sabato 29 novembre 2014

IL MISTERO DELLE TORRI SEGRETE DELL’HIMALAYA

Le Torri dell'Himalaya (note anche come Torri di pietra a forma di stella) sono una serie di torri situate per lo più in Kham, una provincia antica del Tibet, e in Sichuan, Cina. Le torri possono trovarsi sia in prossimità dei centri abitati che nelle regioni disabitate. La pianta di molte di queste strutture, che possono superare i 60 metri d'altezza, è a forma di stella, oppure avere un perimetro rigorosamente rettangolare. Chi le ha costruite? Quando? E soprattutto, perché?

torri-himalaya

Nel 1982, l’esploratore francese Michel Peissel era impegnato in una spedizione in Tibet, quando notò per la prima volta una serie di alte e misteriose torri di pietra a forma di stella che puntellavano le valli himalayane lungo il confine cinese.
Purtroppo, Peissel fu costretto ad interrompere la sua spedizione a causa di un incidente che gli provocò la frattura di entrambe le gambe, impedendogli di approfondire la sua scoperta.
Molti anni più tardi, nel 1998, un’amica di Peissel, Frederique Darragon era in procinto di recarsi in Tibet per una ricerca sul leopardo delle nevi. Peissel le disse di essere sicuro di aver visto le torri, chiedendole di confermare la sua scoperta.
Frederique seguì le indicazioni di Peissel, riuscendo a trovare le torri e rimanendo così affascinata da queste che decise di abbandonare il progetto sul leopardo delle nevi per concentrarsi esclusivamente sulle torri. Il suo obiettivo era chiaro: tracciare tutte le torri della regione e scoprire la loro storia.
Come racconta The Wall Street Journal, la Darragon trascorse diversi mesi all’anno viaggiando in solitaria attraverso la Cina, spesso a piedi e in zone che ancora oggi sono raramente visitate dagli occidentali.
Dopo tre anni di ricerche, finalmente la Darragon individuò le prime torri, mentre si trovava nei pressi di Danba. “Quando ho capito che né gli occidentali né i cinesi avevano studiato le torri e che praticamente non si sapeva nulla di esse, non ho potuto resistere e ho cominciato a cercare di risolvere il loro mistero”, scrive l’esploratrice in un resoconto pubblicato sul Journal of Cambridge Studies nel 2009.
Un avvincente documentario trasmesso da Discovery Channel, diretto e narrato da Micheal Peissel, mostra tutto ciò che la ricerca della Darragon ha portato alla luce.
Le torri, straordinarie per la loro architettura e il loro impatto sul paesaggio himalayano, sono alte in alcuni casi più di 60 metri e sono state costruite tra i 600 e i 1000 anni fa. Alcune di esse sono state inglobate in villaggi contadini; altre, invece si trovano in luoghi isolati anche a 3 mila metri di altitudine.
Alcune torri sono state attualmente convertite in ricoveri per yak e pony, ma la maggior parte di esse è rimasta vuota. Le torri punteggiano quattro regioni (Qiangtang, Gyalrong, Miniak e Kongpo), coprendo un’area complessiva simile al Texas.
Le domande che assillano i ricercatori sono almeno due: chi le ha costruite e qual era il loro scopo originario?
Peissel e Darragon hanno cercato di dare sisposta a queste domande sfuggenti, ma il problema principale è che mancano fonti scritte. Infatti, le tribù che hanno vissuto nella regione per secoli parlano dialetti diversi e non hanno lingue scritte. “La gente di una valle non è in grado di comunicare con le persone della valle vicina!”, spiega la Darragon.
Tuttavia, nel corso dello studio, la Darragon ha fatto diverse scoperte sorprendenti. Alcune delle torri sono alte come i moderni edifici di 15 piani e sono in grado di resistere a violenti terremoti grazie alla loro particolare pianta a forma di stella, un dispositivo antisismico emulato anche dagli abitanti del posto per costruire le loro case.
Inoltre, l’esploratrice ha scoperto che molti dei villaggi in cui si trovano le torri portano gli stessi nomi dei 18 regno descritti in alcune leggende ancestrali del luogo. Comunque, il materiale storico e tradizionale è davvero esiguo per avanzare ipotesi sul loro scopo originario.
Darragon, con l’aiuto di altri ricercatori, ha istituito una fondazione in Cina con lo scopo di raccogliere fondi per lo studio delle torri. Inoltre, sta lavorando perché questi monumenti possano essere inseriti nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco.
“Le torri sono l’unica prova dell’esistenza di culture raffinate in queste terre molto lontane, e sono destinate a diventare un’attrazione turistica”, dice la Darragon. “Ma abbiamo bisogno di proteggerle in modo che la gente del posto ne possa beneficiare”. D’altronde, le torri potrebbero essere ancora in piedi tra 1000 anni…

martedì 25 novembre 2014

Questa è la Terra!

