mercoledì 19 agosto 2015

NAPOLI - CAPPELLA DI SAN SEVERO L'INCREDIBILE ALCHIMIA DELLA CAPPELLA E LE MACCHINE ANATOMICHE

Lo straordinario principe Raimondo di Sangro e l'alchimia della cappella di San Severo- di Stefano Brugnoli 


Nella Napoli settecentesca Raimondo di Sangro abitava  il Palazzo Sangro, tutt’oggi esistente al civico 9 di Piazza San Domenico Maggiore. Nelle immediate vicinanze, al nr. 19 di via Fancesco de Sanctis, sorge la famosa cappella Sansevero, chiamata anche Santa Maria della Pietà dei Sangro o Pietatella.La cappella venne fondata come sacello sepolcrale della famiglia da Giovanni Francesco Sangro (1590) poi rinnovata dal figlio Alessandro (1610) ed infine decorata da Raimondo. La cappella era unita al palazzo da un cavalcavia che crollò agli inizi del 1900.La Cappella Sansevero si presenta come un complesso libro di sapere ermetico nascosto abilmente nei complessi scultorei. Man mano che dall’ingresso si procede dall’ingresso verso l’altare maggiore avremo l’Ovest come punto ideale, di fronte l’Est a destra il Nord ed a sinistra il Sud.
Alla nostra sinistra la statua del Decoro che è rappresentata da un giovane con i fianchi cinti da una pelle di leone con la mano appoggiata ad una colonna ove è scritto “Sic Floret Decoro Decus” che simboleggia la forza. Di fronte sulla desta si erge l’Amor Divino che raffigura un giovane nell’atto di porgere un cuore fiammeggiante che raffigura la fase conclusiva del processo alchemico. Andando avanti altre due sculture, poste una di fronte all’altra; a sinistra la Liberalità dove una donna tiene in mano il corno dell’abbondanza  mentre con l’altra offre delle monete ed un compasso; quest’ultimo oggetto rappresenta la misura della volontà. Sulla destra la statua dell’Educazione che rappresenta una donna in atto di istruire un bambino. Entrambe le statue simboleggiano, l’una il sorvegliane del tempio e l’altra il compito affidato agli stessi di istruzione dei neofiti.
A questo punto esaminiamo le  successive quattro statue; la Sincerità, la Soavità, lo Zelo della Religione ed il Dominio di sè stessi nelle quali possiamo intravedere le quattro prove dell’iniziazione.

Raimondo di Sangro

La donna della Sincerità ha il caduceo (alchimisticamente, il solvente dei Saggi) mentre con la sinistra sorregge un cuore. E’ qui evidente il primo grado dell’iniziazione dove il neofita deve sottoporsi ad una rigida introspezione (la statua corrisponde all’elemento Terra)
La Soavità riflette la seconda prova in quanto ha un elmo in testa indice di regalità ed un giogo in mano indice del dominio dell’alchimista sulla materia dopo aver trovato l’oro (la statua corrisponde all’elemento Aria)
La statua dello Zelo della Religione corrisponde alla terza prova dove l’iniziando si rischiara alla luce di una torcia dimenticando le nozioni non conformi al libero pensatore (la statua corrisponde all’elemento Acqua)
Il Dominio simboleggia la quarta prova dove un guerriero tiene incatenato ai suoi piedi un leone ed Amore tiene una fiaccola rovesciata. E’ il trionfo dell’intelletto sulla forza bruta e sulle bramosie (la statua corrisponde all’elemento Fuoco).
Il Sapere Iniziatico è condensato nella statua della Pudicizia che rappresenta la sapienza che l’iniziando deve svelare per impadronirsene.

                            
La lapide dedicatoria di Alessandro de' Sangro sull'ingresso
della Cappella Sansevero - foto tratta da Wikipedia - Autore: Hotepibre (Giuseppe)



