domenica 31 maggio 2015

Centrali energetiche dell’antichità


“Farai un’arca di legno d’acacia; la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo, la sua larghezza di un cubito e mezzo e la sua altezza di un cubito e mezzo. La rivestirai d’oro puro sia dentro che fuori; le farai al di sopra una ghirlanda d’oro, che giri intorno. Fonderai per essa quattro anelli d’oro, che metterai ai suoi quattro piedi: due anelli da un lato e due anelli dall’altro lato. Farai anche delle stanghe di legno di acacia e le rivestirai d’oro. Farai passare le stanghe negli anelli ai lati dell’arca, perché servono a portarla. Farai anche un propiziatorio d’oro puro (un coperchio); la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo e la sua larghezza di un cubito e mezzo. Alle due estremità metterai due cherubini d’oro lavorati al martello. In modo che le loro ali spiegate in alto coprano il propiziatorio e la faccia rivolta l’uno verso l’altro e verso il propiziatorio. Lì io mi incontrerò con te; dal propiziatorio, fra i due cherubini parlerò e ti comunicherò tutti gli ordini che avrò da darti per i figli d’Israele. (Esodo 25,10)” L’Arca dell’Alleanza, uno degli oggetti più sacri, più misteriosi e al tempo stesso più ricercato. L’Arca dell’Alleanza era il recipiente nel quale Israele aveva riposto le Tavole della Torah, dopo averle ricevute sul monte del Sinai. Su di loro erano incisi i Dieci Comandamenti. L’Arca fu trasportata per tutti i 40 anni di viaggio nel deserto, e accompagnò Israele durante i lunghi anni di conquista della Terra Promessa, fino a venire posta nel Tempio costruito dal Re Salomone. Si trattava di una cassa lunga 110 cm circa di lunghezza per 67 cm di larghezza e profondità.

