venerdì 31 luglio 2015

POSSIBILI PIRAMIDI AL POLO SUD? FOTOGRAFIE INTRIGANTI IN ANTARTIDE

La scienza non esclude che in passato l'Antartide possa essere stato un luogo dal clima temperato. E' possibile che alcune immagini scattate in Antartide rivelino l'esistenza di piramidi sotto i ghiacci del Polo Sud?

piramidi polo sud antartide

Se osserviamo le civiltà che hanno popolato il nostro pianeta fin dalla notte dei tempi, la forma piramidale dei monumenti sembra essere quella più apprezzata dagli antichi costruttori e, allo stesso tempo, la più enigmatica.
La piramide è stata utilizzata come tipologia in architettura soprattutto in Egitto e da alcune civiltà precolombiane nell’America centrale. Eppure, diversi archeologi contemporanei continuano a scoprire edifici monumentali di forma piramidale in ogni angolo del pianeta.
In tal senso, la scoperta più recente è quella eseguita da Danny Hilman, geologo senior del Centro Indonesiano per la Ricerca geotecnica e titolare di un dottorato di ricerca presso l’Istituto di Tecnologia della California.
Il team guidato da Hilman sta lavorando sul sito di Ganung Padang, una collina nascosta tra i vulcani indonesiani e che potrebbe essere il monumento più antico mai scoperto. Il ricercatore, infatti, ritiene che le strutture visibili sulla collina facciano parte di una piramide che potrebbe risalire a più di 9 mila anni fa [Leggi articolo].
L’anno prima, nell’agosto del 2012, l’archeologa amatoriale Angela Micol ha annunciato di aver individuato alcune piramidi sconosciute attraverso le fotografie satellitari di Google Earth.
Secondo la ricercatrice, le strutture visibili dall’alto farebbero impallidire le tre piramidi della Piana di Giza. A quanto pare, alcune conferme sarebbero arrivate da una spedizione preliminare inviata alle coordinate della scoperta, dove è stata rilevata l’esistenza di cavità e pozzi. Inoltre, è emerso che queste formazioni sono etichettate come ‘piramidi’ su diverse mappe dell’antichità. [Leggi articolo].
Ma la vera sorpresa potrebbe arrivare da alcune immagini scattate da un gruppo di esploratori impegnati nella scalata del Massiccio Vinson, la montagna più alta dell’Antartide, situata a circa 1.200 km dal polo sud. La montagna è lunga circa 21 km e larga circa 13. Si trova all’interno della catena del Sentinel Range.
L’immagine è stata scattata l’1 dicembre 2010. Sul fondo si erge quella che a detta di alcuni osservatori sembra essere una piramide di origine non naturale. La curiosa formazione si trova in una zona interna a circa 18 km dalla costa antartica.
Nella stessa spedizione è stata scattata un’altra immagine nella quale si vedono due strutture a forma di piramide nei pressi della costa.
Sono formazioni montuose particolarmente precise scolpite dalla natura, oppure potrebbe trattarsi di altri monumenti costruiti dalla mani di antichi uomini?
Abbiamo cercato le immagini satellitari su Google Maps, ma l’area geografica dove sono state individuate le ‘piramidi’ risulta non accessibile: non si capisce se la zona non sia stata coperta dai satelliti, oppure se sia stata censurata deliberatamente (c’è sempre qualche teorico del complotto tra noi!).

Visualizza Antartide in una mappa di dimensioni maggiori

Una piramide a gradoni al Polo Sud

Ma le foto scattate dagli esploratori non sono le uniche immagini a fornire indizi sull’esistenza di piramidi sotto i ghiacci del Polo Sud. Tra i ghiacci sterminati dell’Antartide esiste la Princess Elisabeth Station, una base di ricerca scientifica belga entrata in servizio nel 2009.
Renè Robert, un fotografo esploratore francese, ha scattato alcune immagini nei pressi della base davvero intriganti. Nelle foto si può vedere un struttura simile ad una piramide a gradoni, proprio a ridosso della stazione di ricerca.

Di cosa si tratta? Una semplice formazione naturale prodotta da una bizzarra erosione della roccia? Oppure è la prova più evidente dell’esistenza di un’antica civiltà antartica scomparsa in tempi remoti?
Per osservare le immagini potete utilizzare Google Maps alle coordinate-71.95207, 23.346891 e attivare la funzione “Foto”. In alternativo potete cercare le immagini scattate da Robert sulla sua pagina di Panoramio.
Le formazioni sono parzialmente coperte di neve ed è oggettivamente difficile stabilire se si tratti di montagne particolarmente squadrate e simmetriche, oppure di vere e proprie piramidi.
Ma se le formazioni dovessero rivelarsi di origine artificiale, significherebbe che in un tempo remoto il continente antartico ospitava una civiltà complessa quanto quella che ha realizzato le piramidi di Giza e che la coltre di ghiaccio del Polo Sud potrebbe custodire le antiche vestigia di una civiltà perduta.
Naturalmente, l’ipotetica costruzione di tali piramidi risalirebbe ad un periodo geologico nel quale l’Antartide era completamente privo di ghiacci. In tal caso, bisognerebbe riscrivere tutta la storia dell’umanità, dato che una scoperta del genere porterebbe indietro le lancette della storia di molte migliaia di anni, almeno al periodo in cui non vi erano ghiacci al Polo Sud.