.Un piccolo resoconto delle effettive dimensioni del mondo che ci circonda, che è sicuramente un ottima terapia per l'arroganza e la presunzione umana. E anche un modo di dar coraggio agli ansiosi, quelli che hanno paura di tutto.

A tutti quelli, invece, che credono di essere più intelliggenti degli altri quando dicono che non ci sono altre civiltà, posso solo sperare che finalmente si rendano conto di quanto sono stupidi e ciechi.

e ricordate: il più grande uomo mai nato, la più grande e colossale opera mai creata, saranno sempre primi tra le cose più insignificanti dell'universo.

Questa è la Terra! Qui è dove viviamo


E questi sono i nostri vicini, i pianeti del Sistema Solare

Questa è la distanza, in scala, tra la Terra e la Luna. Non sembra così lontana, vero?

Invece nella distanza tra la Terra e la Luna si possono inserire comodamente tutti i pianeti del nostro Sistema Solare

Ma parliamo dei pianeti. Quella piccola macchiolina verde è il Nord America se posizionato su Giove

E questa è la grandezza di sei pianeti Terra rapportati a Saturno

Ecco ome apparirebbero gli anelli di Saturno se fossero intorno alla Terra

Questa è la cometa raggiunta dalla nostra sonda paragonata a Los Angeles

Paragonata al nostro Sole

Questi siamo noi visti dalla Luna

E qui visti da Marte

Questi siamo noi visti da dietro un anello di Saturno

Visti da Nettuno, 6,5 miliardi di chilometri più in là

Per parafrasare Carl Sagan, tutti quelli che hai conosciuto nella tua vita esistono in quel piccolo granello. Ma torniamo un attimo indietro. Questa è la dimensione della Terra paragonata al Sole

E questo è il Sole visto da Marte

Carl Sagan disse una volta, ci sono più stelle nello spazio che granelli di sabbia su tutte le spiagge della Terra messe insieme

Questo significa che ne esistono di molto, molto più grandi del nostro piccolo Sole. Guardate come appare piccolo e insignificante

Ma nessuno di questi è paragonabile alle dimensioni dell’intera galassia. Infatti, se il Sole venisse ridotto alle dimensione di una cellula ematica e la Via Lattea venisse ridotta utilizzando la stessa scala, sarebbe grande tanto quanto gli Stati Uniti

Questo perché la Via Lattea è enorme. Qui è dove siamo noi al suo interno

Ma questo è il massimo che riusciamo a vedere

Comunque la nostra galassia non è altro che uno scricciolo se paragonato con alcune altre. Qui potete vedere la Via Lattea paragonata con IC 1011, a 350 milioni di anni luce dalla Terra

Provate solo a pensare a tutto quello che potrebbe stare qui dentro. Ma pensiamo ancora più in grande. In una sola immagine scattata dal telescopio Hubble, sono visibili migliaia e migliaia di galassie, ciascuna con milioni di stelle, ciascuna con i propri pianeti

Questa è una delle galassie fotografate, UDF 423. Si trova a miliardi di anni luce di distanza. Guardando questa foto, vediamo qualcosa che risale a miliardi di anni indietro nel tempo
Teniamo bene a mente – questa immagine mostra una parte veramente piccola dell’universo. Una piccola, insignificante frazione del nostro cielo

Così, se per caso ci sentiamo contrariati perché hanno cancellato il nostro programma preferito alla TV (esempio) ricordiamo:

Questa è la vostra casa, la Terra

universo-028
Questo è quello che succede non appena ci allontaniamo dalla Terra nel Sistema Solare
universo-029
E questo è quello che succede se ci allontaniamo ancora di più …
universo-030
Ancora di più …
universo-031
Continuiamo ad allontanarci …
universo-032
Ancora un pochino …
universo-033
E poi ancora …
universo-034
Questo è il massimo che si possa osservare dell’Universo e questo è il punto in cui viviamo. Come una minuscola formica in un gigantesco barattolo
universo-035

L’ANTICA CIVILTÀ MARZIANA È STATA SPAZZATA VIA DA UN ATTACCO NUCLEARE ALIENO: LA SORPRENDETE TEORIA DI UN FISICO DEL PLASMA

Quella che potrebbe sembrare l'idea di un romanzo fantascientifico, in realtà è la teoria del dottor John Brandenburg, un fisico del plasma: su Marte esisteva una civiltà fiorente, poi spazzata via da un attacco nucleare da parte di un invasore alieno. Lo scienziato afferma di aver trovato le prove di due esplosioni nucleari sulla superficie del pianeta. Poi mette in guardia i terrestri: anche la Terra potrebbe subire la stessa sorte di Marte.marte-oceani