CENTRALI ENERGETICHE

La costruzione dell’Arca ricorda il principio dei condensatori elettrici, due conduttori separati da un isolante. Costruita con legno di acacia e rivestita d’oro, in modo analogo ad altre casse rivestite d’oro rinvenute in Egitto, veniva posta in una zona secca dove il campo magnetico naturale raggiunge in genere 500 o 600 Volt per metro verticale, in modo da caricarla attraverso la ghirlanda d’oro che la circondava; in pratica l’arca si comportava come un condensatore. Era comunque un generatore di forze sconosciute, non controllabili, mortali. Tanto che gli israeliti dovevano stare per legge a circa un kilometro di distanza durante la movimentazione da parte di quei pochi eletti che avevano accesso a questo stupefacente manufatto. i leviti. A chiunque altro era vietato toccarla; quando Davide fece trasportare l’arca a Gerusalemme, durante il viaggio un uomo di nome Uzzà vi si appoggiò per sostenerla, ma cadde morto sul posto Forze così potenti da aiutare gli israeliti alla conquista della Palestina durante le sanguinose campagne di conquista di Giosuè nelle quali compare la presenza diretta del dio degli ebrei: Yahweh. Una presenza forse non solo simbolica, ma un vero e proprio supporto militare e tecnologico offerto da un soggetto così importante da essere ritenuto il “divo”, il “dux”, termine successivamente storpiato in “dio” e abbinato alla trascendenza e alla spiritualità. Trascendenza e spiritualità che poco centrano con il significato originale della parola che invece rappresenta un modello da seguire, o meglio ancora, il punto di riferimento per il popolo ebraico. Yahweh appunto.
L’Arca dell’Alleanza era pertanto un generatore di energia, o parte di un sistema ancora più complesso di produzione massiva di energia. Energia che poteva essere usata come arma (Gerico), come strumento di telecomunicazione (i dialoghi tra Mosè e Yahweh) e per altre svariati utilizzi. La prova del suo potere sta nella lettura delle istruzioni per la costruzione del Tabernacolo, la Tenda del Convegno dove veniva custodita l’arca e delle precise regole per accedere al suo interno allo scopo di proteggere le vite umane: “…non entrare in qualunque tempo nel santuario, al di là della cortina, davanti al propiziatorio che è sull’Arca, altrimenti potresti morire, perché io apparirò entro una nube, sul propiziatorio. Vesti la sacra tunica di lino, metti sulla carne i calzoni di lino, cingi i fianchi di una cintura di lino, e copri la tua testa con una tiara di lino… lava prima la tua carne con l’acqua e poi vestiti.” (Esodo 26)
La prima volta che l’Arca compare nella Bibbia avviene in Esodo, con Mosè che guida il proprio popolo fuori dall’Egitto portando con sé questo incredibile manufatto. Esodo che secondo la tradizione giudaico-cristiana sarebbe stato scritto da Secondo la tradizione ebraica e molte confessioni religiose cristiane più legate alla lettera del testo biblico, il libro dell’Esodo sarebbe stato scritto da Mosè in persona.
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Nonostante i pareri discordi tra gli egittologi, l’esodo biblico può forse collocarsi con buona probabilità durante il regno di Ramses II, al più tardi sotto il regno del figlio, Merenptah. Se la presenza degli ebrei, chiamati apiru dagli antichi egizi, è attestata già sotto il regno di Thutmosis III, con l’avvento di Ramses II le notizie si fanno più dettagliate: erano addetti al trasporto delle pietre per un tempio citato nel Papiro 348 di Leida e compaiono anche nel Papiro Harris. Alcuni di essi esercitavano anche la professione di fabbricanti di mattoni, come raccontato in Esodo. A differenza del testo biblico mancano però notizie di loro proteste o ancor più di ribellioni. Nessuna fonte egiziana finora in nostro possesso parla di un esodo o di più uscite dall’Egitto. Non possiamo dimenticare che la radice del nome Mosè è di origine egiziana, derivando dalla parola egizia moses che significa “figlio, fanciullo”, formula abbreviata che ritroviamo nei nomi di faraoni quali Thut-mosis (“figlio di Thot”), Ramses (Ra-Moses “figlio di Ra”), etc. e non dalla radice ebraica mashah che significa “trarre fuori”, da cui erroneamente mosheh “salvato dalle acque”. Ciò è stato addotto come prova alla tesi freudiana secondo la quale Mosè in realtà sarebbe stato un condottiero egiziano altolocato che solo la leggenda giudaica posteriore avrebbe reso di origine ebraica, mentre la tribù di Levi a cui, secondo la Bibbia, apparteneva, sarebbe stato il suo gruppo di fedeli accompagnatori, formato appunto da scribi e servitori.
Un altro famoso autore, il filosofo greco giudaico Filone, contemporaneo di Gesù, e iniziatore della tradizione esegetica di Alessandria, ci ha lasciato un utilissimo resoconto su ciò che Mosè imparò a corte: “Aritmetica, geometria, la scienza del metro, ritmo e armonia, gli furono insegnate dai più colti tra gli egiziani. Essi lo istruirono inoltre nella filosofia tradotta in simboli che si trova nelle cosiddette iscrizioni sacre”. Inoltre apprese dagli abitanti dei paesi vicini “le lettere assire e la scienza caldea dei corpi celesti”. Mosè poté approfondire lo studio dell’astrologia presso la stessa corte. Secondo Schurè, Mosè venne costretto da Ramses all’iniziazione sacerdotale per timore che il giovane aspirasse al trono. L’importante funzione di “scriba sacro del tempio di Osiride” allontanava dal trono ma comprendeva “la simbolica sotto tutte le sue forme, la cosmografia e l’astronomia”. L’istruzione presso il santuario lo avvicinava inoltre all’arca d’oro “che precedeva il pontefice nelle grandi cerimonie” e che racchiudeva “i dieci libri più segreti del tempio, che trattavano di magia e di teurgia”. Come ha giustamente rilevato G.Hancock, il mistero del nome sacro divino “Jahvè” affonda le proprie origini nella tradizione magica egiziana. Il nome Jahvè deriva dal tetragramma YHWH, trascrizione latina delle iniziali ebraiche della formula basata sul verbo essere “Io sono colui che sono (e che sarò)”, che dovrebbe significare che Dio è il solo veramente esistente.
Il nome divino considerato sacro e impronunciabile, viene sostituito durante la lettura dei testi ebraici dal termine Adonai, “Signore”, termine che, per la notevole somiglianza linguistica, alcuni studiosi hanno associato non solo ad “Adonis”, divinità fenicia, ma anche al nome egizio Aton, il dio del culto “monoteistico” del faraone Akhenaton. Nel 1922, infatti, due linguisti, H. Bauer e P. Leander, dichiararono che Adonai non era una parola semitica, ma un prestito “presemitico” di provenienza ignota. Questa scoperta avallò la supposizione che tra Adonai e Aton vi fosse qualcosa di più che una casuale affinità fonetica. I seguaci di Freud poterono così ipotizzare che il nome di Aton, divinità messa al bando dai sacerdoti di Amon dopo la morte del faraone eretico, fosse entrata nella lingua ebraica sotto mentite spoglie con il significato di “Signore”, ma con riferimento a una divinità, anch’essa unica e assoluta (anche se, come riscontrato per il culto del disco solare egizio, non sempre riconosciuto come un vero monoteismo, anche il monoteismo ebraico si è affermato soltanto a partire dal Deuteronomio). Cercando di spiegare il nome Jahweh con lingue diverse dall’ebraico, è stata anche ipotizzata un’origine madianita del nome e della divinità, origine che sarebbe derivata dal suocero di Mosè, Ietro, sacerdote di Madian, il luogo dove Mosè si era rifugiato dopo aver commesso l’omicidio di un sorvegliante egiziano e dove avvenne la prima rivelazione del roveto ardente.
