sabato 18 ottobre 2014

TROVATA IN BULGARIA UN'ALTRA TOMBA DI UN VAMPIRO

E' stato ritrovato in Bulgaria uno scheletro con un palo piantato nel petto. Gli archeologi che l'hanno trovto l'han chiamata la "tomba del vampiro".
Il prof. Nikolai Ovcharov ha detto di aver fatto questa scoperta durante gli scavi delle rovine di Perperikon, un'antica città della Tracia che si trova a sud della Bulgaria.
La città è stata abitata sin dal 5000 a.c.. Solo 20 anni fa è stato scoperto un tempio dedicato a Dioniso (il greco del vino e della fertilita' ).
Tra i reperti ritrovati in quel sito vi son diverse tombe di "vampiri".
In queste tombe si vede chiaramente come chi ha deposto i cadaveri ha svolto un rituale "anti-vampiro".


Quasi tutte infatti hanno un paletto di metallo infitto nel petto come la tradizione vuole e che sarebbe dovuto servire per impedire che il morto "resuscitasse" e ritornasse a terrorizzare i vivi.
Questa tomba è stata scoperta nel luglio del 2013 e solo oggi ne è stata data la notizia.

martedì 14 ottobre 2014

RITROVATO UN VERO E PROPRIO TESORO IN UNA TOMBA SPAGNOLA

In Spagna si trova la citta' reale di Almoloya.
Il sito è stato la culla della civiltà El Argar, che abitava a sud-est della Spagna durante l'Età del Bronzo.


La Almoloya era al suo apice tra il 2200 e il 1550 aC, e fu riscoperto nel 1944.
Un recente scavo da ricercatori dell'Università Autonoma di Barcellona ha fatto una serie scoperte che gettano nuova luce su una delle prime società urbane in Occidente.
Questi includono una sala di 70 mq, che gli archeologi ritengono sia stato utilizzato per il governo della città . Son stati rinvenuti numerosi stucchi decorati con motivi geometrici e naturalistici che sembravano ancora aggrapparsi in maniera "tentacolare" ancora asu alcune pareti per una superficie di quasi 300 metri quadri.
In questa reggia è stata trovata anche una tomba reale scoperta sotto gli edifici, che contiene i resti di una donna e un uomo, circondato da quello che può solo essere descritto come un tesoro. Il diadema d'argento della foto, che circondava il cranio della donna, è stato il primo premio degli scopritori del tesoro. La tomba contiene anche molto oro, orecchini in argento e un pugnale di bronzo finemente intarsiato con decorazioni tenute insieme con chiodi d'argento.

lunedì 13 ottobre 2014

SCOPERTA CITTA' DI PIETRA IN CROAZIA: HA 7000 ANNI




Importante scoperta archeologica in Croazia dove è stato portata alla luce la città di pietra più grande mai scoperta prima d'ora nel Paese. Si tratta di un'antica città di almeno 7000 mila anni estesa su un'area di circa 100 mila metri quadrati. Il paese, finora sconosciuto, risalirebbe infatti al V o al IV millennio a.c. e si trovava solo a un paio di metri di profondità ma fino ad oggi nessuno lo aveva mai individuato. A venire alla luce per primi una serie di cisterne, pozzi e ceramiche risalenti all'età della pietra, tanto da convinceregli archeologi a proseguire negli scavi: la scoperta è avvenuta a pochi chilometri a ovest di Vinkovci, città croata di circa 35000 abitanti.L'area della città di pietra è stata circoscritta per evitare che preziosi manufatti storici possano essere sottratti o danneggiati. Al momento i ricercatori si stanno concentrando su una piccola area di 3000 metri quadrati e solo in questa zona, hanno trovato ben 325 reperti archeologici come recinzioni, pozzi e forni per la ceramica, oltre a scheletri di bambini sepolti. Nell'area vivevano in passato persone appartenenti alla cultura Sopot che si estendeva sul territorio delle attuali Croazia, Bosnia e Ungheria. Vivevano prevalentemente di allevamento con villaggi ubicati lungo fiumi, torrenti e zone umide. Quella avvenuta in Croazia è una delle scoperte più importanti mai avvenute nel Paese.