[Daily Mail] Coloro che parteciperanno sabato prossimo al convegno annuale dell’American Physical Society potrebbero rimanere un po’ sorpresi, dato che in quella sede il dottor John Brandenburg, fisico del plasma, presenterà la sua sconcertante teoria.
Secondo Brandenburg, gli antichi abitanti di Marte, conosciuti come Cydoniani e Utopiani, furono spazzati via da una serie di esplosioni nucleari provocate da un’altra razza aliena, e le prove del genocidio sarebbero visibili ancora oggi.
I prodromi della teoria di Brandenburg risale al 2011, quando lo scienziato ipotizzò che il tipico colore rosso di Marte potesse essere dovuto a delle esplosioni termonucleari di origine naturale.
“L’alta concentrazione di Xenon-129 in atmosfera, la presenza di Krypron-80 e l’eccessiva abbondanza di uranio e torio riscontrata sulla superficie, rispetto ai meteoriti di Marte, ci dice che il pianeta è stato oggetto di massicci eventi radiologici, i quali hanno creato grandi quantità di isotopi e coperto la superficie con un sottile strato di detriti radioattivi. Queste anomalie possono essere la conseguenza di due grandi esplosioni nucleari anomale avvenute nel passato di Marte”, scrive Brandenburg su Journal of Cosmology and Astrophysics.
Tuttavia, continuando i suoi studi, Brandenburg si è lentamente convinto che le esplosioni nucleare dovevano essere di origine artificiale, fino ad ipotizzare l’attacco alieno.
“Data la grande quantità di isotopi nucleari presenti nella sua atmosfera, molto simili a quelli prodotti dai test nucleari sulla Terra, Marte può rappresentare un esempio di civiltà spazzata via da un attacco nucleare dallo spazio”, scrive nel suo libro “Death on Mars: The Discovery of a Planetary Nuclear Massacre”. Lo scienziato fornisce anche la posizione delle due ipotetiche esplosioni:esplosioni-nucleari-marte
Una prima esplosione avrebbe spazzato via la civiltà presente nella regione diCydonia Mensae, e una seconda, meno potente, avrebbe invece distrutto la civiltà insediata nella regione chiamata Galaxias Chaos.
Brandenburg spiega che un tempo Marte aveva un clima simile alla Terra, ed era ricco di vita animale e vegetale. Inoltre, vi era la presenza di vita intelligente, avanzata almeno quanto gli antichi egizi sulla Terra.
La sua convinzione si basa sull’analisi delle due regioni, una delle quali è Cydonia, il luogo della famigerata “faccia” fotografata dalla sonda della Nasa Viking 1 nel 1976. Secondo Brandenburg, si tratterebbe di un artefatto costruito dall’antica civiltà marziana.03-cydonia-fotogramma-35A72-02
“Le analisi delle immagini della Odissey, MRO e del Mars Express mostrano una forte evidenza di oggetti archeologici presenti in questi siti”, scrive Brandenburg. “Nel loro insieme, i dati dovrebbero essere interpretati come quelli appartenenti allo scenario di un’antica strage nucleare planetaria”.Infine, Brandenburg avverte che anche noi dovremmo avere paura di un attacco simile al nostro pianeta e organizzare, quanto prima, una missione umana su Marte per sapere cosa sia realmente accaduto. “Provvidenzialmente, abbiamo un avvertimento su questo possibile aspetto dell’universo”, scrive.
Naturalmente, la comunità scientifica è tutt’altro che propensa a dare credito alla teoria di John Brandenburg, la quale, tuttavia, sembra confermare alcune delle ipotesi che Graham Hancock, Robert Bauval e John Grigsby avevano già proposto nel loro libro del 1998 “L’Enigma di Marte”.
Secondo i tre ricercatori, il Pianeta Rosso appare devastato da una catastrofe terrificante che pose fine, in tempi remotissimi, a forme di vita simili a quelle terrestri, come ha anche ipotizzato recentemente la Nasa, dopo aver rinvenuto tracce di microrganismi fossili in un meteorite staccatosi da Marte 13 mila anni fa.
La teoria di Brandenburg pare poggiarsi su un terreno più solido, anche se essa conta ancora su troppe speculazioni e sulla nostra conoscenza attuale del potere delle armi nucleari.
Forse quello che ci viene dall’ipotesi di Brandenburg è un solido avvertimento a non provocare qualcosa di simile al nostro amato pianeta, e sottolinea la convinzione di molti scienziati che forme di vita intelligenti mai identificate potrebbero ad un certo punto essersi estinte a causa di una catastrofe cosmica o attraverso l’autodistruzione. Conviene riflettere.

lunedì 17 novembre 2014

Centinaia di cinesi avvistarono un UFO nel Diciannovesimo secolo

Nell’anno 1892, il famoso pittore Wu Youru della dinastia Qing creò una curiosa opera intitolata ‘Fiamme rosse nel cielo‘, tradotta anche come ‘Fiamma rossa incandescente fluttuante nell’aria‘.