L’interessante articolo di Enea Baldi “Le corna di Mosè”, apparso sul numero di Rinascita del 27 marzo 2010, ci induce a riassumere per sommi capi un’altra storia, a nostro avviso estremamente interessante, relativa a quel particolare momento della mitologia ebraica noto come “esodo” che, secondo la versione biblica, farebbe riferimento alla fuga delle popolazioni ebraiche dall’Egitto dei faraoni alla ricerca, sotto la guida di Mosè, della “terra promessa”, ad essi garantita in virtù di un “patto” stipulato con il loro dio. Si tratta di una storia puramente ipotetica, mancando in parte oggettivi riscontri storicamente documentati, ma comunque decisamente verosimile – ed in ogni caso più verosimile della maggior parte dei racconti biblici ed evangelici, ai quali una quantità enorme di individui presta fede pur in totale assenza di qualsiasi verifica storica, quando non addirittura in aperta contraddizione con la storia stessa. Per motivi di spazio ci limiteremo ad enunciare i fatti fondamentali, fornendo la bibliografia essenziale per chi fosse interessato ad un più approfondito esame dell’argomento. Intorno al 1300 a.C. Akhenaton, passato alla storia come “il faraone ribelle”, contrappone un culto monoteista a quello politeista in vigore in tutto l’Egitto, forse continuando l’opera intrapresa da suo padre Amenophis III; fonda una nuova capitale ad Amarna, a circa 200 km a sud del Cairo; il popolo resta però in maggioranza fedele agli antichi dei. Seguaci di Akhenaton e del nuovo ed unico dio Aton saranno una esigua minoranza della popolazione egizia, alcune razze tipicamente africane e la quasi totalità degli hyksos, i discendenti delle tribù semite che intorno al XVII secolo a.C. avevano invaso il nord dell’Egitto dominandolo per due dinastie, prima di essere definitivamente sottomessi.
Dopo circa diciassette anni di governo Akhenaton scompare nel nulla e la restaurazione politeista si accanisce contro di lui con una accurata damnatio memoriae: quasi tutti i segni visibili del suo passaggio – iscrizioni, sculture, documenti – vengono distrutti; la stessa città di Amarna è rasa al suolo. Secondo recenti ipotesi un’insurrezione della popolazione, guidata dal clero tebano, costrinse il faraone eretico ad abbandonare l’Egitto per stabilirsi in Palestina con tutti i suoi seguaci; a conferma di ciò esiste una lettera nella quale il governatore di Gerusalemme fa esplicito riferimento al divieto di abbandonare le terre dell’esilio. La identificazione del faraone ribelle ed esiliato col Mosè biblico dell’esodo ebraico appare estremamente logica; sono infatti facilmente rintracciabili le numerose analogie storiche, circostanziali e cronologiche tra i due personaggi. In ogni caso Mosè, che fosse un fedelissimo di Akenaton o lo stesso faraone “eretico”, era sicuramente un iniziato ai misteri avendo ricevuto dai sacerdoti Egizi avanzate nozioni di chimica e fisica e, di conseguenza, sapeva come realizzare qualsiasi marchingegno; grazie anche a misteriosi strumenti di sconosciuta origine, dei quali si sono perse le tracce, ma che sono stati menzionati in documenti accreditati e venerati come scritture sacre, come per esempio il famoso “Shamir” di cui abbiamo parlato in un nostro precedente articolo.
Per questo motivo, quando questi lasciò il paese portò con sé l’oggetto più prezioso che avesse mai visto, suscitando la rabbia degli antichi egizi che cercarono di riprenderselo, ma senza riuscirci. Il prezioso manufatto era ormai nelle mani degli ebrei. Già, perché sarebbe sbagliato ipotizzare la comparsa dell’Arca con Mosè, in quanto “arche” esistevano anche in precedenza con le medesime caratteristiche di quella più nota nella tradizione giudaico-cristiana. Sempre che non ci si stia riferendo invece all’unico esemplare di questo strabiliante oggetto passato di mano in mano attraverso i millenni. c’è una cosa curiosa che riguarda quello che da alcuni è ritenuto il faraone biblico . Nelle raffigurazioni della battaglia di Kadesh ad Abu Simbel si può vedere che l’esercito di Ramesse II aveva all’interno del proprio accampamento una tenda (esattamente come faranno qualche anno dopo gli ebrei di Mosè) da cui partivano le invocazioni per gli dei. Nella tenda sono raffigurati due avvoltoi con le ali che si guardano, che riprende quasi la raffigurazione classica dell arca dell’Alleanza.
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Così come questa raffigurazione di una “Arca” in stile ‘egiziano’:
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 Per cui Yahweh, fornendo le istruzioni di costruzione dell’Arca, non stava offrendo a Mosè un “brevetto” innovativo, ma la possibilità di riprodurre una copia di quella già in possesso degli Egizi e forse Mosè decise a quel punto di sottrarre direttamente quella egiziana piuttosto che doverne costruire una nuova. Da dove venne portata via non è dato saperlo, ma una coincidenza può aiutarci a individuare dove gli egizi conservassero e utilizzassero la loro “Arca” di cui abbiamo già citato le sue capacità energetiche e il suo comportamento equivalente a quello di un ‘condensatore’. Il sarcofago di Cheope (dove in realtà non è mai stato trovato nessun resto del faraone né tracce che la sala centrale della Grande Piramide fosse in verità il suo luogo di riposo eterno) ha giustappunto le idonee misure per contenere l’Arca egiziana che a questo appunto assume realmente la funzione di uno dei principali componenti del sistema di produzione energetico dell’antichità.
Il sarcofago di Cheope
Il sarcofago di Cheope
Se è vero che l’Arca poteva essere un generatore elettrico, o di un altro tipo di energia sconosciuta, capace di produrre terribili scariche da circa 700 volt allora la Piramide nella quale vi era introdotta diventa di fatto una enorme centrale elettrica ante litteram. Come funzionerebbe questo sistema? Per capirlo dobbiamo fare riferimento al lavoro di ricerca portato avanti da Mario Pincherle nelle sue opere e alla struttura interna della Grande Piramide e al pilastro Zed ivi contenuto.
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 La cosa interessante è che, sia lo Zed che la vasca del sarcofago sono in granito, un materiale che conduce elettricità, perché nel granito c’è un’alta concentrazione di cristalli di quarzo, che come ben sappiamo hanno proprietà piezoelettriche; infatti tutti gli oggetti elettronici che conosciamo oggi contengono quarzo. Quindi l’Arca (generatore) in oro, veniva messa al suo posto, nella vasca del sarcofago in granito, che azionandosi conduceva l’energia a tutto lo Zed anch’esso in granito, che amplificava la forza, il tutto aiutata dal Piramidion in oro in cima alla piramide che attraeva ulteriore energia dall’alto, probabilmente direttamente dalla ionosfera esattamente come Tesla avrebbe riscoperto millenni dopo. Il tutto poi protetto dagli enormi blocchi interni ed esterni della piramide, che guarda caso sono in calcare, un materiale isolante. Cosa avevano capito gli antichi egizi? Cosa aveva capito Nikola Tesla nei primi anni del ‘900? Avevano capito che la cavità Terra-ionosfera può essere considerata come un grande condensatore elettrico le cui armature sono costituite da due sfere concentriche, la Terra e la ionosfera. La carica di questo condensatore rimane approssimativamente costante nel tempo. La condizione di equilibrio elettrostatico del sistema è garantita dai meccanismi fisici che consentono la continua rigenerazione del campo elettrico. Questi meccanismi sono i responsabili di gran parte del rumore elettromagnetico che si osserva sulla superficie terrestre e che permea l’intera cavità. Per mantenere carico questo condensatore è necessaria una potenza dell’ordine di 400 MW.
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In condizioni di bel tempo il campo elettrico in prossimità della superficie terrestre ha un valore medio di circa 120 V/m a cui corrisponde una densità superficiale di carica di -1.2 pC/m2. Integrando questo valore su tutta la superficie terrestre si ottiene la carica totale negativa della Terra di 0.5 MC. Una carica uguale e di segno opposto è ovviamente presente sul bordo della ionosfera. Il campo elettrico atmosferico decresce esponenzialmente con la quota, a 10 km il campo si riduce a 5 V/m, a 30 km il campo è di soli 0.3 V/m. Integrando il campo elettrico dalla superficie terrestre fino alla ionosfera si ottiene la differenza di potenziale esistente tra Terra e ionosfera che è di circa 300 kV. Nell’atmosfera fluisce una corrente verticale la cui densità è di circa 2 pA/m2, integrando tale valore della densità di corrente su tutta la superficie terrestre si ha una corrente totale di circa 1350 A che scorre tra la ionosfera e la superficie terrestre. Questa corrente di scarica è dovuta alla presenza di cariche elettriche che rendono l’atmosfera leggermente conduttrice. Alle quote basse la sorgente principale si trova sulla superficie terrestre. Tesla capì come potere utilizzare questa inesauribile fonte di energia. In vari testi, Tesla spiegò, che la Terra stessa si comporta come un circuito LC risonante, quando è eccitato elettricamente a certe frequenze. A Wardenclyffe operò a frequenze che variano da 1 000 Hz a 100 kHz. Tesla trovò l’intervallo di frequenza tra 30 – 35 kHz, essere molto economico. L’eccitazione di risonanza di terra vicino ad una frequenza fondamentale (approssimativamente 7.5 a 7.9 Hz), suggerirebbe l’utilizzazione di quello che ora è noto come modo di risonanza di Schumann.