Un Antartide tropicale estremamente antico

La scienza non esclude che in passato l’Antartide possa essere stato un luogo dal clima temperato. Secondo uno studio pubblicato su Nature, di cui dà conto ilsito web della Bbc, circa 53 milioni di anni fa sulle coste dell’Antartide cresceva una rigogliosa vegetazione tipicamente tropicale. A provarlo sono i resti di pollini e spore recuperati dagli autori della ricerca nel corso di trivellazioni sul posto.
Lo studio indica anche che in quell’epoca geologica in Antartide le temperature superavano i 10 gradi, mentre in estate potevano raggiungere i 25 gradi. Il motivo di tale innalzamento delle temperature non è stato ancora del tutto identificato, probabilmente si è trattato di un’azione congiunta di vari fattori, innescata da potenti eruzioni vulcaniche e dalla diversa circolazione delle correnti oceaniche.
La teoria dello Slittamento Polare è l’ipotesi secondo la quale gli assi di rotazione di un pianeta non sono sempre stati nella stessa posizione di quella attuale o che non vi rimarranno in futuro.
In altre parole che i poli fisici di un pianeta si sono, o saranno, spostati. Questo fenomeno è quasi sempre legata al contesto della Terra, ma anche altri corpi del Sistema Solare potrebbero aver subito un riorientamento assiale durante la loro esistenza.
Gli effetti di uno slittamento influiscono sui principali cambiamenti climatici della maggior parte della Terra, come aree che prima formavano la zona equatoriale possono divenire più miti, e aree che prima avevano un clima più temperato possono invece divenire regioni o più equatoriali o più artiche.

15 mila anni fa Antartide senza ghiacci?

Secondo uno studio dei ricercatori della scuola politecnica federale di Losanna pubblicato sulla rivista “Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology“, l’ultima era glaciale si sarebbe conclusa circa 14.500 anni fa.
Lo studio rivela che l’Europa si sarebbe riscaldata di 5 gradi centigradi e che lo scioglimento dei ghiacciai avrebbe liberato in atmosfera ossido di azoto, accelerando a sua volta il processo. I ricercatori affermano che la maggior parte della sostanza sarebbe stata sprigionata dalle piante che cominciavano a prosperare proprio nelle aree appena riscaldate.
Uno slittamento polare avvenuto 14.500 anni fa, avrebbe potuto spedire l’Antartico nell’attuale posizione polare, generando un repentino congelamento di tutto ciò che vi era sopra?
L’unica cosa certa è che questa transizione è avvenuta in coincidenza di una delle solite crisi inspiegate, tanto grave da costituire lo spartiacque fra due ere geologiche, il Pleistocene e l’Olocene.
L’era pleistocenica giunge al suo termine, segnato da un imponente risveglio dell’attività vulcanica, da terremoti spaventosi, testimoniati dal crollo delle volte nella maggior parte delle caverne del mondo, e da immani alluvioni, che travolgono milioni di animali.
In tutto il mondo ci sono testimonianze di ecatombi agghiaccianti. Come spiegare questa transizione traumatica? Le teorie che cercano di spiegare la causa di uno slittamento polare sono molteplici:
– un asteroide o una cometa velocissimi che colpiscono la Terra con un tale angolo di impatto che la litosfera si muove indipendentemente dal mantello terrestre;
– un asteroide o una cometa velocissimi che colpiscono la Terra con un angolo di impatto in grado di spostare gli assi dell’intero pianeta;
Una cometa è caduta sul nostro pianeta 12,9 mila anni fa
– un oggetto celeste di magnetismo insolito che passa sufficientemente vicino alla Terra da riorientare temporaneamente il campo magnetico, trascinando la litosfera verso un nuovo asse di rotazione.
Eventualmente il campo magnetico del sole ridetermina di nuovo quello originario della Terra, una volta che il corpo celeste ritorna a una distanza dalla quale non è più in grado di influenzare la Terra;
– una perturbazione della topografia dello strato di confine tra nucleo e mantello, forse indotta dalla diversa rotazione del nucleo e dallo slittamento del vettore di rotazione assiale, comanda la ridistribuzione della massa dello strato di confine;
– la ridistribuzione della massa nel mantello a causa di valanghe di mantello o altre deformazioni.

Correlazione con le Piramidi di Giza

Secondo alcuni ricercatori, la lettura astronomica della posizione delle Piramidi di Giza fornirebbe un ulteriore riferimento a datazioni che superano i 10 mila anni. La Teoria della Correlazione di Robert Bauval e Adrian Gilbert, afferma che la costruzione delle Piramidi di Giza sarebbe avvenuta in un periodo anteriore al 10.500 a.C.
I due ricercatori hanno scoperto che la posizione delle tre principali piramidi della necropoli di Giza corrisponda alla configurazione astronomica del cielo visibile nel decimo millennio avanti cristo. Le tre piramidi richiamano le tre stelle della cintura della Costellazione di Orione. Secondo gli autori, questa correlazione fu volontariamente creata da chi costruì le piramidi di Giza.
Il riferimento alla data di 12.500 anni fa è significativo per Hancock, dato che la posizione delle piramidi indicherebbe il momento preciso in cui una civiltà avanzata precedente alla nostra ha visto il suo tramonto a causa di un cataclisma globale.
Nel suo libro Impronte degli Dei, Graham Hancock ha trovato delle piste di riflessione che conducono tutte verso un punto preciso. Secondo Hancock, le Piramidi sono state costruite in ogni cultura del pianeta e i loro monumenti contengono configurazioni astronomiche più o meno evidenti.
In questo saggio di ampio respiro Graham Hancock tenta di mettere ordine nel caos della preistoria del genere umano.
Partendo da antiche testimonianze di numerose popolazioni  e mettendoli a confronto da un lato con i miti e le leggende universali, dall’altro con lo studio di mappe risalenti a tempi remoti, lo studioso ipotizza l’esistenza di un popolo dotato di un’intelligenza superiore, in possesso di sofisticate tecnologie e dettagliate conoscenze scientifiche, le cui “impronte”, però, vennero del tutto cancellate da una catastrofe d’immani proporzioni.