La pintura "Llama roja caliente flota en el aire" creada por Wu Youru en 1892.
La pintura "Llama roja caliente flota en el aire" creada por Wu Youru en 1892.
All’interno del dipinto vi è una descrizione di un avvistamento di un UFO (Unidentified Flying Object), testimoniato dallo stesso artista, così come centinaia di spettatori. Anticipando gli scettici di queste fantastico fenomeno, Wu spiegò ciascuna delle diverse possibilità che potevano portare questa esperienza di un altro mondo ad una causa terrestre.
Una traduzione della descrizione di 190 caratteri è stata fornita da Paul Dong, ricercatore UFO da molto tempo, e autore del libro ‘Grandi Misteri della Cina‘, il quale ha affermato:
Erano circa le ore otto della notte del 28 settembre, quando nel cielo a sud della città di Nanchino apparve una palla di fuoco dalla forma di uovo, di colore rosso e senza luci. Fluttuava nell’aria, lentamente, dirigendosi verso est. Come il cielo della sera divenne nuvoloso e scuro, il suo aspetto divenne più appariscente. Sul ponte di Zhu-Que si radunò una folla che, in punta di piedi, allungò il collo per vedere meglio l’oggetto“.
L’oggetto si attardò per un periodo di tempo pari a quello di un pasto, scomparendo poi lentamente in lontananza. Alcuni affermarono che fosse un meteora di passaggio, ma una meteora passa in un attimo, mentre questo oggetto si muoveva come un pallone; fin dalla sua prima apparizione nel cielo fino alla sua scomparsa in lontananza, era piuttosto lento. Di conseguenza, si può escludere l’ipotesi di una meteora“.
Altri dissero che si trattava di una cometa farlocca fatta volare da dei bambini. Ma quella notta il vento soffiava da nord, mentre l’oggetto si stava dirigendo verso est. Pertanto, non poteva trattarsi di una lanterna volante. Per un pò di tempo, tutto il mondo parlò di questo fatto, però nessuno fu in grado di risolvere il mistero“.
Una persona anziana del luogo disse: “La prima volta che arrivò c’era un leggero rumore appena udibile, come il ronziodi uomini che si avvicinavano correndo mentre attraversavano la Porta del Sud“.

I 10 SEGRETI DI MACHU PICCHU, LA CITTÀ PERDUTA DEGLI INCA

Luglio 1911. Uno spettacolo straordinario si presenta agli occhi della spedizione peruviana dell'Università di Yale, guidata dall'esploratore Hiram Bingham: le rovine dell'antica città inca di Machu Picchu si mostravano in tutto il loro splendore.

machu picchu

Dopo aver letto le cronache del 16° e del 17° secolo che parlavano di città inca mai scoperte dai conquistadores spagnoli, dopo aver studiato le leggende locali, le vicende storiche e le caratteristiche fisiche della zona, Bingham riuscì faticosamente a raggiungere Machu Picchu e a procedere così all’opera di disboscamento, restauro e ricostruzione che ha reso l’aspetto del luogo come oggi possiamo vederlo.
A distanza di un secolo, Machu Picchu custodisce gelosamente ancora alcuni segreti. Gli archeologi sperano di fare luce su uno dei siti archeologi più misteriosi e importanti del nostro passato, nel tentativo di ricostruire l’enigmatico passato della nostra civiltà.


1. In realtà Machu Picchu non è la città perduta degli Inca

Quando Hiram Bingham si imbatté in Machu Picchu, in realtà era alla ricerca di un’altra città, nota come Vilcabamba. Si tratta della capitale nascosta nella quale fuggirono gli Inca dopo l’arrivo dei conquistadores spagnoli nel 1532.
Nel corso del tempo, Machu Picchu è diventata famosa come la leggendaria città perduta degli Inca. Bingham ha trascorso gran parte della sua vita sostenendo che Machu Picchu e Vilcabamba fossero la stessa cosa, una teoria smentita solo dopo la sua morte avvenuta nel 1956.
I ricercatori ritengono che Vilcabamba sia stata costruita nella giungla a circa 50 chilometri a ovest di Machu Picchu. Inoltre, una recente ricerca ha rivelato che Machu Picchu in fondo non è mai stata completamente dimenticata. Quando Bingham arrivò, infatti, vi trovò tre famiglie di contadini che vi vivevano stabilmente.

