” quando, nella prima metà dell’800, lanciò il suo treno alla folle velocità di ben 39 Km/h!

Questo però non significa che i nostri tempi siano ormai e finalmente esenti da discriminazioni e abusi e che la comunità scientifica abbia raggiunto la maturità intellettuale per sostenere che lo scopo primario della scienza è la ricerca pura della verità, ovunque essa si trovi. Tutt'altro.

Sono passati quasi due secoli da quando il grande Nikola Tesla, sintetizzando il senso del suo operato, pronunciava la celebre frase: “La scienza non è nient’altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’umanità” eppure, pur riconoscendo taluni fondamentali progressi del sapere, sfociati prevalentemente in ambito tecnologico, siamo ancora molto lontani da un mondo in cui l’obbiettivo principe della scienza sia perseguire il benessere dell’uomo e non invece il successo personale, gli interessi economici dei finanziatori dei progetti di ricerca, nonché il potere politico che ne consegue.

Soprattutto per questo motivo ho il viscerale desiderio di dedicare un particolare tributo a tutte le grandi menti di ogni tempo, e ne citerò qualcuna, che con le proprie intuizioni hanno sfidato le idee della loro epoca, hanno coraggiosamente aperto nuove strade e instillato nuova consapevolezza in chi era aperto a riceverla.

La maggior parte di loro è rimasta a tutt'oggi incompresa o misconosciuta ai più.

Hanno portato al mondo nuove verità, ma sono rimasti soli. Tuttavia ogni seme gettato da questi grandi pensatori rappresenta una preziosa perla di conoscenza e nonostante abbiano operato in epoche e luoghi differenti, ognuno di loro ha fornito al mondo una tessera in grado di incastrarsi a misura in un più grande puzzle, in quel sofisticato disegno d’Autore che esiste da sempre ed attende solo di essere svelato per intero.

Nessun uomo inventa qualcosa che potenzialmente non esista già, ma una mente ispirata può scoprire e descrivere parte delle leggi universali che ci governano. Ognuno di questi uomini ha acceso la luce su una porzione del Progetto, ha esteso la propria mente al di là delle convinzioni del proprio tempo, sfidando l’ortodossia e lo status quo.


La mattina del 17 febbraio 1600, anno del Giubileo imposto da Clemente VIII, nella Città Santa stracolma di pellegrini, veniva arso vivo l’ostinatissimo eretico ed ex frate dominicano da Nola, Giordano Bruno. I capi d’accusa contestatigli dall'Inquisizione della Chiesa romana erano di aver calpestato i dogmi sacri e incontestabili del cattolicesimo con l’aggravante di voler morire volontariamente martire, infischiandosene del dolore corporale e sostenendo impunemente che la sua anima sarebbe ascesa per ricongiungersi all'anima dell’Universo.

Nonostante il corpo di Bruno fosse stato martoriato da anni di prigionia e da ignobili torture e le sue carni devastate da ferite suppuranti, il suo pensiero rimase sempre svincolato dal corpo febbricitante, libero e indomito. I feroci inquisitori che avevano cercato di addomesticarlo con la sottomissione non erano riusciti ad asservire la sua Anima ed il suo Spirito, tanto da sentirgli pronunciare, prima del rogo, queste ultime parole: “Et diceva che moriva martire et volentieri, et che se ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo in Paradiso”.

La Santa Inquisizione, che ben poco aveva di santo, in qualità di istituzione benpensante, preservando lo status quo della religione dominante, ormai lontana dall’originale concetto di amore cristico, aveva il preciso scopo di tutelare il potere ecclesiastico, arginando gli scomodi fantasmi del cambiamento e tenendo sotto controllo l’indagine scientifica che avrebbe potuto destabilizzarlo.

Giordano Bruno è stato un grande esempio di coerenza e di lotta all’intolleranza, ha scelto di morire per un’idea ed il suo olocausto non è stato vano se solo ha instillato in chi resta la forza e lo stimolo per continuare a lottare perché la verità trionfi!