IL MISTERO DEI MEGALITI DI BAALBEK

LA STORIA
Il sito archeologico di Baalbek si trova a circa 65 chilometri ad est di Beirut, in Libano, ed è stato dichiarato "Patrimonio dell'Umanità" dall'UNESCO nel 1984.



Questo sito si trova a 1170 metri d'altezza, ed è famosa per le monumentali rovine di epoca romana, risalenti al II - III secolo. Le rovine romane furono costruite su due insediamenti precedenti, attribuiti ai Cananei, e risalenti all'età del bronzo. La datazione del più antico dei due insediamenti va dal 2900 al 2300 a.C., mentre quella del più recente va dal 1900 al 1600 a.C.
La città fu dominata prima dai greci, successivamente venne conquistata dai romani, divenne poi cristiana e infine musulmana. Gli antichi templi vennero progressivamente abbandonati.


IL MISTERO
Vi ho raccontato, molto brevemente, la storia di questa antica città, per arrivare infine ai misteri riguardanti questo sito, e le sue origini. Guardate alla sinistra del testo, e potrete ammirare il primo di questi misteri. Osservate bene l'immagine, e potrete vedere che vi sono due persone ritratte, una seduta sul monolito e una in piedi sul terreno. Questo vi fa capire le dimensioni di tale monolito.
Questo enorme monolito, lavorato e squadrato, si trova in un'antica cava di pietra cittadina. Lungo ben ventidue metri, ha un peso stimato di 1200 tonnellate, con differenze di stima che variano tra le 1000 e le 2000 tonnellate (si, avete letto bene!), e al giorno d'oggi non esiste in tutto il pianeta una gru in grado di sollevarlo. Non esiste nessuna spiegazione sul come fosse possibile movimentare questo enorme blocco di pietra.
Potreste semplicemente obiettare che non lo hanno movimentato, infatti il blocco giace abbandonato in una cava.
Ed eccovi la mia risposta.
Quello della cava, sebbene sia il più grande, non è l'unico blocco di pietra di enormi dimensioni della città di Baalbek, ma ve ne sono altri tre. Questi blocchi, del peso stimato di 750 tonnellate, sono parte del basamento dell'antico Tempio di Giove, e sono posizionati a 6 metri d'altezza rispetto al livello del suolo. Anche qui, se guardate bene, potete vedere due persone in piedi sul basamento.
Tale tempio sorge su un'enorme terrazza, dall'area di (circa) 465.000 metri quadrati, costruita mediante l'impiego di giganteschi massi, di dimensioni variabili ma comunque in media tali massi pesano 300 tonnellate.
La cava non è lontana dalla terrazza, difatti dista meno di mezzo chilometro, però non si tratta di un terreno pianeggiante, cosa che rende problematico il trasporto delle pietre.
Il tempio fu sicuramente costruito dai romani, ma il basamento su cui sorge? Probabilmente no, visto che i romani documentavano le grandi opere da loro costruite, e la costruzione di una simile terrazza, mediante l'impiego di blocchi di pietra di quelle dimensioni, sarebbe stata sicuramente documentata. Inoltre la tecnologia degli antichi romani è nota, e non avevano nessun metodo per spostare simili blocchi di pietra.
Questo vuol dire che la costruzione di questa terrazza è opera di una civiltà precedente.
Ma quale civiltà?
Secondo la storia ufficiale, nessuna civiltà a noi nota aveva le conoscenze tecnologiche sufficienti a costruire questo basamento.
Cosa dicono le leggende relative alla costruzione di Baalbek?
Secondo antichi manoscritti arabi, Baalbek appartenne al leggendario Re Nimrod, che ordinò la sua ricostruzione, dopo il diluvio, affidando tale ricostruzione avvenne ai giganti.
Secondo altri antichi testi, Baalbek fu fondata da Caino nell'anno 133 dopo la Creazione, edificata come rifugio dall'ira di Yahweh, e popolata dai giganti.
Infine altre tradizioni attribuiscono la costruzione di questa città a Salomone, che la fece costruire dai Djinn.
Non esiste ad oggi nessuna risposta alle domande che si pongono su Baalbek.
L'unica certezza è che, cercando nei siti più antichi, si trovano costruzioni che in epoca successiva risultavano impossibili da realizzare.