2. Edifici altamente antisismici

Le pietre degli edifici più importanti di tutto l’Impero Inca sono stati eretti senza l’utilizzo di malta. Le pietre sono state tagliate in modo così preciso, e incuneate così strettamente tra loro, che non è possibile inserire tra loro nemmeno un foglio di carta.
A parte gli ovvi benefici estetici, questo stile di costruzione presenta notevoli vantaggi ingegneristici. Il Perù è un paese altamente sismico e Machu Picchu è stato costruito sulla cima di due linee di faglia.
Quando si verifica un terremoto, gli esperti dicono che le pietre degli edifici Inca “ballano”! Cioè, esse rimbalzano seguendo il movimento del terremoto, per poi ricadere. Se gli Inca non avessero usato questo metodo di costruzione, Machu Picchu sarebbe crollata molto tempo fa.

3. Gran parte delle costruzioni più impressionanti sono invisibili

Sebbene gli Inca siano ricordati soprattutto per la bellezza architettonica dei loro edifici, i loro progetti di ingegneria civile sono talmente avanzati da lasciare sconcertati gli studiosi contemporanei. Soprattutto se si considera il fatto che abbiamo a che fare con una cultura che non utilizzava animali da tiro, attrezzi in ferro o ruote.
Il sito che vediamo oggi è stato realizzato in uno spazio tra due piccoli picchi montuosi, richiedendo lo spostamento di pietre e terra per creare un’area sufficientemente piatta. L’ingegnere Kenneth Wright ha stimato che il 60% delle costruzioni di Machu Picchi si trova sotto terra.
Gran parte della struttura è costituita da fondamenta profonde e da pietrisco utilizzato come drenaggio. Chiunque abbia visitato Machu Picchu nella stagione delle piogge può testimoniare che la città Inca è soggetta a ingenti precipitazioni. Eppure, mai nessuno ha visto un allagamento.

4. Il vecchio sentiero che conduce alle rovine esiste ancora

Machu Picchu è raggiungibile facilmente grazie a varie tipologie di mezzi di trasporto, ma il loro costo è tutt’altro che a buon mercato. Il viaggio in autobus, andata e ritorno, per raggiungere le rovine costa intorno ai 20$.
Tuttavia, gli amanti del trekking possono raggiungere la città Inca grazie al ripido sentiero percorso nel 1911 da Hiram Bingham, godendo la spettacolare vista che impressionò l’esploratore quando vi giunse per la prima volta. La salita è abbastanza faticosa e dura circa 90 minuti.

5. Il grande museo nascosto che nessuno visita!

Sebbene siano presenti i tipici segnali esplicativi dei parchi naturali, una delle cose più strane di Machu Picchu è che non esistono informazioni sulle rovine per i visitatori.
Le uniche informazioni reperibili sono offerte dall’eccellente Museo de Sitio Manuel Chavez Ballon, nel quale vengono fornite tutte le spiegazioni su come e perchè Machu Picchu sia stata costruita. Però, bisogna prima trovarlo.
Il museo, infatti, si trova nascosto alla fine di una lunga strada sterrata nei pressi delle rovine, a circa 30 minuti di cammino dalla città di Aguas Calientes.

6. Esiste una vetta da scalare

Molto prima del sorgere del sole, orde di visitatori entusiasti fanno la fila davanti alla biglietteria degli autobus di Aguas Calientes, sperando di essere tra i primi ad entrare nel sito. Perchè?
Solo le prime 400 persone che si iscrivono possono visitare la vetta di Huayna Picchu, un piccolo picco verde a forma di corno di rinoceronte che appare sullo sfondo di molte foto di Machu Picchu.
La vista che si gode a 1640 metri d’altezza è mozzafiato: il fiume Urubamba sembra avvolgersi intorno a Machu Picchu come un serpente. A detta dei visitatori, vale la pena svegliarsi presto per essere tra i fortunati ammessi alla vetta.

7. Esiste un tempio segreto

I fortunati scalatori di Huayna Picchu hanno anche la possibilità di visitare un monumento sconosciuto ai più: il Tempio della Luna.
Seguendo un piccolo sentiero sul lato opposto della vetta, si raggiunge un santuario cerimoniale costruito in una grotta rivestita di magnifiche pietre, ricca di nicchie che un tempo, probabilmente, erano utilizzate per contenere le mummie.

8. Ci sono ancora cose da trovare.

Visitando il sito di Machu Picchu è possibile notare dei piccoli sentieri occasionali che si diramano nel fitto fogliame della foresta. Dove vanno? Nessuno lo sa, dato che non ci sono state ulteriori esplorazioni negli ultimi anni.
La foresta pluviale cresce rapidamente e possono esistere decine di sentieri ancora da individuare, i quali potrebbero condurre a rovine sconosciute nelle vicinanze. Non si esclude che nuove spedizioni possano essere organizzate nei prossimi anni.