Ma quanti studiosi e ricercatori coraggiosi e controcorrente dovranno ancora nuotare nel fango dell’ingiuria ed essere additati come gli eretici di turno dalla moderna inquisizione, prima che la loro idea possa essere presa in considerazione e sottoposta ad una accurata ed imparziale verifica scientifica?

Quando succederà che lo spirito indagatore e lo spirito critico, da sempre promotori dei più grandi progressi dell’Umanità, prenderanno il naturale sopravvento sui modelli di pensiero fossilizzati, schiavi della tradizione ed asserviti alla stabilità delle lobbie e dei baronati?

Una vera chimera e nessun indizio favorevole se penso ai due esempi che voglio di seguito brevemente ricordare.

Nikola Tesla (1856-1943) è stato uno degli scienziati più geniali di tutti i tempi nel campo della fisica dell’elettromagnetismo. Le sue idee rivoluzionarie e le invenzioni tecnologiche, alcune delle quali non completamente comprese nemmeno oggi, lo hanno messo in antagonismo con la scienza tradizionalista e con l'establishment politico ed economico dei suoi tempi.

Il grande sogno di Tesla era quello di eliminare miseria e povertà distribuendo gratuitamente energia elettrica a tutti, in quanto la sua scoperta dei raggi cosmici, nel 1896, che già gli aveva fatto guadagnare la fama di “pazzo”, lo aveva portato a sostenere che ci doveva essere una fonte di energia sconosciuta e senza limiti che poteva essere incanalata.

Nel 1901 brevettò infatti un apparato per l’utilizzo dell’energia libera radiante, le cui sorgenti principali erano il Sole, la magnetosfera terrestre, la Terra e i raggi cosmici, che condensando l’energia intrappolata tra la Terra e la sua atmosfera superiore, la trasformava in energia elettrica utilizzabile gratuitamente dall'uomo, come dono del pianeta ai suoi abitanti.

Ma questo progetto si scontrava enormemente con l’imperante logica del profitto, sorta con la rivoluzione industriale, ed inoltre le idee inedite di Tesla, non avendo analoghi precedenti nella storia della scienza, non sarebbero mai state incentivate finanziariamente perché non avrebbero potuto essere realizzate per procurare un guadagno immediato e così, nonostante egli detenesse oltre 700 brevetti, morì in solitudine sulla soglia della povertà ed il giorno stesso della sua morte tutti i suoi appunti e documenti vennero sequestrati dall’FBI.

Stessa sorte, se non addirittura più clamorosa, toccò al Dr. Wilhelm Reich (1897-1957), contemporaneo di Tesla, pupillo e assistente di Clinica Psicoanalitica del Dr. Sigmund Freud, storicamente famoso per le sue scoperte in psichiatria a psicoanalisi, ma i cui studi in materia biofisica sono stati letteralmente cancellati da ogni registro storico.
La prima metà del XX secolo è stata un periodo di grande fermento intellettuale e di formidabile ingegno umano, ma nonostante il fiorire di scoperte rivoluzionarie nella biologia e nella fisica, il negazionismo della scienza “ufficiale” ha impedito letteralmente che queste influenzassero il panorama scientifico accademico che a tutt'oggi è solo agli inizi di quella rivoluzione culturale che sarebbe già dovuta esplodere e che invece si sta appena affacciando, con singoli, timidi e spesso isolati tentativi.

Negli anni ’30 il Dr. Reich notò una connessione energetica fra tutti gli esseri viventi che chiamò “orgone” e lavorò per molti anni e in paesi differenti per studiarne le leggi e le manifestazioni, ma subì una radicale censura da parte del governo degli Stati Uniti che, per decreto della FDA (Food and Drug Administration, l’ente federale Americano per il controllo degli alimenti ed i farmaci) deliberò, probabilmente un caso unico nella storia, un rogo ufficiale per distruggere tonnellate di libri di Reich, oltre ai suoi manoscritti personali. Per almeno una decade, fino al 1962, la FDA sequestrò ogni copia circolante del lavoro di Reich, inclusi gli appunti di ricerca che riuscì a trovare e che contenessero la parola “orgone”.
Eppure, prima dei suoi studi sull’energia cosmica orgonica, il Dr. Reich si guadagnò una grande reputazione internazionale come scienziato di grande integrità, ciò nonostante passò i suoi ultimi giorni in prigione, dove morì nel 1957, etichettato come ciarlatano e ricattatore dal governo Americano e dal sistema medico.