martedì 7 ottobre 2014

GÖBEKLI TEPE È IL PIÙ ANTICO LABORATORIO DI SCULTURA DEL MONDO

Sono passati vent'anni da quando sono iniziati gli scavi archeologici di Göbekli Tepe. I risultati raggiunti rivelano che il sito è la più antica bottega di scultura del mondo. Ci si aspetterebbe di trovare sculture primitive, invece si vedono creazioni artistiche esteticamente molto avanzate


Come ormai noto, Göbekli Tepe è un sito archeologico situato nella parte superiore di un costone di montagna nella regione sud-orientale dell’Anatolia, Turchia.
Qui si trova il tempio più antico mai scoperto (risalente almeno a 12 mila anni fa), così importante da essere considerato “il punto zero” della storia.
Da quando è stato scoperto – quasi due decenni fa – è stato oggetto di uno studio intenso da parte dei ricercatori dell’Istituto Archeologico Tedesco e del Ministero della cultura e del turismo della Turchia.
Secondo quanto riporta l’Hurriyet Daily News, i risultati più recenti di anni di scavi suggeriscono che Göbekli Tepe sia il più antico laboratorio scultoreo del pianeta, mostrando del l’uomo del neolitico era molto più raffinato di quanto si pensasse.
“Göbekli Tepe è la culla delle arti plastiche”, spiega Cihat Kürkçüoğlu, professore associato della vicina Harran University, dipartimento di Arti e Storia. “Si tratta di un tempio, ma allo stesso tempo è anche la più antica bottega di scultura del mondo. Ci si aspetta di trovare sculture primitive, invece si vedono creazioni artistiche esteticamente molto avanzate”.

Göbekli Tepe è composto da numerosi templi realizzati con pilastri dal peso compreso tra le 40 e le 60 tonnellate, assieme a numerose stele a forma di T con intricate raffigurazioni di tori, serpenti, volpi, leoni e altri animali scolpiti nella pietra.
“Questo ci ha molto sorpreso”, continua Kürkçüoğlu. “Alcune composizioni in Göbekli Tepe sono talmente buone da competere con il gusto grafico di oggi. Man mano che gli scavi archeologici andranno avanti, credo che troveremo prototipi più antichi”.
Infatti, nel corso degli scavi sono state già trovate alcune figurine di Venere risalenti a 20 mila anni fa, simili a quelle trovate in Europa datate fino a 30 mila anni fa. È proprio l’età delle sculture monumentali a catturare maggiormente l’interesse dei ricercatori.
Kürkçüoğlu non ha dubbi sul fatto che i rilievi sulle stele a forma di T siano le più antiche sculture mai trovate sul nostro pianeta. Il ricercatori ha anche detto che presto gruppi di studenti universitari cominceranno a visitare il sito, così impareranno che la storia della scultura è cominciata a Göbekli Tepe: “proprio come l’alfabeto comincia con la A, la storia delle arti plastiche inizia a Göbekli Tepe”.
Göbekli Tepe, secondo la storiografia ufficiale, non dovrebbe esistere. I risultati dei test sostengono l’ipotesi che Gobleki Tepe risalga a 11 mila anni fa, ossia quasi 6 mila anni prima della comparsa delle prime civiltà nella mezza luna fertile in Mesopotamia (a lungo considerata la culla della civiltà) e ben 8,5 mila anni prima della costruzione della Grande Piramide di Cheope, diventando così il più antico esempio noto di architettura monumentale.
Göbekli Tepe, e altri siti mediorientali, stanno cambiando le nostre idee su una svolta fondamentale nella storia umana: la rivoluzione neolitica, quando i cacciatori-raccoglitori nomadi si trasformarono in agricoltori stanziali.
Gli archeologi continuano a scavare e a discutere sul suo significato: come è stato realizzato? Qual è la sua storia? Chi l’ha costruito e perché? Per certi aspetti, la struttura sembra venire fuori dalle tenebre dell’ultima era glaciale, entrando di colpo sulla scena storica.