9. Allineamenti naturali

Fin da quando Hiram Bingham giunse a Machu Picchu nel 1911, tutti i visitatori hanno compreso che la cornice naturale del sito è importante come per gli edifici stessi. Ricerche recenti hanno dimostrato che la posizione del sito, e l’orientamento delle sue strutture più importanti, sono stati fortemente influenzati dalla posizione delle vicine montagne ritenute sacre.
Una pietra a forma di freccia in cima alla vetta di Huayna Picchu sembra puntare verso sud, direttamente verso il famoso Intihuatana Stone sul Monte Salcanty, una delle montagne sacre più venerate dalla cosmologia Inca. Inoltre, riferendosi al calendario Inca, il Sole può essere visto sorgere o tramontare dietro altri picchi significativi.

10. La meta di un pellegrinaggio

Una nuova teoria proposta dall’archeoastronomo italiano Giulio Magni suggerisce che il viaggio da Cuzco verso Machu Picchu potrebbe aver avuto uno scopo cerimoniale, riecheggiando la narrazione di un’importante leggenda:
il primo uomo Inca ha lasciò l’Isola del Sole nel Lago Titicaca. Seguendo il percorso del fiume Urubamba, il proto-Inca ha sviluppato il percorso mitico che poi i pellegrini ripercorrevano viaggiando da Cuzco a Machu Picchu.
L’ultima tappa del pellegrinaggio si sarebbe conclusa salendo i gradini della Intihuatana Stone, il punto più alto delle rovine principali.

giovedì 13 novembre 2014

L’ENIGMA DEL CRANIO ALLUNGATO DI UN BAMBINO SCOPERTO SULLE RIVE DEL LAGO TITICACA

Lo sconcertante fenomeno dei crani allungati si arricchisce di un nuovo elemento che aggiunge mistero al mistero: il teschio allungato di un bambino di due anni con la dentatura di uno di sei! Articolo di Brien Foerster.


 Anche se sono stati ritrovati praticamente il tutto il mondo, il Perù e la Bolivia dispongono di alcuni tra i più affascinanti crani allungati che l’archeologia tradizionale fatica a spiegare adeguatamente.
Forse il più enigmatico è quello rinvenuto presso la riva meridionale del Lago Titicaca, in Bolivia. Si tratta di un cranio infantile, di un individuo di meno di due anni, ma che dispone di un teschio decisamente allungato.
La maggior parte degli studiosi ritengono che la deformazione cranica, pratica abbastanza comune nella zona del Lago Titicaca circa 2000 anni fa, fosse praticata seguendo un unico metodo. Ma il teschio in questione potrebbe essere un’eccezione.
Il profilo del teschio sembra indicare che la testa del bambino era molto più complessa nella forma di un normale allungamento cranico, non presentando nessun appiattimento della parte posteriore del cranio, effetto collaterale tipico della pratica.

Un altra cosa strana è che il cranio di questo bambino presenta una dentatura completa di 24 denti, la quale non si presenta prima dei sei anni. Eppure, la fontanella, indica che l’individuo doveva avere un’età inferiore ai due anni.
La fontanella è una caratteristica anatomica del cranio dei neonati. La calotta cranica è formata da cinque ossa piatte: due frontali, due parietali e una occipitale. Pertanto, in ciascuno dei sei punti in cui tali linee si incontrano, sono presenti delle “zone molli” chiamate fontanelle.
Tale condizione ha una duplice funzione: al momento della nascita permette al cranio di deformarsi, agevolando il passaggio della testa del neonato attraverso il canale del parto; dopo la nascita garantiscono al cranio di crescere lasciando al cervello la possibilità di espandersi e svilupparsi correttamente prima della definitiva chiusura delle suture che avviene intorno ai 12-18 mesi di vita.