La terra intera può essere risonata elettricamente con una singola fonte del secondo tipo, così un sistema basato su una risonanza di terra richiederebbe, al minimo, che venga costruita solamente una struttura generatrice. Alternativamente potrebbero essere costruiti due distanti installazioni di generatori di primo tipo. Tale sistema non sarebbe così dipendente dall’eccitazione del modo di risonanza di terra. In ambo i casi sarebbe utilizzata un’onda di superficie o di terra, simile all’onda di Zenneck. Sarebbero utilizzate correnti di terra artificialmente indotte. Secondo Tesla, la grande area di sezione a croce del pianeta offre un percorso di resistenza basso per il flusso di correnti di terra. Le più grandi perdite sono adatte a verificarsi nei punti dove impianti emettenti / riceventi e dedicate stazioni riceventi sono connesse con la terra. Questo è il motivo per cui Tesla affermò, “Vedi, il lavoro sotterraneo è una delle parti più costose della torre. In questo sistema, che io ho inventato, è necessario per la macchina trovare una presa di terra, altrimenti non può scuotere la terra. Deve avere una presa sulla terra, così che l’intero globo possa vibrare e per fare ciò è necessario eseguire una costruzione molto costosa.”
Per chiudere il circuito un secondo percorso sarebbe stabilito tra i terminali di alta-tensione elevati dei due impianti di primo tipo attraverso i rarefatti strati atmosferici sopra le cinque miglia. Il collegamento sarebbe fatto da una combinazione dell’induzione elettrostatica e conduzione elettrica attraverso il plasma. Mentre un numero dei suoi brevetti senza fili, incluso “l’apparato per emettere energia elettrica” Brevetto Americano N. 1,119,732, del 1 dicembre 1914 descrive un sistema che usa lo schema di plasma-conduzione, il suo “Arte di emettere energia elettrica attraverso il mezzo naturale” Brevetto Americano N. 787,412, del 18 aprile 1905 ed alcune delle sue note di disegno di Wardenclyffe da 1901 mostrano che lui aveva anche un piano per indurre elettrostaticamente oscillazioni nel potenziale associate con l’auto-capacità di Terra trasferendo rapidamente grandi quantità di carica elettrica tra la grande capacità degli strati superiori e l’auto-capacità della Terra intera. Noi, ora, sappiamo che la terra è un corpo carico, in seguito a processi -almeno in parte- relativi all’interazione tra il fascio continuo di particelle cariche chiamate vento solare, che fuoriesce dal centro del nostro sistema solare e la magnetosfera della Terra. E noi sappiamo anche che la stima della capacità di Tesla era corretta: la capacità della Terra è di circa 710 μF. “Ma gli strati superiori dell’aria sono conducenti e così, forse, lo è il mezzo nello spazio libero oltre l’atmosfera e possono contenere una carica opposta. Così la capacità dovrebbe essere incomparabilmente più grande.”
Noi sappiamo, ora, che uno degli strati superiori dell’atmosfera della Terra, la ionosfera è conducente. “In ogni caso è della più grande importanza avere un’idea di quanta elettricità la Terra contenga.” Un’altra cosa, di cui noi ora siamo consapevoli è che la Terra possiede una carica negativa esistente in natura riguardo alla regione che conduce dell’atmosfera, che comincia ad un’altezza di circa 50 km. La differenza potenziale tra la terra e questa regione è sull’ordine di 400 000 volt. Vicino alla superficie della terra c’è una campo elettrico diretto decrescente ed onnipresente di circa 100 V/m. Tesla si riferì a questa carica come il niveau elettrico o livello elettrico. “E’ difficile dire se noi mai acquisiremo questa conoscenza necessaria, ma c’è da sperare di sì, ed ovvero, per mezzo della risonanza elettrica. Se mai noi possiamo accertare a che periodo la carica della terra, quando disturbata, oscilla rispetto ad un sistema oppostamente elettrificato o circuito noto, noi certamente conosceremo un fatto della più grande importanza, per il benessere dell’umanità. Io propongo di cercare il periodo, per mezzo di un oscillatore elettrico o una fonte di corrente elettrica alternata…” Un’altra teoria su come la struttura da 200 kW senza fili funzionò richiede che la propagazione era per mezzo di radiazione elettromagnetica nella forma di onde di radio, anche nota come radiazione Hertziana.
Dal resoconto stesso di Tesla, il suo sistema di risonanza di terra funziona con la creazione di vibrazioni potenti nella naturale carica elettrica della Terra. Secondo le sue scritture, la struttura aveva uno scopo duplice. Lui aveva progettato più di quello che fu rivelato inizialmente ad i suoi investitori. La sua stazione non solo poteva trans-ricevere segnali di telecomunicazione, ma anche trasmettere potenza elettrica su scala ridotta. Egli affermò, “Si intende dare dimostrazioni pratiche di questi principi con un piano illustrato. Appena completato, sarà possibile per un uomo di affari a New York dettare istruzioni e vederle immediatamente apparire in caratteri nel suo ufficio a Londra o altrove. Sarà capace di chiamare dalla sua scrivania e parlare con ogni abbonato telefonico sul globo, senza alcun cambio nell’attrezzatura esistente. Uno strumento poco costoso, non più grande di un orologio, servirà al suo portatore per sentire dovunque, su mare o terra, musica, canzone o discorso di un leader politico, l’indirizzo di un uomo eminente di scienza o il sermone di un ecclesiastico eloquente, trasmesso in un altro luogo comunque distante. Nella stessa maniera ogni ritratto, carattere, disegno o stampa può essere trasferito da un luogo ad un altro. Milioni di tali strumenti possono essere controllati da un sistema di questo genere. Più importante di tutto questo, comunque, sarà la trasmissione di potenza, senza fili, che sarà mostrata su una scala grande abbastanza da essere convincente.”
Complessivamente, il sistema sembra simile ad una bobina di Tesla molto grande. La bobina risuona solo se accoppiata ad un condensatore. Da sola,costituisce solo una reattanza,ossia una resistenza per onde alternate. Ed ecco che torna in auge l’Arca dell’Alleanza! Per cui lo Zed non è nient’altro che una bobina di Tesla, accoppiata all’Arca dell’Alleanza che fungeva da condensatore, entrambe inserite nella Grande Piramide per produrre energia free sfruttando la differenza di potenziale tra la terra e la ionosfera indotta dall’architettura stessa della piramide, ma soprattutto grazie alla presenza del Pyramidion d’oro sul vertice di quella che l’archeologia tradizionale si ostina a definire come ‘la tomba di un faraone’.
Confronto tra la Wardenclyff Tower di Tesla e lo Zed egiziano
Confronto tra la Wardenclyff Tower di Tesla e lo Zed egiziano
Possibile che gli antichi egizi avessero già scoperto tutte queste cose? Possibile che fossero in possesso di tecnologie così avanzate? O forse è più ragionevole pensare che quanto in loro possesso sia soltanto una minima parte di un più ampio retaggio ottenuto da quelle civiltà antidiluviane tradizionalmente collegate al mito di Atlantide? Possiamo dunque ipotizzare che l’insieme di scienza, tecnologia, conoscenza esoterica, alchimia e quant’altro posseduta dalle civiltà antidiluviane sopravvisse al cataclisma conosciuto come Diluvio Universale avvenuto circa dodicimila anni fa. Parte di quella tecnologia fu tramandata attraverso gli Elohim biblici, di cui Yahweh fu uno degli esponenti, alle società umane post-diluviane e gelosamente custodite da una ristrettissima cerchia di ‘eletti’ poiché difficilmente riproducibili con gli strumenti e le tecnologie concesse all’umanità ai tempi. Anzi, forse fu lo stesso Yahweh a contravvenire agli ordini di non interferire con il percorso di evoluzione definito per gli uomini dagli stessi Elohim offrendo al popolo da lui scelto delle tecnologie proibite. Sono convinto che continuando la ricerca sui collegamenti tra società antidiluviane e post-diluviane saremo in grado di trovare nuove chiavi di lettura per ricostruire il “Mosaico della Verità” di cui abbiamo a mio parere tante tessere a disposizione, ma non ancora così ben chiaro il quadro d’insieme per poterle incastrare nella maniera corretta.
Ci arriveremo…
Paolo Brega