Cosa esattamente fece sì che il Dr. Reich venisse tacciato di eresia, perseguitato e messo in ridicolo dall’establishment medico e scientifico?

 Egli aveva scoperto qualcosa che poteva essere assimilato all’energia responsabile della pulsazione biologica che dà la vita sulla Terra (e probabilmente nell’Universo). Inoltre suggerì l’idea che il cancro fosse il risultato dell’incapacità di esprimere le emozioni, in particolare di natura sessuale (energia sessuale). L’ “accumulatore di orgone” che egli inventò, era un contenitore abbastanza grande da accogliere una persona seduta al suo interno e lo aveva usato per trattare con successo pazienti affetti da diverse patologie, ma per il governo degli Stati Uniti l’orgone non esisteva e la parola “orgone” era sufficiente per classificare il materiale da bandire e distruggere nel caso fosse stato pubblicato.

E’ paradossale come qualcosa che si riteneva “non esistere” abbia potuto suscitare un tale accanimento, come se avesse costituito una reale minaccia o un pericolo imminente. Eppure riusciamo a spiegare razionalmente questa follia non appena comprendiamo che il principale ostacolo al progresso ed alla felicità dell’uomo è proprio la paura.

Paura che nuove idee possano infrangere le proprie certezze così da doversi rimettersi in discussione: è proprio per questo che i piccoli uomini hanno bisogno dei dogmi.

Paura di conoscere sé stessi, o meglio di riconoscersi in qualcosa di troppo diverso dalla propria tradizione. Qualcosa che potrebbe essere scomodo e sconveniente.

Paura dell’ignoto, di ciò a cui non siamo in grado di dare un volto noto, una spiegazione convincente usando gli strumenti che abbiamo a disposizione.

Paura che un intero sistema crolli e con esso i suoi protocolli, le sue verità di carta e i suoi dogmi ritenuti irrevocabilmente sacri.

Paura di perdere i propri privilegi, il proprio status, il potere raggiunto faticosamente a seguito di una scalata sociale secondo le logiche del profitto e del materialismo.

In sostanza paura del cambiamento, cioè della vita stessa.

Le idee di Reich però, per quanto eretiche, non perirono in quel rogo. Diversi studiosi proseguirono in sordina quel filone di ricerca sfociando nei campi della bioenergetica, della psicosomatica, della radionica e dell’energetica vibrazionale.

Importanti attività di ricerca sono state condotte da Richard Blasband, Robert Morris, Courtney Baker, John Schleining, Jerome Eden e James DeMeo. Quest’ultimo scienziato statunitense da oltre 30 anni continua gli studi di Reich sull’energia dell’orgone, dirigendo un laboratorio di ricerca nell’Oregon. Egli sostiene che l’energia orgonica, corrispettiva dell’etere del XIX secolo, è la forza vitale, una reale energia tangibile che esiste nell’atmosfera, in forma libera e ricarica anche noi, ricarica il terreno e ricarica gli alberi. Tuttavia, le difficoltà nel portare avanti queste ricerche nell’ambito della scienza ufficiale egli hanno fatto osservare: “In Occidente gli scienziati accademici sanno tutto e non gli si può insegnare niente. Sono consapevoli di quello che conoscono, ma non conoscono quello che non sanno. Un vero scienziato sa che esistono dei limiti alla conoscenza e che c’è bisogno di conoscere di più, di sapere quello che ancora non si sa e questo è molto raro”.