Il Titicaca e la mitologia pre-Inca

Posto a quasi 4 mila metri sul livello del mare, il Lago Titicaca, con i suoi 8 mila chilometri quadrati di estensione, è il più grande lago del Sud America. E’ talmente esteso che metà delle sue acque appartengono al Perù, mentre l’altra metà alla Bolivia.
Si tratta di un lago molto importante per la mitologia e la storia dei nativi sudamericani, e numerose sono le leggende che narrano di città sommerse nelle acque del Titicaca.
Secondo la mitologia Inca, l’Isla del Sol è il luogo della creazione. Dopo la grande alluvione, il dio Viracocha emerse dalle acque e creò il sole, la luna e le stelle. Poi si diresse verso Tiahuanaco per creare i primi esseri umani, Mallku Kapac e Mama Ocllo (la versione Inca di Adamo ed Eva).
Non è solo il lago Titicaca ad esercitare il proprio fascino enigmatico sui ricercatori di tutto il mondo. Non c’è dubbio che l’intera regione circostante il grande specchio d’acqua sia avvolta dal mistero.
A poca distanza, infatti, si trova l’antica città di Tiahuanaco, uno dei più grandi enigmi archeologici di tutti i tempi, situata a circa 800 metri sopra il livello del lago Titicaca. Certamente si tratta di una delle città più importanti dell’antico Sud America, essendo tramandata come il luogo dove sono stati creati i primi esseri umani.
Gli archeologi hanno dimostrato che la città, in un passato remoto, avesse addirittura un porto. Le strutture ritrovate nel lago Titicaca mostrano che il livello delle acque è drasticamente cambiato nel corso della storia.
Il dibattito sulla datazione delle rovine è molto acceso tra i ricercatori. Alcuni sostengono che la città debba essere collocata al 14 mila a.C., un periodo molto più antico rispetto a quello attualmente ritenuto come l’inizio della civiltà umana.
Uno dei ruderi più enigmatici del sito di Tiahuanaco è rappresentato dalla “Porta del Sole”, un’immensa opera architettonica scolpita da un unico blocco di pietra.
Le figure che decorano la pietra si ritiene abbiano connotazioni astronomiche. Altre, invece, somigliano molto a esseri umani muniti di ali e di caschi rettangolari.
Il rilievo centrale mostra una figura armata di due scettri a forma di serpente, attorniata da altre 48 figure alate, di cui 32 con volto umano e 16 recanti la testa di un condor.
La Porta del Sole venne così chiamata perché posizionandosi davanti ad essa all’inizio della primavera si può osservare che il sole sorge esattamente sopra la metà della porta. Una teoria sostiene che le 48 figure ricavate nella pietra rappresentino lo schema base di un calendario che sarebbe servito a determinare ulteriori riferimenti astronomici.

lunedì 10 novembre 2014

LE SCOPERTE DI PADRE CARLO CRESPI E GLI ARTEFATTI CHE FANNO TRABALLARE L’ARCHEOLOGIA CONVENZIONALE

 La storia di Padre Crespi è una delle più enigmatiche mai raccontate: una civiltà sconosciuta, manufatti incredibili, enormi quantità d'oro, simboli appartenenti ad una lingua sconosciuta e strane rappresentazioni che collegano l'America Precolombiana agli antichi Sumeri. La cronaca degli eventi, e il modo in cui sono stati trattati, secondo molti rivela ancora una volta una cospirazione per nascondere la verità sulla storia dell'umanità.

Padre Carlo Crespi nacque a Milano nel 1891 e morì nel 1982.

E’ stato un prete missionario salesiano che ha vissuto nella piccola città di Cuenca, in Ecuador, per più di 50 anni, dedicando la sua vita al culto e alle opere di carità.

Il religioso era una persona dai molti talenti: è stato educatore, botanico, antropologo, musicista, ma soprattutto un grande umanista.


Nel 1927, la sua vocazione missionaria lo ha portato a vivere fianco a fianco con gli indigeni ecuadoregni, facendosi carico degli indigeni e conquistandosi il rispetto della tribù dei Jibaro, i quali cominciarono a considerarlo come un vero amico.

Come segno di riconoscenza, nel corso dei decenni gli indigeni hanno donato a Padre Crespi centinaia di manufatti archeologici risalenti ad un’epoca sconosciuta, spiegando che si trattava di oggetti trovati in un tunnel sotterraneo che si trovava nella giungla dell’Ecuador. Molti di essi erano in oro, intagliati con geroglifici di una lingua sconosciuta e che ancora oggi nessuno è stato in grado di decifrare.

Gli oggetti erano stati recuperati dagli indios in una caverna molto profonda, detta in spagnolo Cueva de los Tayos, posizionata nella regione amazzonica conosciuta come Morona Santiago. La grotta, che si trova a circa 800 metri sul livello del mare, fu chiamata Tayos a causa dei caratteristici uccelli quasi ciechi che vivono nelle sue profondità.

Essendo un uomo di cultura, Padre Crespi presto si rese conto che gli straordinari manufatti presentavano inquietanti analogie con l’iconografia delle antiche civiltà mesopotamiche, suggerendo un qualche collegamento tra culture sviluppatesi su versati opposti del pianeta.

Come riporta Yuri Leveratto nel suo approfondito resoconto, Crespi era convinto che le lamine e le placche d’oro a lui donate, e da lui studiate, indicassero senza ombra di dubbio che il mondo antico medio-orientale antecedente al diluvio universale fosse in contatto con le civiltà che si erano sviluppate nel Nuovo Mondo, già presenti in America a partire da sessanta millenni fa.

Secondo Padre Crespi, gli arcaici segni geroglifici che erano stati incisi, o forse pressati con degli stampi, non erano altro che la lingua madre dell’umanità, l’idioma che si parlava prima del diluvio universale. Nella sua ingenuità di uomo di fede e di cultura, il religioso non si rese conto che le sue idee mettevano fortemente in discussione le teorie consolidate dell’archeologia convenzionale (ufficiale).