mercoledì 29 luglio 2015

Kepler e le sue Terre



La saga della caccia ai pianeti extrasolari ha ormai quasi vent’anni. Tanto, infatti, è passato dalla prima storica scoperta di 51 Peg b, annunciata nel novembre 1995 da Michel Mayor e Didier Queloz. Le scoperte successive hanno gradualmente trasformato i pianeti extrasolari da remota ipotesi in solida realtà e il loro numero si sta rapidamente dirigendo verso il traguardo delle 2000 scoperte (i dati del 25 luglio indicano 1935 pianeti distribuiti in 1225 sistemi planetari, 484 dei quali sono sistemi multipli). Più della metà di queste scoperte la si deve al lavoro osservativo di Kepler, il telescopio spaziale lanciato dalla NASA il 7 marzo 2009 con l’obiettivo specifico di individuare pianeti extrasolari.
Il lavoro di Kepler si basa sulla tecnica dei transiti, uno dei metodi a disposizione dei cacciatori di pianeti: si esamina la luce proveniente da una stella cercando di coglierne le minime variazioni indotte dal passaggio di un pianeta. Il compito di Kepler è quello di tenere sott’occhio circa 140 mila stelle e, grazie ai suoi strumenti, riuscire a individuare il minuscolo abbassamento di luce che si verifica quando il pianeta attraversa la sua linea di vista. Una missione tutt’altro che semplice, che sembrava definitivamente compromessa quando, a partire dal 2012, si manifestarono alcuni malfunzionamenti del sistema giroscopico. Fortunatamente i responsabili di Kepler sono riusciti a far fronte in modo molto ingegnoso ai guasti, permettendo al telescopio di mettersi nuovamente in caccia.
Periodicamente il team di ricerca di Kepler rilascia la lista dei possibili candidati (i cosiddetti KOI – Kepler Object of Interest) e delle nuove scoperte definitivamente accertate, sottolineando ovviamente quelle che più si avvicinano agli obiettivi primari della missione, vale a dire l’individuazione di pianeti extrasolari più simili – per posizione e caratteristiche – alla Terra. Non è dunque una novità che la NASA, sempre molto attenta alle problematiche della comunicazione, proponga al pubblico gli ultimi traguardi raggiunti da Kepler. La conferenza stampa dello scorso 23 luglio, però, ha avuto una particolare eco, complice la natura dell’indiscusso protagonista: Kepler-452b. A causa del software impiegato per l’analisi dei dati di Kepler, calibrato con criteri piuttosto restrittivi per evitare falsi positivi, nell’agosto 2013 questo pianeta extrasolare era riuscito a farla franca. L’esito fu completamente differente, invece, nel maggio seguente, dopo che un upgrade del software lo aveva reso più sensibile all’individuazione di pianeti di minori dimensioni. Ovviamente, l’individuazione della lieve diminuzione nel debole segnale stellare è solamente il primo passo per giungere a dichiarare l’esistenza di un nuovo pianeta extrasolare. Un cammino complesso, che possiamo ripercorrere nello studio riguardante Kepler-452b appena pubblicato da Jon M. Jenkins (NASA Ames Research Center) e collaboratori su The Astronomical Journal (qui si può accedere al paper completo).
Il 23 luglio, dunque, viene dato ampio risalto alla scoperta di questo pianeta. Sono soprattutto tre le caratteristiche che rendono la scoperta particolarmente interessante: primo, la stella madre è molto simile al Sole; secondo, le dimensioni del pianeta sono poco più grandi di quelle della Terra; terzo, l’orbita del pianeta si sviluppa nella cosiddetta zona di abitabilità. Con questo termine – talvolta si incontra un più scherzoso Goldilocks zone, mutuato dalla fiaba di Riccioli d’oro – si indica la regione attorno a un astro in grado di garantire la possibilità di acqua liquida, caratteristica ritenuta basilare quando si voglia parlare di possibilità dello sviluppo di forme di vita. Più concretamente, le simulazioni e i modelli applicati da Jenkins ai dati relativi a Kepler-452b e alla sua stella – posta nella costellazione del Cigno e distante da noi circa 1400 anni luce – suggerirebbero l’esistenza di un pianeta di raggio pari a 1.6 volte quello della Terra che percorre in 385 giorni terrestri un’orbita molto simile per dimensioni a quella che noi percorriamo intorno al Sole. Tutto questo, unito al fatto che la stella in questione è dello stesso tipo del Sole – anche se appena più grande e un miliardo e mezzo di anni più vecchia (circa 6 miliardi di anni contro i 4,5 del Sole) – può certamente giustificare l’utilizzo di termini quali vecchio cugino della Terra impiegati dal team di Kepler per indicare il pianeta. Purché il ricorso a qualsiasi forma di parentela si fermi lì. Considerarlo, usando una terminologia diventata ormai di moda, una Terra 2.0 è oltremodo prematuro: sono ancora troppe e troppo importanti le incognite riguardanti questo pianeta extrasolare.