Nella statua del Disinganno, che rappresenta un uomo che si libera dalle maglie di una rete, è allegoricamente rappresentato l’Apprendista appena dopo essere stato iniziato ai misteri. Nel bassorilievo sottostante, raffigurante Cristo che dona la vista ad un cieco, è chiara l’allusione al dono della luce e della verità.
La statua del Cristo velato richiama l’attenzione alla figura del Maestro, quando adagiato sul letto di morte, viene simbolicamente ricoperto da un velo.
E’ possibile ritrovare attinenze anche con le carte dei tarocchi:
La statua della Liberalità con la Lama 17 “le stelle”
L’Educazione con la Lama 8 “la gisustizia”
La Sincerità con l’Arcano 3 “l’imperatrice”
La Soavità con la Lamina 4 “l’Imperatore”
Lo Zelo della religione con l’Arcano 9 “l’Eremita”
Nel Dominio di sé stessi con l’Arcano 11 “la forza”
La Pudicizia con la Lamina 2 “la papessa”
E tantissime altre rispondenze
Nella Cappella di San Severo sono conservate 3 particolarissime e quantomeno uniche statue, eseguite su volere di Raimondo di Sangro, la cui realizzazione è così fenomenale da presupporre che, oltre alla mano dell'artista, vi sia stato anche qualche ignoto intervento alchemico.

Il Cristo velato e la leggenda del velo - di Isabella Dalla Vecchia 


Quest'opera famosa per la sua impeccabile realizzazione si trova al centro della navata della Cappella di San Severo. Fu realizzata da Giuseppe Sanmartino, su committenza di Raimondo di Sangro. Doveva essere una "semplice rappresenzazione di Nostro Signore Gesù avvolto nel sudario" ma osservandola è impossibile non essere investiti da mille interrogativi, primo tra tutti l'assoluta perfezione dell'opera. Il sudario trasparente che avvolge Gesù non richiama minimamente la freddezza e la durezza del marmo, materiale di cui è scolpito, perchè ciò che appare davanti ai nostri occhi è pura seta. Mai un velo è stato rappresentato in questo modo, perlopiù da un giovane e sconosciuto artista napoletano che ha saputo in quest'opera superare gli stessi Canova e Michelangelo.


Una leggenda narra che Raimondo di Sangro, con le sue doti di alchimista avrebbe saputo pietrificare un vero drappo, riuscendo così ad ottenere un'opera di autentica fattura. Se si ricerca anche solo un errore che possa avvalorare che si tratti di "finzione" e non di realtà, si rimane sbalorditi. L'immagine è così autentica che trascina lo spettatore alla pietà e allo stesso tempo alla delicatezza con cui viene avvolto il Cristo, quasi a dissiparne le sofferenze subite e a trasmettere il fatto che Lui stia in quel momento effettivamente dormendo e che quel sudario con un soffio di alito di vento scivolerebbe via, non appena Gesù avrebbe emanato nel risveglio il primo respiro. Ecco che il marmo da freddo diviene caldo, perchè avvolge un corpo ancora vivo, immortale, eterno, prossimo alla resurrezione, come questa meravigliosa statua.

La statua del Disinganno - di Isabella Dalla Vecchia 

Un'altra opera incredibile rappresenta il Disinganno e si trova nei pressi del pilastro a destra dell'altare. Opera di Francesco Queirolo, rappresenta un uomo che cerca di liberarsi da una rete con l'aiuto di un genio alato. E' dedicata al padre di Raimondo, Antonio duca di Torremaggiore, a ricordo della sua vita avventurosa e pellegrina, a causa della quale trascurò i figli che furono cresciuti ed educati dal nonno. Solo in vecchiaia, rendendosi conto del tempo perduto, tornò a Napoli e prese i voti. Ecco perchè l'uomo o meglio il padre, aiutato da una figurina celeste, si libera dall'inganno, una rete che lo aveva dolcemente imprigionato per tutta la vita. Il putto che in fronte reca simbolo della conoscenza, indica il mondo ai piedi del complesso e il Libro della Bibbia aperto. Il bassorilievo sottostante riporta la parabola di Gesù che ridona la vista al cieco metafora dell'intera vicenda.

             
                                                                                                          Disinganno

La statua nel complesso è un riferimento al percorso di iniziazione massonica, nel cui rituale si procedeva bendati e privi di vista, fino a riottenerne di nuova e illuminante. Solo attraversando il buio della perdizione e del peccato si può comprendere e raggingere la luce della Conoscenza e della Verità. Ma se non si vive nel male non si può capire pienamente il bene e poter distinguere così bene le due realtà. Dopotutto Gesù ha guarito persone colpite da malattie e da demoni, indicandogli la giusta via. Ognuno di noi è invischiato ad una rete dura come il marmo, che ci confonde e disordina i pensieri in ogni giorno della nostra vita, solo quando ne saremo liberati potremo sentirci liberi di volare verso la luce. Come cita Raimondo: “fragilità umana, cui non è concesso avere grandi virtù senza vizi”.
Ma ciò che stupisce realmente è la realizzazione della rete, così perfetta da apparire reale, sembra vera e solamente dipinta con il colore del marmo. Anche in questo caso si presuppone che il principe di San Severo abbia agito con l'alchimia su una banale rete da pescatore, pietrificandola. E' strano che tre opere, uniche al mondo per la precisione con cui sono state realizzate reti e veli, si trovino qui. Così simili tra loro e per giunta scolpite da tre autori diversi.
Che Raimondo abbia davvero scoperto la magia alchemica o è solo eccellente bravura degli artisti?