Cosa unisce la Sacra Sindone alla Gioconda di Leonardo?

Relazione grafica fra Sindone e Gioconda di Leonardo da Vinci
(Sintesi da una ricerca di Guglielmo Menegatti)

La Sindone e La Gioconda contengono molti punti in comune tali da generare il sospetto che esse siano in realtà due parti separate di una sola opera.
La Sindone e la Gioconda non solo contengono parti grafiche che sembrano create appositamente per essere fra loro sovrapposte, ma contengono anche indicazione e riferimenti per realizzare correttamente la sovrapposizione.
Le parti superflue (o errori anatomici) del viso della Gioconda sono evidenziate dalle aree in colore nell’immagine qui sotto.

GiocondaSegni

Gli errori anatomici di Leonardo grazie al risultato di questa ricerca trovano finalmente quella giustificazione logica che prima era in antitesi con il suo evidente talento di pittore.
Rosso = parti chiare in eccesso
Verde = parti scure non necessarie
Giallo = deformazioni anatomiche
Si noti inoltre l’assenza di sopracciglia e la lunghezza del naso.
Nella stessa immagine sono anche riportati in colore blu i punti per il riferimento per la sovrapposizione.
A sinistra l’immagine originale in toni di grigio.
Qui invece sono evidenziate le aree descritte sopra in sovrapposizione

CorrispondenzeSegni
Le due immagini accostate
Affiancate

Qui sotto le immagini originali che sono state usate per la comparazione e che, ovviamente, possono essere da chiunque desidera fare delle verifiche

SindoneGioconda

Qui il risultato finale dopo la sovrapposizione:

Finale

e ancora la conversione in anaglifo visibile con gli occhialini rosso ciano

FinaleAna

ULTERIORI PROVE
Premesso che la dimostratone grafica riportata sopra è di per se talmente evidente che non richiede ulteriori prove ma come supporto aggiungiamo altre ipotesi.
1) La rappresentazione grafica non è la proiezione aperta di corpo solido ma un comune disegno, si tratta quindi di un’ordinaria immagine piatta e non di un telo che avvolgeva.
2) La tecnica con la quale è stata eseguita è certamente fotografica ed è stata eseguita in due tempi, la prima con l’esposizione del telo ricoperto da una emulsione sensibile impiegando una Camera Oscura e poi il fissaggio dell’emulsione a caldo ricalcando il disegno con una punta rovente.
L’immagine originale proiettata non era un corpo solido come ad esempio una statua ma un comune disegno, se Leonardo avesse utilizzato una statua le ombre della luce solare si sarebbero impresse con una direzione individuabile e in ogni caso non fuori proporzione come appare anche dopo un’analisi sommaria.
L’opera infine è completata con ritocchi manuali usando pigmenti colorati o altro materiale
LA STORIA
La prima Sindone appare in modo documentato come in possesso di Goffredo di Charny e di sua moglie Giovanna di Vergy intorno al 1350, negli anni seguenti i coniugi donarono la Sindone ai canonici della Collegiata di Charny.
Alcuni anni dopo la Sindone è esposta pubblicamente ma fin dalla sua prima ostensione essa viene derisa per l’evidente impossibilità di un’attribuzione come telo di Cristo:
Intorno al 1389 il vescovo di Troyes la definisce il telo come un “dipinto”.
L’antipapa Clemente VII dichiara che si tratta di un dipinto fatto a somiglianza di una Sindone.
Nel 1415 Margherita di Charny discendente di Goffredo dopo un lungo contenzioso con i canonici della Collegiata di Charny si riappropriò del lenzuolo.
Margherita negli anni seguenti organizza in Europa varie ostensioni finché il suo operato é sottoposto ad inchiesta dal vescovo di Chimay, al termine del processo-inchiesta risulta che la Sindone è una semplice raffigurazione.
Nel 453 infine Margherita vende la sua Sindone ai duchi di Savoia e l’evento diventa di dominio pubblico in tutto il mondo conosciuto.
La prima Sindone era quindi un evidente falso e quando i duchi di Savoia ne vengono in possesso tentano di rimediare alla truffa chiamando Leonardo a risolvere il problema.
Il fatto che rende possibile la nostra tesi é che la Sindone originale era talmente male eseguita che chiunque la vedeva esprimeva parere negativo mentre quella di Leonardo non lascia spazio a critiche ed é subito riconosciuta come autentica.
Si rammenta anche che Leonardo aveva stretti legami di lavoro e amicizia con Giuliano de Medici il quale era sposato con Filiberta di Savoia.
Personalmente non credo che la creazione della Sindone sia il risultato di una commissione specifica proposta dai Savoia ma penso che la Sindone di Leonardo era già pronta perché essa era il risultato di esperimenti precedenti tendenti a dimostrare la falsità e la facile riproducibilità di una simile reliquia.
Nella realizzazione della sua Sindone Leonardo però prende una serie di precauzioni così che in futuro possa emergere la verità, allo scopo prepara o modifica la Gioconda in modo che sovrapponendo le due immagini risulti in modo ineccepibile che la realizzazione è sua.