Non tutti i media, però, hanno letto l’annuncio con sufficiente spirito critico e da più parti, complice probabilmente anche qualche malinteso sulle immagini pittoriche diffuse dalla NASA, quella di Kepler-452b è stata salutata come una scoperta epocale.

Certamente si tratta di una scoperta molto importante, che dimostra come siamo ormai in grado di individuare pianeti di dimensione terrestre che percorrono orbite simili alla nostra, ma per completare il ritratto di una ipotetica Terra 2.0 ci sono ancora molte altre cose da chiarire. Tanto per cominciare non sappiamo nulla della composizione di Kepler-452b. I modelli statistici elaborati per sondare le probabilità di una sua composizione rocciosa indicano che tale possibilità oscilla tra il 49% e il 62% e lo sbilanciarsi sulla presenza o meno di una atmosfera – condizione indispensabile per garantire una temperatura equilibrata – ci porterebbe a rasentare la fantascienza. Non sappiamo neppure quanto dura un giorno, sempre ammesso che vi sia una benefica alternanza giorno/notte e il pianeta non sia invece bloccato in una risonanza orbitale che lo obbliga a mostrare sempre la stessa faccia al suo Sole.
A essere maligni verrebbe da pensare che l’enfasi data dalla NASA in questo annuncio sia un po’ sospetta. Perché calcare la mano con tanta insistenza solo su Kepler-452b quando gli si poteva affiancare una dozzina di candidati pianeti con massa inferiore al doppio della Terra individuati in zona abitabile? Verrebbe proprio da sospettare un premeditato e organizzatissimo spot pubblicitario. Poi, ripensandoci, ecco far capolino anche un’altra considerazione. Meno maligna. E’ quasi certo, infatti, che un annuncio più asettico e scientificamente corretto avrebbe a malapena meritato qualche distratta citazione sui giornali. Con il risultato che, probabilmente, sarebbe completamente sfuggito al grande pubblico. Senza dubbio un bel dilemma, che sembra quasi spingere a favore della scelta di far balenare il miraggio di un pianeta gemello della Terra in giro per la Galassia. Qualcosa, però, continua a dirmi che non è la soluzione migliore.
Claudio Elidoro – Scienze dello spazio

DERINKUYU, L’ANTICA CITTÀ SOTTERRANEA COSTRUITA PER PROTEGGERE L’UMANITÀ?

Da secoli si raccontano storie di grotte e tunnel nelle profondità della terra, passaggi sotterranei che conducono a regni di demoni e mostri. È possibile che queste leggende nascondano una sorprendente verità? Forse ci sono davvero luoghi misteriosi e inspiegabili sotto i nostri piedi, luoghi le cui origini potrebbero non essere di questo mondo.

Derinkuyu

La Cappadocia, nella Turchia orientale, è delimitata al nord dal Mar Nero e a sud dalla catena montuosa del Tauro.
Nel 1963, una semplice ristrutturazione nella città di Derinkuyu porta ad una scoperta straordinaria.
L’apertura della parete di una grotta, rivela un passaggio verso una città sotterranea, antica di migliaia di anni, ad oltre 85 metri di profondità.
Ci sono tredici piani che scendono sottoterra, con pozzi di ventilazione e circa quindicimila bocchette che portano l’aria anche ai livelli più profondi.
Per quanto incredibile, le camere rocciose scoperte potevano contenere circa 20 mila  persone tra uomini, donne e bambini. Ci sono perfino tracce di centri religiosi, magazzini, torchi per il vino e stalle per il bestiame.
Nei livelli sotterranei sono stati trovati sale da pranzo, cucine annerite dalla fuliggine, cantine, botteghe di alimentari, una scuola, numerose saloni e anche un bar.
La città ha beneficiato della presenza di un fiume sotterraneo e pozzi d’acqua. Era una piccola città completamente autosufficiente, che ancora oggi stupisce studiosi e ingegneri.
La costruzione di una città come Derinkuyu sarebbe stata un’impresa per chiunque, anche in tempi moderni e con attrezzature moderne. Pensare che un’opera del genere sia stata realizzata in un’epoca così remota è semplicemte stupefacente, paragonabile solo alle piramidi d’Egitto.
A Derinkuiu, a causa della morbidezza della pietra, bisognava stare molto attenti a fornire abbastanza supporto ai piani superiori con i pilastri, altrimenti ci sarebbero stati crolli catastrofici.
Invece, è sorprendente l’assenza di qualsiasi traccia di collasso grave, quindi dobbiamo supporre che dovessero essere particolarmente abili e conoscessero molto bene il materiale roccioso.
Parliamo di popoli antichissimi, ed è difficile immaginare come possano aver fatto a realizzare un’opera del genere. Forse furono aiutati da qualche altra civiltà?
Ma chi ha costruito questa enorme città sotterranea? E quale motivazione misteriosa li ha spinti a vivere sottoterra? Perchè qualcuno vorrebbe vivere nella profondità di queste strane caverne?
Secondo molti archeologi e studiosi, è probabile che Derinkuyu servisse come rifugio temporaneo durante le invasioni e che sia stata costruita intorno all’800 a.C. dai Frigi, un popolo dell’Età del Bronzo imparentato con i Troiani.
Altri credono che sia stata costruita dagli Ittiti, popolo guerriero menzionato nella Bibbia e che aveva prosperato centinaia di anni prima. Ma è possibile che la città sotterranea sia ancora più antica? Secondo i teorici degli “Antichi Astronauti” lo è, e forse di varie migliaia di anni.