GRAZIE AL LIDAR SI SCOPRONO ANTICHE CITTA' PERDUTE

L'utilizzo della tecnologia LiDAR ha consentito di svelare i segreti nei dintorni del sito di Angkor: che sia l'inizio di una nuova epoca d'oro per l'archeologia?

Le prime tracce di una città perduta ai piedi del Vesuvio vennero alla luce in maniera del tutto casuale: era il 1709 quando un uomo trovò marmi e colonne mentre scavava un pozzo nel proprio podere. Un sistema di pozzi e cunicoli rivelò l'esistenza di strutture complesse, giungendo fino al Teatro Antico di Ercolano. La scoperta fu l'impulso che spinse il Re Carlo III a rilevare il terreno ed iniziare gli scavi sistematici. Nel 1748, così, iniziarono anche i primi lavori attorno all'altra città, anch'essa sepolta dalla violenza del Vulcano nel 79 d. C.
Città nascoste
Ritrovamenti archeologici di questo tipo sono un evento senza dubbio eccezionale ma non unico: spesso si basano su conoscenze pregresse (storie leggendarie, magari note soltanto ai locali) che riescono a coniugarsi con la fortuna. Come fu, ad esempio, il caso di Petra, in Giordania, la quale non era nascosta dalla cenere e dai lapilli, ma da una stretta gola naturale: un viaggiatore svizzero, in grado di spacciarsi per un mercante arabo grazie alle sue profonde conoscenze in materia di lingua e cultura islamiche, aveva sentito parlare di una fortezza naturale dall'aspetto straordinario. Riuscì a farsi portare lì, avendo espresso la volontà di sacrificare sulla tomba di Aronne: era il 1812 e, sotto gli occhi probabilmente increduli di Johann Ludwig Burckhardt comparve la città che fu cuore del regno dei Nabatei, della quale non si avevano più notizie dal XIII secolo.
Uguale stupore dovettero provare i primi viaggiatori che si ritrovarono dinanzi le vestigia della "città perduta" della Cambogia: già noto attraverso alcuni resoconti del XVI secolo da parte di esploratori portoghesi, il sito di Angkor iniziò a svelarsi al mondo moderno prima attraverso i racconti di viaggio di Henri Mouhot. Nel 1860, infatti, questo professore francese visitò le meravigliose strutture dell'antico centro politico e culturale dell'Impero Khmer, descrivendole in un diario che fu pubblicato postumo (egli, infatti, morì di malaria nel corso di una spedizione in Laos). In realtà, Angkor aveva continuato ad essere oggetto di viaggi e visite, oltre ad essere parzialmente abitata: tuttavia il suo declino ne aveva favorito l'oblio, quanto meno nel resto del mondo, e furono così le esplorazioni della seconda metà del XIX secolo a restituirle la celebrità meritata. Le travagliate vicende belliche dell'area hanno reso possibile studi e restauri soltanto a partire da tempi relativamente recenti, ma oggi Angkor è meta di due milioni di turisti l'anno.
L'occhio del laser