In circa un secolo di studi, diversi autori, sconosciuti al grande pubblico perché indistintamente derisi o ignorati, come Albert Abrams, Georges Lakhovsky, Giuseppe Calligaris, Alexander Gurwitsch, Jacques Benveniste, Pierluigi Ighina e molti altri, hanno seguito lo stesso filo conduttore nella ricerca, contribuendo enormemente alla scoperta delle Leggi della Natura, pur senza avere mai ricevuto nessun riconoscimento scientifico ufficiale.

Grazie a loro ed alla mentalità alternativa che pian piano sta emergendo, dovuta anche alla sempre crescente diffusione delle filosofie orientali, i ricercatori indipendenti più illuminati di oggi, stanno valutando una scoperta sensazionale: la possibilità che l’informazione biologica non venga trasmessa soltanto per via biochimica, ma anche per via elettromagnetica e attraverso il campo energetico (eterico, orgonico, vitale, o che dir si voglia) universale.

Ognuno di questi coraggiosi pionieri meriterebbe un tributo personale ed almeno un articolo interamente dedicato per la portata delle loro scoperte, ma non essendo ciò possibile, ho scelto di dedicare una nota in ricordo di un ricercatore italiano che mi ha commosso e affascinato nello stesso tempo, per il grande valore della sua opera, espressa con semplicità disarmante ed insieme, con solida consapevolezza di sé. I saccenti uomini di scienza ne hanno ignorato l’esistenza, la gente comune ha sorriso alle sue affermazioni ferme e quiete, beffandosi del suo desiderio di condividere le sue scoperte, troppo distanti dai luoghi comuni e dalle loro nozioni di scienze imparate a scuola.

Solo i bambini in visita al laboratorio di Pierluigi Ighina, nella loro innocente integrità, libera da sovrastrutture, si sono riempiti di meraviglia, a bocca aperta e col naso all’insù osservando le nuvole che si aprivano nel cielo, proprio sopra l’elica rotante di Ighina, un’invenzione rivoluzionaria in grado di far piovere o di far tornare il sole, simile nel principio di funzionamento al Cloudbuster di Reich, potenzialmente in grado di risolvere il problema della siccità nei paesi poveri, ma che nessuno ha mai voluto prendere in considerazione per più approfondite indagini. Gli unici davvero interessati sono stati quei bambini delle elementari: “La più grande soddisfazione della mia vita!” ha ammesso Ighina, con il suo genuino sorriso edentulo e gli occhi umidi, in un’espressione di saggia lucidità che solo un decano della vita e della conoscenza può avere.

Pierluigi Ighina (1908-2004), per 10 anni allievo e collaboratore di Guglielmo Marconi, è stato uno scienziato e ricercatore controcorrente, pressoché sconosciuto al pubblico. Fondatore del Centro Internazionale Studi Magnetici di Imola, ha dedicato tutta la vita allo studio dell’elettromagnetismo e dell’atomo. Ha teorizzato il ritmo sole-terra secondo il quale dall'interazione dell’energia solare con quella terrestre si produce materia, attraverso l’Atomo Magnetico.

Nel suo libro “Il Monopòlo magnetico” Ighina spiega che l’energia solare è il monopòlo positivo dell’atomo magnetico che arriva alla terra a spirale, dalla terra riparte un’altra spirale verso il sole con segno negativo e così il ciclo si chiude. Il riflesso di questa energia, abbinato alla pulsazione che lo caratterizza, crea la vita ed ogni cosa animata o inanimata è segnata da un proprio ritmo.

Noi esistiamo in virtù di questa pulsazione vitale, di questa doppia spirale di energia che promuove il movimento che dà la vita. E’ straordinaria, a mio parere, e meriterebbe di essere indagata a fondo, l’analogia di questa descrizione con quella del DNA, la molecola della vita, alla luce delle più recenti ricerche, ancora embrionali, sul suo ruolo di “antenna biologica” Rice-trasmittente a funzionamento elettromagnetico!