Antichi Astronauti: visitatori alieni scambiati per divinità?
Il ‘Culto del Cargo’ spiegherebbe l’enigma degli Antichi Astronauti

Zoroastro

La Cappadocia faceva parte dell’impero di Zoroastro, di origine persiana, con una delle più antiche tradizioni religiose dell’umanità.
Si ritiene che la religione di Zoroastro, una fede antica basata sulle forze opposte del bene e del male, abbia fortemente influenzato sia l’Induismo che il Giudaismo e il Cristianesimo.
Fondata intorno al VI secolo a.C., il suo dio principale è il creatore Ahura Mazdā. Nel secondo capitolo del testo sacro zorastriano “Avestā”, Ahura Mazdā salva l’intero genere umano da un distrato ambientale globale, un pò come la storia di Noè nella Bibbia ebraica.
Il grande profeta Yima fu incaricato dal creatore di costruire il palazzo “Vara di Yima” al fine di proteggere tutte le creature dall’imminente disastro. Secondo i teorici degli Antichi Astronauti, questo palazzo sarebbe da identificare con l’opera realizzata a Derinkuyu.
Come raccontano i testi sacri, Yima costruì una città sotterranea a più piani per proteggere un gruppo scelto di persone e animali non dall’alluvione, ma da un’era glaciale globale.
Nella “Vendidad” viene denominato come il “malvagio inverno”. Secondo molti climatologi classici, l’ultima era glaciale si è verificata circa 18 mila anni fa, terminando intorno al 10 mila a.C. È possibile che Derinkuyu sia stata costruita come rifugio da un devastante inverno globale?
Non potendo datare la pietra al carbonio, chiunque può fare ipotesi su quanto sia antica Derinkuyu. Ma se Derinkuyu dovesse essere la città sotterranea cheAhura Mazdā ha ordinato di costruire, forse c’è un sorprendente nucleo storico dietro la leggenda. Se è così, chi o cosa era il dio Ahura Mazdā?
Dai testi sacri zoroastriani, Ahura Mazdā sembra essere il responsabile della gestione di tutto quello che succede sulla Terra.
Lo si può leggere in vari modi: potrebbe rappresentare una sorta di forma di coscienza universale che sovraintende alla vita dell’universo e dell’umanità, oppure, molto più concretamente, potrebbe rappresentare un’intelligenza extraterrestre che vigila sul pianeta.
Quasi tutti i testi sacri antichi parlano della conoscenza data al genere umano da “divinità” discese dal cielo. È possibile che Ahura Mazdā sia stato un essere intelligente proveniente da un altro mondo e che sia stato riconosciuto come un dio dalle antiche popolazioni terrestri? E se sì, ha fornito la tecnologia necessaria ai suoi seguaci per costruire questo complesso labirinto di protezione contro un disastro ambientale?
Ma ci potrebbe essere un’altra inquietante ragione dietro la costruzione di Derinkuyu. Secondo alcuni studiosi, un indizio sarebbe l’insolito sistema di sicurezza della città sotterranea, realizzato con porte da 500 chili posizionate su rotelle e che possono essere spostate da una sola persona.
Queste porte sono state realizzate con grande ingegno. In pratica, si possono aprire facendo leva solo dall’interno. Ciò lascia supporre che chiunque abitasse a Derinkuyu si nascondesse da qualcosa o da qualcuno.
Secondo i testi antichi zoroastriani, Ahura Mazdā si alza in cielo in un carro divino e muove guerra contro il suo eterno nemico Angra Mainyu, il demone della distruzione. È possibile che si tratti, come sostengono molti teorici degliAntichi Astronauti, della raffigurazione di due forze extraterrestri che si scontrano per il controllo della Terra e delle sue risorse?

Solo delle intelligenze evolute avrebbero potuto avere la capacità di alzarsi in volo con dei veicoli aerei (carri divini). Queste entità erano in possesso di quel genere di macchine di cui si legge in ogni cultura antica del mondo! Basti pensare alle “Vimana” della tradizione Indù o al “Carro di Fuoco” nella Bibbia ebraica che rapisce il profeta Elia portandolo in cielo.
Se prendiamo in considerazione la tradizione zoroastriana, ci sono chiari accenni ad una sorta di battaglia aerea tra fazioni in guerra. Perciò, è molto probabile che le grotte di Derinkuyu siano state usate come riparo contro i bombardamenti aerei degli extraterrestri che si combattevano tra loro.
Se un veicolo aereo sorvola Derinkuyu ad alta velocità, non potrà mai vedere le bocchette di areazione della città sotterranea. Derinkuyu è il rifugio antiaereo per eccellenza!

martedì 28 luglio 2015

LA “STIRPE DEL SERPENTE” NELLA SIMBOLOGIA E NEL MITO DELLA STORIA UMANA

Secondo alcuni studiosi, la frequenza della figura serpentina nelle tradizioni e nella simbologia umana affonda le radici in qualcosa di reale accaduto agli albori dell'evoluzione dell'uomo. Tra alcuni ricercatori si registra un certo sconcerto quando si considera lo spazio di tempo estremamente ristretto nel quale si è evoluta la specie umana.