I nove veli della percezione


All’incirca quindici anni fa un mio caro amico e collega di nome Don Harkins realizzò un video meravigliosamente stimolante che intitolò: La Schiavitù e gli Otto Veli. Prima che Don ci lasciasse prematuramente, trascorsi tanto tempo a discutere con lui l’Ipotesi degli Otto Veli. Infine mi invitò a scrivere un articolo da pubblicare sull’Idaho Observer, il suo giornale.
Condivisi gran parte del mio lavoro con Don, e insieme concludemmo che probabilmente i ‘veli’ che schermano la percezione umana siano nove, nove veli da perforare per procedere nell’evoluzione della coscienza e approdare infine ad una piena conoscenza della verità.
Discutendo della stesura ci dicemmo che il tema avrebbe potuto tranquillamente occupare un’intera edizione dell’osservabile, e anche in quel caso sarebbe stato un lavoro superficiale. Ecco, uno dei talenti professionali di Don era la sintesi; prendeva una storia estremamente complessa e riusciva a ridurla in un formato succinto e comprensibile.
In memoria di Don Harkins vi propongo la sintesi delle nostre conclusioni.
Perché Nove Veli, Anziché Otto.
Ogni ricercatore di verità prima o poi si trova a contemplare l’incredibile struttura simmetrica della matematica, in particolare quella della geometria frattale che coinvolge i numeri interi dall’1 al 9. Per un’idea più concreta basta dare un’occhiata alle seguenti nove equazioni:
(1 x 8) + 1 = 9
(12 x 8) + 2 = 98
(123 x 8) + 3 = 987
(1234 x 8) + 4 = 9876
(12345 x 8) + 5 = 98765
(123456 x 8) + 6 = 987654
(1234567 x 8) + 7 = 9.876.543
(12345678 x 8) + 8 = 98765432
(123456789 x 8) + 9 = 987654321
Il fatto che molti celebri pensatori come Archimede, Copernico, Socrate e Da Vinci fossero dei matematici, è un elemento che fa riflettere. Personalmente sono convinto che tutto ciò che esiste – dalle profezie bibliche ai filamenti del DNA – sia basato su una serie di formule e modelli matematici – e ho studiato la materia abbastanza approfonditamente da acquisire la consapevolezza che la matematica sia di per se uno dei Nove Veli della percezione.
Prendete le scuole misteriche dell’antichità. Negli oscuri templi di Sumeria e Babilonia la Cabala mostrò il percorso verso l’ultima ‘Santa tra le Sante’ rivelazione (rivelare vuol dire rimuovere il velo che ostacola la conoscenza) sulla vita, la creazione, Dio e – se accolta con sincerità e onore – le reali origini dell’Uomo.

Perforare i Nove Veli della percezione significa giungere alla comprensione dell’Ultima Verità, prima di accedere al Nirvana (l’unità finale con Dio), così come illustrato dalle moderne tavole di tracciamento (massoniche – n.d.t.).