Nella sua ultima intervista, nel 1999, Pierluigi Ighina dichiarò: “Il 2000 è vicino, io ho poco tempo, ma sono avanti trent’anni. Gli scienziati invece sono molto indietro. Se mi dessero ascolto, se solo un poco mi ascoltassero, risolverebbero tutti i problemi del mondo. Ho 91 anni e da tanto tempo studio il magnetismo e molti fenomeni della fisica che ancora non sono stati capiti. Il secolo che sta per iniziare potrebbe cambiare la scienza. Non so se siete pronti per ascoltare queste cose, ma è bellissimo. Il sole è il centro della vita. Dentro il sole, al centro, abbiamo scoperto un cuore, un cuore pulsante che batte agli stessi ritmi del corpo umano, un cuore magnetico. Siete liberi di credere o no a quello che scrivo. Se ci credete, avrete capito i segreti del mondo, se non ci credete, per me è lo stesso…”.

Sono convinta che ognuno degli scienziati che ho citato avrebbe voluto che i propri studi non dovessero essere considerati un traguardo, bensì un punto di partenza, da approfondire ed integrare, correlare alle acquisizioni di altri, nel vero spirito della ricerca, per inseguire e perché no, raggiungere, quel principio unificatore che è stato il sogno dei più grandi filosofi di ogni tempo.

Un sogno che è appartenuto anche ad un altro grande perseguitato, il dott. Ryke Geerd Hamer, teologo e medico dei nostri tempi, specializzato in medicina interna, che dopo aver scoperto le Cinque Leggi Biologiche della natura, in grado di spiegare l’origine di tutte le malattie ed averle sperimentate attraverso la sua Nuova Medicina Germanica su oltre 40.000 casi di studio, presentando tra l’altro la sua ricerca in una tesi di post-dottorato presso l’Università di Tübingen nel 1981, invece di incontrare la disponibilità a proseguire la sperimentazione su casi equivalenti ed estendere le sue originali scoperte agli studenti di medicina, ha incassato la bocciatura del suo lavoro da parte della commissione universitaria e inoltre gli è stato intimato di negare le sue scoperte altrimenti il suo contratto non sarebbe stato rinnovato.

La persecuzione del Dott. Hamer è culminata nel 1986 quando, all’età di 51 anni, una sentenza del tribunale lo ha escluso dall’Ordine dei Medici, impedendogli così di praticare la medicina, sulla base del fatto che si rifiutò di rinunciare alle sue scoperte sulle origini del cancro e di conformarsi ai principi della medicina ufficiale. Nel frattempo giornalisti e tabloid medici non hanno perso occasione di ritrarre Hamer come un ciarlatano, un sedicente guaritore, un leader di setta o addirittura un pazzo criminale che ha negato ai malati di cancro i trattamenti “salvavita” convenzionali.

Più volte Hamer è stato arrestato e condannato al carcere, da dove è stato liberato solo nel 2006 ed ora vive da esiliato in Norvegia.

Non è certo un quadro rassicurante quello che ho dipinto.

L’antica inquisizione metteva al rogo fisicamente gli eretici destabilizzatori, ma l’inquisizione moderna mette al rogo i novelli Savonarola e Giovanna D’Arco censurandone le idee o peggio ancora lasciandole cadere nel silenzio e nella totale indifferenza, mettendo un bavaglio mediatico a tutte quelle scoperte scientifiche che potrebbero realmente migliorare la vita dell’uomo, ma che probabilmente farebbero tremare le poltrone istituzionali e alleggerirebbero i portafogli dei colossi dell’energia e della farmaceutica.

Io credo che i tempi siano ormai maturi per un significativo cambiamento.

E’ ora che ognuno si impegni a dare il proprio contributo per accrescere la consapevolezza collettiva, affinché il patrimonio delle idee e delle grandi intuizioni emergenti non venga considerato eresia, ma ottenga il giusto rilievo e si possa così sfatare per sempre la sconfortante quanto realistica sentenza di Albert Einstein che dice: “La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono”.   

“La verità attraversa sempre tre fasi. Prima viene ridicolizzata, poi violentemente contestata, infine accettata come una cosa ovvia”.

Fonte
http://frontelibero.blogspot.it

http://altrarealta.blogspot.it/

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