dominio rettiliano

Nel momento in cui Eva, la prima donna mitica e madre di tutti i viventi, si è fatta convincere a raccogliere il frutto proibito dall’Albero della Vita, l’umanità cade vittima del primo grande inganno del serpente.
Quello raccontato da Genesi, il libro di apertura della Bibbia, è una storia ricca di simbolismo. Secondo il pensiero religioso occidentale, l’incidente narrato dal testo sacro presenta il nemico più insidioso dal quale l’umanità deve guardarsi.
Eppure, la figura del serpente non è presente soltanto nei racconti della tradizione semitica che ha partorito il racconto di Genesi. Se guardiamo alla mitologia delle altre culture umane, scopriamo uno scenario popolato di rettili, serpenti piumati e strani esseri ibridi rettiloidi.
Secondo alcuni studiosi, la frequenza della figura serpentina nelle tradizioni e nella simbologia umana affonda le radici in qualcosa di reale accaduto agli albori dell’evoluzione dell’uomo.
Lo scenario raccontato dai miti di tutto il mondo è pressoché lo stesso: esseri considerati divini, dalle sembianze rettili e dai grandi poteri, hanno consegnato nelle mani dell’umanità la conoscenza tecnologica e la civilizzazione urbana.
E’ possibile che entità non umane abbiano influenzato il normale andamento evolutivo del genere umano? La rapida evoluzione dell’uomo, incapace di armonizzarsi con i tempi e le regole della natura, potrebbe dipendere da questo? E’ possibile che il nostro DNA sia stato alterato in maniera innaturale per scopi a noi ignoti?
Per quanto la scienza abbia fatto passi da gigante nella comprensione dei meccanismi che regolano l’evoluzione degli esseri viventi, l’origine dell’uomo rimane ancora avvolta nel mistero.
Le indagini archeologiche e i ritrovamenti fossili, più che chiarire la storia dell’evoluzione umana, non fanno che complicare un puzzle di per sé già abbastanza complicato. Tra alcuni ricercatori si registra un certo sconcerto quando si considera lo spazio di tempo estremamente ristretto nel quale si è evoluta la specie umana.
Per fare un paragone indebito, possiamo pensare ai dinosauri, un gruppo di esseri viventi che ha dominato il pianeta Terra per ben 160 milioni di anni, un ciclo di vita biologica estremamente lungo o, quanto meno, in armonia con i tempi cosmici dell’Universo.
Se invece consideriamo l’homo sapiens, si rimane sconcertati nel considerare che il genere homo è comparso sul pianeta solo 2 milioni di anni fa e, attraverso una rocambolesca serie salti evolutivi, è giunto a costruire appena 6 mila anni fa le prime città moderne in Mesopotamia, per poi passare, in poche migliaia di anni, dalla scrittura cuneiforme all’informatica e dall’esplorazione dei territori sconosciuti al volo spaziale.

Perché l’Homo Sapiens è così veloce?

Tra i primi a parlare di un intervento esterno alla storia evolutiva dell’uomo c’èZecharia Sithchin, il ricercatore che ha dedicato la sua vita allo studio della mitologia sumera.
In molti dei suoi libri, Sithchin afferma la sua teoria secondo la quale, in un passato molto remoto, un gruppo di viaggiatori extraterrestri provenienti dal pianeta Nibiru, chiamati Anunnaki, sarebbero scesi sulla Terra per sfruttare le risorse minerarie del nostro pianeta.
Avendo bisogno di manodopera per l’estrazione di minerali, gli Anunnaki pensarono di manipolare geneticamente la specie terrestre più simile a loro, innestandovi il proprio DNA: fu scelto un ominide, l’Homo Erectus.
Potremmo essere il risultato di una manipolazione genetica che ci ha strappato dal nostro sviluppo naturale?
Secondo l’ipotesi di David Icke, alcuni alieni rettiliani, sotto le mentite spoglie umane di uomini pubblici, hanno preso il controllo del nostro pianeta impedendo all’umanità la normale evoluzione spirituale, sociale e tecnologica. Il fine di costoro sarebbe quello di schiavizzare l’umanità e impossessarsi definitivamente delle risorse planetarie (umanità compresa).
Le idee contenute nel libro Figli di Matrix, apparentemente originali e stravaganti, ma convalidate da una lunga e scrupolosa serie di indizi documentati, descrivono la nostra vita sul pianeta Terra come un inganno ‘esistenziale’ gestito da forze extraterrestri, intraterrestri e interdimensionali per tenerci in una prigione mentale, emozionale e spirituale.
A conferma di queste teorie, sembra che gli antichi miti terrestri concordino tutti su una cosa: l’aspetto di questi antichi ‘visitatori’ (che qualcuno considera ‘invasori’) è accomunata a quello della famiglia dei rettili. E in quasi tutte le leggende, si fa riferimento ad antiche “divinità” metà uomo e metà rettile.