Come un gigantesco gioco da tavolo a base di Sudoku, la nostra esperienza in questa realtà ruota intorno ai numeri dall’1 al 9 in numerosi modi notevoli. Ogni cosa ha un ruolo preciso nel sistema e tutto si adatta alla perfezione all’eterna griglia del tempo e dello spazio. La conoscenza arcana occulta si inserisce in modo perfetto nella griglia matematica chiamata logica. Yeshua (Gesù) disse ai propri discepoli: “Conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi.”
Perché la Gente Non Riesce a Vedere la Verità?
A questa domanda rispondono le sagge parole che Don scrisse nel 2001: “Negli ultimi anni ho sviluppato e scartato un’enorme mole di teorie nel tentativo di spiegare il motivo per cui la maggior parte delle persone non riescano a vedere la verità, nemmeno quando questa le colpisca come un pugno in faccia. Quelli di noi che riescono a vedere il ‘complotto’ hanno partecipato a molte discussioni circa l’incapacità della gente di valutare l’evidenza dei fatti e le prove documentali con cui quotidianamente dimostriamo lo stato di schiavitù e ipnosi in cui versa la collettività. La spiegazione più accreditata è che la maggior parte delle persone si rifiuti di vedere ciò che sta accadendo.
Gli individui estremamente immorali che compongono le élite al potere hanno allestito un pascolo virtuale in cui greggi di esseri umani brucanti come pecore raramente – se non mai – si prendono la briga di levare gli occhi dall’erba e notare le etichette colorate pinzate alle loro orecchie. Di solito gli stessi individui incapaci di vedere questa condizione di cattività tendono ad etichettare come ‘teorici della cospirazione’ quelli che abbiano realizzato di trovarsi in un pascolo, ed intravisto in lontananza il profilo sinistro della casa del pastore.
Infine ho trovato una spiegazione. Non è affatto vero che tutti coloro i quali non si accorgano che la loro libertà va dileguandosi sotto i continui giri di vite del potere ‘si rifiutano di vedere'; semplicemente, essi non possono vedere ciò che sta accadendo, e ciò a causa dei veli che oscurano la loro percezione.
Filtrazione.
Qualsiasi attività umana è contraddistinta da un processo di filtrazione. Uno degli esempi più banali di tale processo è quello degli sport. Facciamo sport fino a quando per un motivo o per l’altro ci troviamo esclusi dai campi da gioco. Gli atleti professionisti non sono mai stati ‘filtrati’ dai campi da gioco, e alla fine sono giunti in cima. La filtrazione inizia con milioni di bambini che prendono parte alle Little League ogni primavera, e giunge a conclusione molti anni dopo, quando di quei milioni di bambini restano in campo circa 50 professionisti che giocano le World Series nel mese di ottobre.
Il Primo Velo.
Ci sono oltre sei miliardi di persone sul pianeta. La maggior parte vive e muore senza aver mai preso atto di qualsiasi elemento non riguardi strettamente la propria sopravvivenza. Il novanta per cento di tutta l’umanità vive e muore senza aver perforato nemmeno il primo velo.” Si può anzi notare che meno dell’1% dei 6 miliardi di persone che popolano il mondo riesca a perforare tutti i veli, cifra che sembra essere in costante decremento.
Per amministrare il ‘pascolo virtuale’, il potere corrompe con successo molti di coloro che abbiano perforato più veli, in modo tale da fuorviare chi si avvicini alla verità, in diversi campi. Personalmente definisco questo fenomeno ‘prostituzione intellettuale;’ la svendita della dignità personale in cambio di un piatto di lenticchie. Lo sfarzo della ricchezza, la fama e l’elevazione sociale hanno sedotto molti intellettuali dotati e promettenti.
Riconoscendo pieno credito all’ottimo lavoro sviluppato da Don Harkins, vado ad illustrare l’aggiornamento della sua ipotesi: I Nove Veli.
Oltre il Primo Velo.
Il dieci per cento della popolazione mondiale perfora il Primo Velo e scopre il mondo della politica. Costoro si recano a votare e coltivano opinioni politiche che però sono indirizzate dal mondo che li circonda; l’istruzione e i media li hanno ‘condizionati’ ad accettare l’idea che i funzionari governativi, i ‘vip’ che popolano il circuito mediatico e altri personaggi etichettati come ‘esperti’ siano le voci della verità. Il novanta per cento delle persone incluse in questo insieme vive e muore senza superare il Secondo Velo.
Oltre il Secondo Velo.
Il dieci per cento di coloro che perforano il Primo Velo supera il Secondo Velo, per esplorare il mondo della Storia e il rapporto tra l’individuo ed il governo. Il novanta per cento delle persone di questo insieme vive e muore senza superare il Terzo Velo.
Oltre il Terzo Velo.
Il dieci per cento di coloro che perforano il Secondo Velo, riesce a superare il Terzo Velo per scoprire che ogni risorsa del mondo – compresi gli esseri umani – è controllata da famiglie ricche e potenti le cui secolari attività di potere si sono evolute nelle moderne strategie di estorsione globale, per via delle quali l’intera economia mondiale è attualmente indebitata. Il novanta per cento delle persone di questo insieme vive e muore senza superare il Quarto Velo.
Oltre il Quarto Velo.
Il dieci per cento di coloro che perforano il Terzo Velo, riesce a superare il Quarto Velo per scoprire il ruolo ricoperto nella storia e nella cultura dagli Illuminati, la Massoneria e altre società e poteri occulti. Questi poteri si trasmettono – generazione dopo generazione – le conoscenze arcane con cui perpetuano l’asservimento politico, economico e spirituale della gente comune a vantaggio delle linee di sangue più antiche della Terra. Il novanta per cento delle persone di questo gruppo vive e muore senza superare il Quinto Velo.
Oltre il Quinto Velo.
Il dieci per cento di coloro che perforano il Quarto Velo, riesce a superare il Quinto Velo per apprendere che i poteri occulti hanno cognizioni così avanzate da riuscire a controllare i pensieri e le azioni della gente con la stessa facilità con cui noialtri riusciamo in pochi attimi a spedire a letto i nostri figli. Scopre che tali cognizioni esistono fin dai tempi di Noè, proprio come fin dall’antichità è possibile creare forme di vita sintetiche, e da sempre esiste la smania di sostituirsi a Dio. Il novanta per cento delle persone di questo gruppo vive e muore senza superare il Sesto Velo.
Oltre il Sesto Velo.
Il dieci per cento di coloro che perforano il Quinto Velo riesce a superare il Sesto Velo, per apprendere che le chimere e gli esseri alieni che popolano la letteratura sono reali e sono le forze che agiscono dietro i poteri occulti. Il novanta per cento delle persone di questo gruppo vive e muore senza aver superato il Settimo Velo.
Oltre il Settimo Velo.
Il dieci per cento di coloro che perforano il Sesto Velo supera il Settimo, e scopre l’incredibile mondo della geometria frattale. La legge universale dei numeri è compresa e abbracciata nella sua interezza. Chi perfora il Settimo Velo realizza che l’intera forza creativa universale e tutti i ‘misteri’ della realtà, tra cui il tessuto del tempo e dello spazio e gli universi paralleli, siano strettamente correlati a formule e codici numerici. Quelli dotati di intelletti capaci di perforare il Settimo Velo spesso soccombono alle lusinghe e promesse di ricchezza offerte dal potere, quindi oltre il novanta per cento di costoro vive e muore senza perforare l’Ottavo Velo.
Oltre l’Ottavo Velo.
Il superamento dell’Ottavo Velo svela Dio e la pura energia conosciuta come amore, cioè la forza vitale di tutti gli esseri viventi, che in realtà sono una cosa sola. E’ necessaria una profonda umiltà per perforare l’Ottavo Velo.
Oltre il Nono Velo.
Superare il nono velo significa processare l’energia pura nota come amore e diventare così realmente Uno con Dio e la Sua volontà. Ciò induce ad abbracciare pienamente la carità e permette di guadagnare la piena comprensione sul piano universale del sacrificio, la morte e la redenzione; l’esistenza diventa completa, il cerchio si chiude e si diventa in grado di vedere la realtà con gli occhi di un bambino innocente, e al contempo la profonda saggezza che nasce dall’amore puro.
Un Paio di Calcoli.
Se questa teoria è corretta, ci sono solo circa 60.000 persone sul pianeta che siano riuscite a perforare il Sesto Velo. L’ironia qui è incredibile, poiché tutti quelli che sono fermi dietro i veli precedenti non possono che bollare le persone che hanno perforato i veli successivi come strambe o ‘malate di mente.’ Con ogni velo perforato una cifra sempre più esigua di persone sempre più illuminate è considerata pazza da un numero sempre più elevato di persone sempre meno illuminate.
Tanto più accoratamente chi ha perforato il Sesto Velo si sgola per descrivere le proprie scoperte a quelli dei veli precedenti, tanto maggiore è l’idea di follia che suscita in chi non può vedere. Si tratta di una verità evidente. Così come appare evidente il fatto che la comunicazione di massa sia istruita dal potere per alimentare questo equivoco.
Il Nostro Nemico: Lo Stato.
Dietro i primi due veli troviamo la grande maggioranza delle persone sul pianeta. Sono usate come strumenti e pedine dallo Stato. Quelli del Secondo Velo che considerano giustificate le azioni del potere che invia migliaia di persone dei primi veli a morire in terre lontane come carne da macello. Sono tutti convinti che le macchinazioni del potere abbiano a che fare con questioni di sicurezza patriottica, in funzione delle quali valga la pena di morire.
Quelli del Terzo, Quarto, Quinto e Sesto Velo sono di crescente impaccio per lo Stato, per via della loro crescente indisponibilità a lasciarsi usare come pedine per trasferire il potere e la ricchezza dei tanti nelle mani dei pochi. Spesso accade che per ogni velo che riescono a perforare costoro debbano sacrificare rapporti di amicizia e familiari, carriere professionali e quindi libertà all’interno del sistema.
Albert Jay Nock (1870-1945), autore de Il Nostro Nemico, lo Stato (1935), spiegò cosa accade a chi riesca a perforare gli ultimi due veli: “In che modo si rapporta lo Stato ad individui del livello di Gesù, o Socrate? Semplicemente li crocifigge o li avvelena senza alcun motivo specifico, se non quello che siano talmente imbarazzanti da meritare la morte.
Conclusione.
Riprendendo il discorso di Don Harkins: “Adesso sappiamo che non è vero che il nostro prossimo sia così impegnato a districarsi in mezzo alle beghe quotidiane da ‘rifiutarsi di vedere i meccanismi con cui è schiavizzato e indottrinato. Semplicemente, esso ‘non può vederli’, non ne è proprio in grado, così come non è possibile vedere cosa ci sia dall’altro lato di un sipario chiuso.
Lo scopo di questo breve saggio è triplice:
1- Aiutare le poche persone che abbiano perforato gli ultimi veli ad accettare il fatto che le masse dei primi veli interpreteranno sempre la loro lucidità come follia;
2- Aiutare le persone confinate dietro i primi veli a comprendere che respirare e occuparsi dei propri bisogni materiali è solo l’inizio di qualcosa di molto più complesso.
3- Garantire che la più grande avventura della nostra vita è celata dietro il prossimo velo, perché si tratta di un velo in meno che si frappone tra noi e Dio.