La statua della Pudicizia - di Isabella Dalla Vecchia

      
 
            
    
Questa mirabile statua si trova nei pressi del pilastro a sinistra dell'altare, commissionata sempre da Raimondo di Sangro a dedicata alla madre Cecilia Gaetani dell'Aquila d'Aragona, morta quando Raimondo aveva solo 1 anno. Venne scolpita da un altro autore, Antonio Corradini, che nonostante avesse già realizzato "veli di marmo" in diverse situazioni, raggiunse in quest'opera una perfezione tale da supporre che anche in questo caso esso sia stato opera alchemica del principe. In questo caso il materiale è addirittura rappresentato "umido" facendo trasparire la pelle ancora bagnata.
L'episodio sotto la statua è il Noli me Tangere, nel quale Gesù risorto incontra la Maddalena che lo aveva scambiato per il giardiniere e le dice di non toccarlo. Vi è la figura di Maria Maddalena in correlazione con la donna velata, nascosta, sotto la cui stoffa preziosa si cela la Verità della Dea che un giorno sarà rivelata. Accando alla donna è presente una lapide spezzata che mostra poche parole e un Albero della Vita legame con Eva, la prima Dea. Nel complesso una celata rappresentazione di Iside velata, Dea massonica preferita. Qui la donna è protagonista, una donna nascosta, da cercare. Viene voglia di toglierle il velo, così sottile ma allo stesso tempo così opaco. Solo il vero iniziato potrà farlo, solo colui che saprà trasformare alchemicamente il marmo in seta e potrà toglierne il velo.

Lo strano labirinto - di Isabella Dalla Vecchia 


Non è un tema casuale da parte di Raimondo che ne ha ricoperto addirittura il pavimento, il labirinto è il simbolo per eccellenza del percorso iniziatico, attraverso il quale si cerca la via di uscita verso la verità. Tema molto caro ai Cavalieri Templari, luogo della ricerca del Graal, in Italia e nel mondo ne troviamo di diverse tipologie, spesso in luoghi ben precisi, come dimore filosofali o magioni dei cavalieri dell'Ordine. Rappresenta il nostro cammino, i bivii a cui siamo sottoposti ogni giorno, le nostre scelte che però fanno parte di un unico grande disegno labirintico, all'interno del quale dobbiamo saper scegliere saggiamente affinchè non ne restiamo prigionieri, ma riusciamo ad uscirne vittoriosi per aver, con coscienza e conoscenza, intrapreso la strada corretta.

Le macchine anatomiche - di Stefano Brugnoli 

Il Principe di San Severo, intorno al 1763, ingaggiò l’anatomista siculo Giuseppe Salerno, impegnandosi a pagarlo 2000 ducati all’anno, cifra ragguardevole per quel periodo.
Il Principe aveva già a sua disposizione a pagamento il medico di famiglia ma come mai assunse un nuovo medico?
Le risposte che possiamo trovare possono essere le seguenti:
  1. Il San Severo aveva già avuto dissapori con le autorità e l’opinione pubblica, per cui non voleva esporsi con i suoi esperimenti
  2. Il lavoro che desiderava eseguire richiedeva l’esperienza di un medico esperto in dissezioni
Il Principe si procurò degli scheletri veri, attualmente chiusi in bacheche nei sotterranei della Cappella, che vennero opportunamente trattati ed al fine di mantenere le ossa unite al loro corretto posto queste furono collegate mediante fili di ferro fatti passare attraverso le cavità delle ossa medesime.
Dopo questo lavoro il San Severo si preoccupò di creare in cera ogni pezzo anatomico fatti con il sistema del calco mentre per le vene è stata utilizzata della cera poi colorata mediante un pennellino. I coloranti utilizzati sono il nerofumo, porporina, azzurrite e cinabro.