I Sumeri

I Sumeri rappresentano la prima popolazione urbanizzata al mondo. Erano i discendenti di un’etnia della Mesopotamia meridionale (l’odierno Iraq sud-orientale), autoctona o stanziatasi in quella regione dal tempo in cui vi migrò (attorno al 5000 a.C.) fino all’ascesa di Babilonia (attorno al 1500 a.C.).
Il termine Sumero è in realtà il nome dato agli antichi abitanti della Mesopotamia dai loro successori, il popolo semitico degli Accadi. I Sumeri, (o Shumeri da Shumer) infatti, chiamavano se stessi sag-giga, letteralmente “la gente dalla testa nera” e la loro terra Ki-en-gi, “luogo dei signori civilizzati”.
Nel pantheon delle divinità sumere figura Enki, la divinità dei mestieri, del bene, dell’acqua, del mare, dei laghi, della sapienza e della creazione. Enki, in alcune rappresentazioni, appare come un essere metà uomo e metà serpente.
Il significato del suo nome dovrebbe essere “signore della terra”. Egli era il custode dei poteri divini chiamati Me, i doni della civilizzazione dei quali avrebbe beneficiato l’umanità.
La sua immagine è un serpente con una doppia ellisse, o Caduceus, molto simile al Bastone di Asclepio. Secondo l’opinione di alcuni autori, non sorprende che il simbolo di Enki sia stato poi usato come simbolo della medicina, data la sua sconcertante somiglianza con la doppia elica del DNA.

I racconti dell’Antico Testamento

La Bibbia riprende alcuni temi della mitologia sumera e babilonese. Secondo quanto riportato dagli autori del testo sacro, il seduttore dell’umanità che compare nell’episodio del ‘Peccato Originale‘ ha le sembianze di un serpente.
All’inizio della storia umana, il serpente propone ad Adamo ed Eva una via alternativa a quella prevista dall’ordine cosmico, così da “diventare come Dio”. Che significa? Secondo alcuni esegeti, Adamo ed Eva intravedono nella proposta del serpente la via dell’immortalità che li renderebbe simili a Dio.
Altri, invece, vedono nella proposta la possibilità per l’umanità di stabilire da sola cosa sia bene e cosa sia male, senza nessuna autorità divina esterna. Il serpente propone all’uomo di diventare dio di se stesso. Infatti, all’obiezione di Eva il serpente risponde serafico:
“Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male”. Non è più il creatore a stabilire cosa è buono o male, ma la creatura.
Altri ancora, hanno interpretato il racconto del peccato originale come una scorciatoia evolutiva offerta all’umanità per aggirare un processo che probabilmente avrebbe richiesto migliaia (se non milioni) di anni. Ireneo di Lione, un importante autore cristiano del 3° secolo, ha definito quello di Adamo ed Eva un peccato d’impazienza, una scappatoia per bruciare le tappe.
Il serpente si sarebbe fatto portatore di capacità tecnologiche e culturali che gli uomini avrebbero comunque sviluppato naturalmente e in perfetta armonia con le leggi cosmiche dell’universo. In questa interpretazione si incrociano i racconti della mitologia sumera su Enki (portatore della civiltà) e anche il mito di Prometeo, il quale ruba il fuoco agli dei per consegnarlo agli uomini.
Il breve arco di tempo nel quale l’umanità si è evoluta lascia sconcertati alcuni antropologi. Rispetto ai tempi della natura, l’uomo sembra una saetta comparsa sul pianeta. Ed è una evoluzione che effettivamente non è completamente in armonia con il cosmo.
Il costo di questa veloce evoluzione è stata la separazione dell’uomo dalla natura e la conseguente distruzione del pianeta (l’eden), la separazione tra gli uomini (torre di babele) e la conseguente perdita di unità d’intenti e l’alienazione degli individui. In questa prospettiva, il serpente ha incarnato il simbolo del diavolo (diabolos = ciò che separa).

Il Medio Oriente e l’Africa

In  Medio Oriente si tramanda dei Jinn, misteriosi uomini serpente o dragoni di cui si afferma la presenza fin dai tempi più antichi. In età preislamica ai Jinn era accreditata una notevole potenza, quasi sempre in grado di esprimere una devastante e spesso mortale cattiveria.
Gli Antichi Egizi veneravano molte divinità ibride, nelle quali si fondevano caratteristiche umane e animali. Tra queste c’era l’antico dio egiziano Sobek, il quale viene riprodotto come un uomo con la testa di coccodrillo.
sobek
Nel Mali c’è una popolazione, i Dogon, che tramandano un mito di creazione il cui protagonista è un uomo rettile. I Dogon affermano di discendere dal dio Amma, proveniente dalla stella Po Tolo (Sirio B).
Amma creò l’universo con le stelle e le costellazioni e poi creò Tenga, cioè la Terra, a forma di donna, con cui si accoppiò generando i Nommo, due esseri mezzo uomo e mezzo serpente, identificati come la forza vitale dell’acqua, e li inviò sulla terra per impartire all’umanità gli insegnamenti fondamentali, come tessitura, metallurgia e agricoltura.
I Dogon conservano delle conoscenze a dir poco miracolose. Nel 1947, dopo aver vissuto con i Dagon per più di diciassette anni. l’antropologo franceseMarcel Griaule ha riportato una storia veramente incredibile. Gli anziani della tribù hanno rivelato a Griaule uno dei loro segreti più gelosamente custoditi, nascosto anche alla maggior parte della comunità tribale.
Essi affermano di aver ricevuto una profonda conoscenza del sistema solare da uno dei misteriosi Nommo. Gli anziani sono a conoscenza delle quattro lune di Giove, degli anelli di Saturno e sono consapevoli della forma a spirale della Via Lattea e sanno che sono i pianeti a muoversi intorno al Sole e non viceversa.
Ma ciò che più sconcerta gli etnologi è la conoscenza dei Dogon delle orbite, delle dimensioni e della densità delle stelle del sistema di Sirio. I Dogon hanno accuratamente confermato l’esistenza di Sirio A, B e C, conoscenza che la moderna scienza ha acquisito solo di recente.
Sirio C è rimasta sconosciuta fino al 1995, quando gli astronomi hanno notato l’influenza gravitazionale che questa esercita sul movimento di tutto il sistema.