sabato 30 maggio 2015

TRIANGOLO DELLE BERMUDA: LA NAVE SS COTOPAXI RIAPPARE 90 ANNI DOPO LA SUA SCOMPARSA










Triangolo delle Bermuda
L’Avana (Cuba) –  La mattina del 18 Maggio 2015, la Guardia Costiera cubana ha annunciato di aver intercettato una nave 
senza equipaggio in direzione dell’isola. Questa nave si presume possa essere la SS Cotopaxi, una carretta dei mari, che
 scomparve nel lontano dicembre 1925,  il cui evento è stato rapidamente collegato alla leggenda del Triangolo delle Bermuda. 
La SS Cotopaxi era diventata famosa dopo essere stata inserita in una delle scene, nel famoso film Incontri Ravvicinati del 
terzo Tipo, dove il regista Steven Spielberg, la fece ritrovare nel deserto di Gobi.

sscotopaxi
Le autorità cubane hanno individuato la nave per la prima volta il 16 maggio 2015 mentre navigava fuori controllo in una zona 
militare interdetta alla navigazione, ad ovest dell’Avana. 


Dopo numerosi tentati
vi infruttuosi di comunicare con l’equipaggio sono state mobilitate tre motovedette per intercettare il misterioso natante. 

Quando le motovedette sono riuscite a raggiungere la zona dell’avvistamento, gli equipaggi sono rimasti particolarmente 
sorpresi nel constatare che l’imbarcazione era in realtà una vecchia nave risalente a 100 anni fa, registrata come Cotopaxi, un 
nome famoso associato da sempre con la leggenda del Triangolo delle Bermuda. A bordo della nave non c’era nessuno e i 
suoi interni si presentavano come se fosse stata abbandonata da decenni, il che suggerisce che questo potrebbe essere il
 cargo vagabondo scomparso nel 1925. 

Una ricerca completa condotta a bordo della nave ha portato alla scoperta 
del diario del capitano che all’epoca prestava 
servizio per la Clinchfield Navigation Company, proprietaria della SS Cotopaxi.

Il diario di bordo non ha fornito indizi su ciò che è accaduto veramente alla nave nel corso degli ultimi 90 anni.L’esperto 
cubano, Rodolfo Cruz Salvador, ritiene che il giornale di bordo del capitano è autentico.
cubajournal
Il diario di bordo non ha fornito indizi su ciò che è accaduto veramente alla nave nel corso degli ultimi 90 anni. 
L’esperto cubano, Rodolfo Cruz Salvador ( nella foto)  ritiene che il giornale di bordo del capitano è autentico.
sscotopaxi_Cuba
il ritrovamento della SS Cotopaxi

Questo documento contiene preziose informazioni sulla vita quotidiana dell’equipaggio, interessanti particolari registrati fino alla data della scomparsa della nave che sarebbe avvenuta il 1° dicembre del 1925.
Il 29 novembre 1925, le SS Cotopaxi aveva lasciato il porto di Charleston, Carolina del Sud per dirigersi alla volta dell’Avana, Cuba. A bordo della nave c’era un equipaggio composto da 32 marinai comandati del capitano WJ Meyer, responsabile del trasporto di un carico di 2.340 tonnellate di carbone.
Due giorni dopo, la nave veniva data per dispersa la quale non è più stata vista per i successivi 90 anni. Il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri, il Generale Abelardo Colomé, ha annunciato che le autorità cubane faranno delle approfonfite indagini in modo da svelare il mistero che circonda la scomparsa e ricomparsa della misteriosa nave.
triangolo-delle-bermuda-anomalie-oceano
E ‘molto importante per noi capire cosa è successo veramente”  – ha dichiarato il generale Colomé – “Tali incidenti potrebbe 
essere davvero dannosi per la nostra economia, quindi dobbiamo fare in modo che questo tipo di perdite non accadano di 
nuovo. È il momento di risolvere il mistero del triangolo delle Bermuda, una volta per tutte. “
Il Triangolo delle Bermuda è una zona difficile da definire che copre l’area tra Miami, Porto Rico e Bermuda, dove decine di navi e aerei sono scomparsi in circostanze strane. La cultura popolare ha attribuito le molte sparizioni a fenomeni soprannaturali, e addirittura all’attività di astronavi aliene. 
Una spiegazione potrebbe essere fornita dalle conseguenze provocate da una avanzata e sconosciuta tecnologia ereditata dalla città perduta di Atlantide?
Nonostante la popolarità di queste strane teorie, la maggior parte degli scienziati non riconoscono l’esistenza del Triangolo delle Bermuda, e puntano il dito contro gli errori umani e fenomeni naturali per le sparizioni delle navi. 
La ricomparsa del misterioso SS Cotopaxi, tuttavia, ha già suscitato grande interesse nella comunità scientifica e Pourriat vorrebbe indurre alcuni esperti a rivedere le proprie posizioni su questo argomento.
di Egidio de Bellis