Altro sistema potrebbe essere stato quello utilizzato per le candele versando cera liquida in un tubo in cui siano stati prima inseriti dello spago od un filo di ferro. Anche i cuori, la vescica ed i testicoli delle Macchine Anatomiche sono stati riprodotti in cera e quindi nessuna sostanza metallica è stata utilizzata.
Ma per quale motivo il De Sangro spese somme consistenti di denaro e tempo per realizzare la più straordinaria costruzione anatomica del tempo?
Uno dei principali motivi potrebbe essere riscontrato nel desiderio di offrire alla scienza dell’epoca un valido strumento conoscitivo dell’anatomia umana.
L’altra motivazione potrebbe rintracciarsi nel fatto che inizialmente i due cadaveri potessero trovarsi all’interno del palazzo del principe in una camera chiamata “fenice” e che indubbiamente conduce al mito filosofico della rigenerazione dove i tre elementi maschio, femmina e feto (le Macchine anatomiche sono scheletri di un uomo e di una donna) allo stato della putrefazione sono pronti a ricevere i nuovi germi vitali della resurrezione. E’ il processo della materia “dealbata” in attesa della rivivificazione , così come la fenice risorge dalle sue ceneri; è l’Igne Natura Renovatur Integra INRI (Il Principe di San Severo Clara Miccinelli edizioni Ecig).

Un terrificante esperimento? - di Isabella Dalla Vecchia 


Osservando le macchine anatomiche ci assale un atroce dubbio: I corpi e l'intero apparato circolatorio sono troppo complessi e anatomicamente precisi perchè possano essere stati semplicemente "riprodotti". Esiste una "leggenda nera" secondo la quale queste strutture anatomiche sarebbero state in principio degli esseri umani frutto di un folle esperimento ad opera dello stesso Raimondo di Sangro che, come un novello Dottor Frankestein, avrebbe portato in laboratorio esseri umani. Il mistero permane ancora oggi perchè ci è assolutamente ignota la metodologia per ottenere simili "modelli". Unica "tecnica" nota è il "processo di metallizzazione" secondo il quale sarebbe stato inserito nelle arterie dei presunti cadaveri (di questo non si ha certezza), un liquido sconosciuto che avrebbe resi solidi tutti i vasi sanguigni. In seguito i cadaveri sarebbero stati "aperti" e privati degli altri organi, lasciando solo la struttura ossea con tutto il sistema circolatorio. Non è da escludere l'ipotesi che l'esperimento sia stato effettuato su persone ancora vive, dato che solo il sangue in circolo pompato dal cuore avrebbe potuto diffondere il liquido in tutto il corpo. Ipotesi questa che fa rabbrividire se si pensa che la donna era addirittura incinta, infatti si nota tutto l'apparato circolatorio del feto e del cordone ombelicale (il feto è stato trafugato). Ma che tipo di liquido è stato utilizzato? Quale genere di materiale poteva solidificarsi solo dopo aver raggiunto ogni più remoto capillare? Ci viene in mente il mercurio, il metallo liquido conosciuto. Ma in che modo sarebbe stato iniettato dato che ancora non esistevano aghi ad utilizzo medico? Un segreto che il Principe portò con sè nella tomba, non lasciando traccia alcuna sui suoi studi. Inoltre non esistono esempi di questo tipo in tutto il mondo e mai forse ce ne saranno data l'impossibilità di ricreare, ancora oggi, un esperimento simile.


Un sistema circolatorio fin troppo dettagliato, in ogni suo minimo capillare. Ad oggi non si conosce la verità, è impedito ogni prelievo di materiale, forse per lasciare il dubbio, la paura, la preoccupazione sulla effettiva fonte di queste "macchine anatomiche". Magari per lasciare la speranza che fossero solo modellini e chissà, forse anche il proprietario è spaventato all'idea di un esperimento sulla vita. Ciò che spaventa incuriosisce con il riserbo che "potrebbe essere tutto finto", con questi presupposti non esiste persona che non si recherebbe ad osservare queste strane e inquietanti "meraviglie della natura".


Si trovano nella Stanza della Fenice, animale simbolo di resurrezione, di rinascita e immortalità. Raimondo di Sangro era fondamentalmente un medico e non dobbiamo farci assalire da preconcetti di spietato sperimentatore. Essendo lui stesso un fervente alchimista potrebbe anche aver riscoperto per un istante il barlume della pietra filosofale, del metallo trasformato in oro, dell'immortalità della vita. Magari il suo esperimento era volto a creare vite eterne ma, dopo aver visto il risultato, è anche possibile che abbia deciso di non riprovarci mai più. Se così non fosse avremmo trovato molti altri cadaveri, magari anche di animali. Ma sappiamo bene che di "macchine anatomiche" ne esistono solamente due.

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