Ma cosa aveva tenuto celata Angkor agli occhi dei più per tanto tempo? Senza dubbio la vegetazione, in grado di preservare segreti in maniera perfetta: del resto, si sa, la natura vuole i suoi spazi e se li prende, soprattutto se cessa il costante lavoro dell'uomo per tenerla distante. Ancora oggi molte rovine straordinarie, oggetto di grande attenzione da parte degli studiosi, sono sepolte da giungle indomite, ad esempio in America centrale e meridionale. Quali saranno i tesori che scopriranno gli archeologi del futuro, quindi? Forse possiamo già iniziare a farci un'idea grazie alle nuove tecnologie, in grado di rivelare tesori sepolti in maniera più rapida di quanto si poteva sperare fino a poco tempo fa.
In particolare, la nuova frontiera già da diversi anni si chiama LIDAR (light detection and ranging): un sofisticato dispositivo che, montato su un elicottero o su un drone, volando a croce sull'area prescelta, emette milioni di raggi laser ogni quattro secondi i quali, attraversando il tetto di foresta, sono in grado di registrare anche le più piccole variazioni nella topografia, misurando la distanza tra la superficie a terra e il veicolo volante grazie alla riflessione delle onde.
Servendosi del LIDAR, Un team internazionale guidato da dottor Damian Evans dell'università di Sydney ha realizzato, lo scorso anno, una mappatura di 370 chilometri quadri attorno ad Angkor, con una visione dei dettagli senza precedenti che sarebbe stata altrimenti impossibile, data la densità della vegetazione e l'eventualità di incappare nelle mine posizionate al tempo della guerra civile. Il tutto ottenuto in appena due settimane. Le misurazioni hanno poi consentito al gruppo di mettere a punto dei modelli del paesaggio tridimensionali che, anche se non hanno esattamente lo stesso fascino di quello che ci si può trovare davanti procedendo a colpi di machete, possono comunque risultare estremamente utili per più precise ricognizioni sul campo.
Cosa c'è al di là di Angkor?
Gli archeologi hanno così documentato un paesaggio urbano fino ad ora ignoto, nascosto dalla foresta, costituito da altri templi, grandi strade ed elaborati corsi d'acqua che costituivano parte fondamentale del paesaggio urbano, opera di ingegneria idraulica che indica quali erano le elevate conoscenze dei Khmer. Scoperte che modificano profondamente le conoscenze e la comprensione di quella che fu una delle più grandi città del mondo, nel corso del Medioevo: del resto, prima che fosse divorata dalla vegetazione, la "città perduta" raggiungeva l'estensione di una moderna metropoli. Grazie al LIDAR è stato possibile rilevare come l'area urbana dovesse superare i 1.000 chilometri quadrati, all'interno dei quali vivevano centinaia di migliaia di abitanti: e tutto ciò avveniva tra tra il IX e il XV secolo, ossia in un'epoca durante la quale i grandi centri europei vantavano dimensioni e densità abitative decisamente inferiori. Di questa città, il cui declino fu causa dell'abbandono, fino ad oggi conoscevamo soltanto una parte: ora sappiamo che c'è molto altro, celato dalla giungla più fitta ed impenetrabile. Le tecnologie come LIDAR saranno quindi la nuova speranza per l'archeologia? Probabilmente diventeranno uno strumento indispensabile che ci consentirà di sentirci molto più vicini alle antiche civiltà di quanto avvenuto fino ad ora.