La Grecia antica

Il primo re mitico di Atene, Cecrope, era mezzo uomo e mezzo serpente. Nella mitologia greca, erano serpenti i servitori dei Titani e dei Giganti, i quali sono talvolta rappresentati in forma “anguiforme”, ossia con le gambe formate da terminazioni serpentiformi molti simili a quelle di Enki- Tra questi c’è l’immagine del gigante Klyteros.
cecrope

Asia orientale

Nei racconti popolari della Cina antica figurano due fratelli, Nüwa, una divinità femminile della creazione, e Fu Xi, uno dei tre mitici sovrani cinesi detti “I Tre Augusti”, vissuto, secondo la tradizione, tra il 2952 e il 2836 a.C.
Entrambi vengono raffigurati come esseri ibridi, formati da un busto umano e da una coda di serpente. Secondo la tradizione è Nüwa a inventare la musica e la tecnica per suonare il flauto, ma soprattutto è lei a creare gli uomini, plasmandoli dall’argilla.
Fu Xi veniva rappresentato sempre allacciato, tramite la coda, alla sorella Nüwa, che prese in sposa. Le immagini rappresentano lei con un compasso e lui con una squadra in mano: i due strumenti indicano che i due sovrani inventarono norme, regole, standard. Secondo il folklore cinese, queste due divinità sono responsabili della creazione e dell’educazione del genere umano.
nuwa fu xi
Nella cultura asiatica si tramandano anche le leggende dei Long o dragoni, forme a metà tra il piano fisico e il piano astrale, ma raramente descritte in forma umanoide, e che possono cambiare forma passando dall’umano al rettiliano.
Questa caratteristica viene spesso attribuita agli Imperatori Asiatici, che si credeva fossero in grado di mutare volontariamente la propria forma umana in una di drago e viceversa.

Cristianesimo

La teologia cristiana, che fonda il proprio pensiero anche sull’Antico Testamento ebraico, ha assunto il racconto del peccato originale come momento fondamentale della cosiddetta caduta dell’uomo.
La redenzione, ovvero la sconfitta del principe di questo mondo (Satana) è avvenuta con l’incarnazione, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo, nel quale l’ordine primordiale è ricostituito e verrà a compiersi con il ritorno di Gesù alla fine dei tempi e la venuta della Gerusalemme Celeste, la nuova creazione in armonia con l’ordine cosmico.
Un simbolo interessante della redenzione e della sconfitta del serpente è l’iconografia mariana: la Vergine Maria è rappresentata nell’atto di calpestare la testa del serpente, simbolo di vittoria sul male.

Americhe precolombiane

La mitologia Maya conosce una figura molto importante per il discorso che stiamo sviluppando: il dio Quetzalcoatl. Secondo le narrazioni, questa divinità avrebbe insegnato al popolo Maya i segreti dell’agricoltura, della metallurgia e dell’astronomia. L’umanità deve il suo rapido sviluppo evolutivo ad una figura esterna rettiliforme.
Le rappresentazioni di Quetzalcoatl sono alquanto inquietanti, in quanto vedono il dio maya intento a divorare un uomo. Che poi questo dono fatto all’umanità non sia del tutto gratuito? Cosa chiede il serpente in cambio? Quale parte dell’umanità sta divorando?

Epoca contemporanea

Quello del rettile è ancora un simbolo presente nella cultura umana e spesso è associato ai simboli araldici di grandi famiglie nobiliari (dal sangue “rettile” blu!), a marchi di grandi aziende e ad opere d’arte che rappresentano spudoratamente il dominio del rettile sulla razza umana, come un nefasto parassita:
Serpente che divora un neonato: il famoso Biscione, simbolo della famiglia Visconti di Milano

Simbolo dell’Alfa Romeo: un serpente (coronato, quindi Re) divora un uomo

biscione canale 5
Versione “fiorita” del biscione del Cavaliere

Orripilanti statue esposte nel Vigeland Park di Oslo, dove molto chiaramente viene descritto il dominio rettile sull’umanità.

Cosa giustifica questa presenza costante e penetrante della simbologia rettile nella cultura umana. E come mai sembra che ancora oggi ci siano tanti riferimenti al serpente e al suo potere? Siamo davvero preda di una dominazione esterna che ci ha fatto deragliare dal percorso evolutivo naturale? Qual è lo scopo del serpente?
Dopo questa lunga, e ampiamente incompleta, carrellata di miti e simboli, sembra possibile indicare alcuni punti salienti:
1) Il serpente è un simbolo presente in quasi tutte le culture umane;
2) Il serpente (o drago) fa dono all’umanità della tecnologia e della cultura accelerando il processo evolutivo naturale;
3) Il serpente (o drago) è sempre al comando: è Re, Imperatore (presidente?)
4) Il dono del serpente non è gratuito: egli divora l’uomo… cosa vuole in cambio?
5) Il potere del serpente è ancora in atto… basta solo avere occhi per notarlo!