Visto che i manufatti donatigli avevano formato una collezione di oggetti davvero numerosa, nel 1960 Crespi chiese e ottenne dal Vaticano l’autorizzazione per creare un museo nella missione salesiana di Cuenca.

Quello di Cuenca è stato il più grande museo che sia mai stato creato in Ecuador, almeno fino al 1962, quando un misterioso incendio distrusse completamente la struttura, e la maggior parte dei reperti fu perduta per sempre. Tuttavia, Crespi pare sia riuscito a salvare alcuni pezzi nascondendoli in un luogo a lui solo noto.
https://www.youtube.com/watch?v=ehR4EwK4BOE
Nel 1969, Juan Moricz, un ricercatore ungherese naturalizzato argentino, esplorò a fondo la caverna, trovando molte lamine d’oro che riportavano delle incisioni arcaiche simili a geroglifici, statue antiche di stile mediorientale, e altri numerosi oggetti d’oro, argento e bronzo: scettri, elmi, dischi, placche. Fu Crespi ad indicare a Moricz come entrare nella caverna e come trovare la giusta via nel labirinto senza fondo situato nelle sue profondità.

Nel 1972, fu lo scrittore svedese Erik Von Daniken a diffondere la notizia del ritrovamento del ricercatore ungherese. Quando la notizia dello strano ritrovamento di Moricz si sparse nel mondo, molti studiosi decisero di esplorare la caverna con spedizioni private.

Una delle prime e più ardite spedizioni fu quella condotta nel 1976 dal ricercatore scozzese Stanley Hall alla quale partecipò l’astronauta statunitense Neil Armstrong, il primo uomo che mise piede nella Luna, il 21 luglio 1969. Si narra che l’astronauta riferì che i tre giorni nei quali rimase all’interno della grotta furono ancora più significativi del suo leggendario viaggio sulla Luna.
Verso la fine degli anni ’70, Gabriele D’Annunzio Baraldi visitò a lungo Cuenca, dove conobbe sia Carlo Crespi che Juan Moricz. In quell’occasione Carlo Crespi confidò all’italo-brasiliano che la Cueva de los Tayos era senza fondo e che le migliaia di diramazioni sotterranee non erano naturali, ma bensì costruite dall’uomo nel passato.

Secondo Crespi la maggioranza dei reperti che gli indigeni gli consegnavano provenivano da una grande piramide sotterranea, situata in una località segreta. Il religioso italiano confessò poi a Baraldi che, per timore di futuri saccheggi, ordinò agli indigeni di coprire interamente di terra detta piramide, in modo che nessuno potesse mai più trovarla.

Baraldi notò che in molte placche e lamine d’oro erano ricorrenti vari segni: il sole, la piramide, il serpente, l’elefante. In particolare la placca dove venne incisa una piramide con un sole nella sua sommità venne interpretata da Baraldi come una gigantesca eruzione vulcanica che avvenne in epoche remote.

Quando Carlo Crespi morì, nell’aprile del 1982, la sua fantasmagorica collezione d’arte antidiluviana fu sigillata per sempre, e nessuno poté mai più ammirarla. Vi sono molte voci sulla sorte dei preziosissimi reperti raccolti pazientemente dal religioso milanese. Secondo alcuni furono semplicemente inviati in segreto a Roma, e giacerebbero ancora adesso in qualche caveau del Vaticano.

Molti archeologi convenzionali hanno accusato Padre Crespi di essere un impostore o semplicemente un visionario, il quale ha spacciato come autentiche delle lamine d’oro che erano semplicemente dei falsi o delle copie di manufatti medio-orientali. Ma a prescindere dalle accuse dell’establishment archeologico, restano le fotografie e le numerose testimonianze di molti studiosi a prova della loro veridicità.

Come scrive Leveratto nel suo articolo, l’impressione che si ha a leggere questa vicenda è che qualcuno abbia voluto occultare i fantastici pezzi archeologici collezionati e studiati dal religioso milanese. Ma perché? Eppure, come hanno dimostrato gli studi di Richard Cassaro, i paralleli tra le culture mesopotamiche e quelle precolombiane sono palesemente evidenti.

Perchè gli archeologi di epoca vittoriana ritenevano pacifica l’esistenza di una cultura madre antecedente che avrebbe poi generato culture figlie con lo stesso sistema iconografico, simbolico e religioso? E perchè oggi questa ipotesi è avversata ferocemente da archeologi militanti che negano a tutti i costi questa possibilità? Perchè non ricercare pacificamente? Quale valenza avrebbe per l’umanità sapere che discendiamo da un unica, avanzata civiltà globale antidiluviana?