domenica 5 ottobre 2014

Piramidi di Visoko, nuovi risultati

Piramidi di Visoko
Piramidi di Visoko
Il progetto archeologico più attivo al mondo si prepara a chiudere la stagione 2014 il 21 settembre. Un totale di 375 persone hanno partecipato da 29 paesi in una stagione di quattro mesi d’indagine. L’indagine quest’anno si è concentrata in tre aree principali:
l’accumulo di materiali culturali a sostegno di attività umane nel lontano passato;
caratterizzazione e analisi dei materiali;
conservazione di elementi archeologici.
La Valle bosniaca delle Piramidi copre circa 40km^2, comprende 6 strutture principali e il complesso del tunnel sotterraneo. Si trova 30 km a nord della capitale Sarajevo, Bosnia-Erzegovina, nella città di Visoko. La ricerca nel complesso del tunnel di Ravne si è concentrata sull’individuazione di attività culturali a sostegno della costruzione umana e della teoria dell’occupazione. “Abbiamo chiara evidenza di materiali da costruzione concentrati intorno ad una zona conosciuta come Monolite k5, sepolto a 200m nella terra”, ha commentato il Direttore Timothy Moon. Il megalite K5 è di un materiale ceramico all’esterno, è posizionato nel piano del complesso del tunnel a pochi metri del centro al di sopra della falda. Il Monolite è in realtà una mega ceramica, è sepolto sotto centinaia di migliaia di tonnellate di conglomerato depositato a un certo punto nel lontano passato. Si stima che abbia una massa superiore a 100 tonnellate. “Pietre di fondazione e grandi blocchi sono stati localizzati sulla parte superiore della struttura archeologica, cosa che stabilisce il suo utilizzo da parte dell’uomo primitivo come sito professionale o cerimoniale. Nelle immediate vicinanze abbiamo trovato 8 blocchi di pietra modificati e oggetti d’arte “- dice Moon.
La datazione al carbonio 14 nel 2013 ha fornito un riferimento temporale di 20,100BP (before present). Queste scoperte confermano l’attività umana nel sito prima della deposizione di milioni di tonnellate di conglomerato. Ulteriori indagini sono in corso all’interno del labirinto. Una sezione di 70m di gallerie antiche è in fase di scavo seguendo 3 punti, 1 conservazione dell’architettura originaria, design e ingegneria, 2 profili di datazione al sistema di tunnel, 3 esplorazione del collegamento alle gallerie di accesso alle piramidi. Nel mese di luglio una squadra di sommozzatori guidata dal dottor Semir Osmanagich, scopritore e ricercatore principale e Timothy Moon, direttore archeologico, è entrata in una sezione di 200 m di acqua in profondità all’interno del labirinto sotterraneo per indagare sui suoi parametri. Del materiale da stalattiti è stato recuperato nel processo e presentato per la datazione negli Stati Uniti. Il materiale è importante in quanto stabilisce una firma temporale minima prima della quale il sistema di tunnel esisteva, cioè le stalattiti si possono formare solo dopo la costruzione del tunnel. I risultati delle analisi al carbonio 14 certificano una data calibrata di 7,400BP. Per espandere su questa data devono essere fornite considerazioni sul tasso di crescita e la massa della stalattite. Un campione di 30 millimetri è stato recuperato dalla estremità esposta e distale di un cristallo nel soffitto di 125 mm di lunghezza. Ciò fornisce un ulteriore indizio per l’antichità del sistema di tunnel ora stimata oltrei 22,000BP.
La Fondazione Piramide Bosniaca ha stabilito per le fasi costruttive per le caratteristiche piramidali una datazione di circa 30,000BP e una complementare serie di date per il labirinto di tunnel che risale ai 20,100BP. Le piramidi bosniache rappresentano una antica civiltà da un periodo precedente l’ultima era glaciale, un periodo in cui gli homo sapiens sapiens si suppone fossero nomadi cacciatori-raccoglitori che vivevano in bande sciolte carenti nell’organizzazione e non in possesso conoscenze necessarie per costruire l’architettura megalitica.
“Ancora una volta, questo progetto archeologico presenta prove scientifiche a sostegno di una grande civiltà esistente nel tempo pre-diluviano. L’accumulo di dati scientifici, beni culturali e caratteristiche archeologiche semplicemente non può essere ignorato più dall’accademia, farlo significa negare al popolo del Mondo una verità. Siamo impegnati a perseguire la valutazione scientifica a sostegno delle strutture antiche e annunciamo questi risultati come prova di una civiltà veramente antica, avanzata e dimenticata”, dichiara Moon.
Timothy Moon
Archaeological Project Manager
Archaeological Park
Bosnian Pyramid of the Sun Foundation
Bosnia Herzegovina

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