sabato 30 agosto 2014

IL RITROVAMENTO DELLA PIRAMIDE PERDUTA DI SAQQARA INDICA CHE GLI ANTICHI EGIZI ERANO IN POSSESSO DI UTENSILI TECNOLOGICAMENTE AVANZATI?

Gli antichi egizi erano molto abili nella creazione di bellissime opere in legno, come i sarcofagi ritrovati in varie tombe dell'Egitto antico. Ma quando ci si imbatte in manufatti in pietra che sfidano la precisione delle moderne apparecchiature tecnologiche, sorge una domanda: come hanno fatto? Uno di questi sconcertanti oggetti è stato trovato a Saqqara, in una piramide recentemente scoperta.sarcofago-saqqara

Quando si parla di un sarcofago, solitamente si pensa ad una bara in legno nella quale gli antichi egizi custodivano i loro nobili defunti.
Tuttavia, la storia dell’arte ci ha insegnato che il sarcofago può essere anche in pietra, di solito ornato con una scultura o un’iscrizione, così come si era soliti fare in Egitto, in Grecia e nell’Impero Romano.
Gli antichi egizi erano molto abili nel creare bellissime opere in legno, tra cui per l’appunto sarcofagi mortuari. Tuttavia, le indagini archeologiche hanno permesso il ritrovamento di particolari manufatti che lasciano perplessi e che sfidano per precisione e bellezza ciò che è possibile realizzare con la moderna tecnologia che abbiamo a disposizione.
Gli esempi sarebbero tantissimo, ma nello slide in alto sono indicate tre di quelle che sembrano le opere più incredibili, dal punto di vista tecnico, di tutto l’antico Egitto: il sarcofago custodito nel Kunsthistorisches Museum di Vienna, il sarcofago di Nectanebo II del British Museum, e il maestoso sarcofago trovato nel Serapeum di Saqqara.
Si tratta di opere realizzate in granito o in altra pietra molto dura come il basalto, intagliate con superfici incredibilmente lisce e angoli estremamente precisi. La vulgata ufficiale ritiene che tali splendide opere siano state realizzate con il set di attrezzi disponibili almeno fino all’8° secolo a.C.: martelli di pietra con manici in legno e altri strumenti in bronzo o rame.
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È possibile intagliare con tale precisione il granito e il basalto con questa attrezzatura? Non solo: gli strumenti illustrati sarebbero serviti anche per l’estrazione della pietra dalle cave, oltre che scavare, lisciare e inscrivere l’interno e l’esterno dei sarcofagi.
Il sarcofago del Serapeum di Saqqara è davvero il più sorprendente. Il granito è stato ricavato presumibilmente da una cava situata ad Assuan, a circa 800 chilometri di distanza. Il coperchio è stato tagliato dallo stesso blocco utilizzato per il sarcofago: il peso complessivo delle due unità è pari a circa 80 tonnellate. Per sollevarle oggi, servirebbe questa:
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Un artefatto simile in complessità e precisione è stato documentato dall’Isida Project  a seguito della recente scoperta di una nuova piramide, non a caso proprio a Saqqara.
Scoperta nel 2008, si pensa che la piramide ospitasse la tomba di re Menkauhor, faraone dalla 5° dinastia che a governato per otto anni intorno al 2400 a.C.
Da tempo ridotto alle sue sole fondamenta, la struttura era precedentemente conosciuta come “Number 29” o “Headless Pyramid”. È stata menzionata nella metà del 19° secolo dall’archeologo tedesco Karl Richard Lepsius. Poi, la piramide è sparita sotto la sabbia di Saqqara, un complesso di seplotura regale tentacolare nei pressi dell’odierna Cairo.
Come spiegato dal National Geographic, ci sono voluti circa un anno e messo per rimuovere tutta la sabbia sopra la piramide, e quanto emerso dagli scavi è davvero sorprendente: alcuni artefatti senza iscrizione dal design estremamente moderno.
Si tratta di vari pezzi di un sarcofago. Il numero dei frammenti sopravvissuti è molto piccolo, ma sufficiente per capire il meccanismo di bloccaggio del coperchio.
L’angolo di chiusura del coperchio del sarcofago ha un angolo positivo, mentre il sarcofago ha un forte angolo negativo. Questa combinazione fornisce una forte fissazione verticale del coperchio.
Il coperchio del sarcofago presenta due fori precisi che forse ospitavano due aste di bloccaggio: quando i fori del coperchio coincidevano con i fori del sarcofago, le aste cadevano a metà, così che il coperchio sarebbe stato fissato per sempre.
La precisione della realizzazione non era nelle possibilità degli Egizi dinastici, né più tardi dei Greci o dei Romani. Nonostante ciò, si tratta di un lavoro anteriore a tutti loro, prodotto da persone in possesso di una tecnologia avanzata di cui non sappiamo assolutamente niente.

giovedì 28 agosto 2014

ANATOLIA: UN UOMO SCOPRE UNA CITTÀ SOTTERRANEA SOTTO CASA SUA

Un uomo di Kayseri, una provincia dell'Anatolia centrale, Turchia, ha scoperto una vasta struttura sotterranea durante la pulizia di una casa ereditata dalla sua famiglia. La struttura si estende su cinque livelli, per un'area complessiva di 2500 metri quadrati.città-sotterranea

Mustafa Bozdemir, un uomo di 50 anni che vive in Francia, ha ricevuto in eredità dalla sua famiglia una casa nella provincia di Kayseri, Anatolia centrale, Turchia.
Durante i lavori di pulizia dell’interrato, Bozdemir si è imbattuto in una struttura sotterranea che aveva l’area di essere un’antica abitazione romana.
L’uomo ha subito informato l’Ufficio del Governatore di Kayseri e l’Ente per la Cultura e il Turismo. Una volta ottenute le necessarie autorizzazioni, l’uomo ha continuato gli scavi, portando alla luce un immensa struttura sotterranea, quasi una città.
“In un primo momento abbiamo pensato che ci fosse un solo livello sotterraneo, poi abbiamo scoperto che ne esistevano cinque”, spiega Bozdemir sull’Hurriyet Daily News. Per completare l’opera, l’ereditiero ha speso 80 mila euro e rimosso più di 100 camion di terra.
“Quando ho deciso di ripristinare la casa, ho pensato di ripulire anche il piano interrato”, racconta Bozdemir. “Una volta ripulito tutto, ci siamo resi conto dell’esistenza di altri quattro livelli sotto casa”.
Quasi l’80 per cento degli scavi è stato completato. Il terreno è stato rimosso manualmente e dieci persone hanno lavorato alla pulizia di una superficie pari a 2500 m². Durante i lavori di pulizia, sono stati ritrovati anche alcuni resti di ossa umane, sulle quali è in corso un’analisi da parte di un team della Erciyes University.
“Abbiamo pensato che fosse uno spazio destinato alla conservazione del cibo o per il ricovero degli animali”, spiega Nuvit Bayar, direttore del progetto della Guntas, la società responsabile per il restauro. “Ma nessuno si aspettava che facesse parte di una città sotterranea. Alcune aree ricordano i resti sotterranei degli antichi insediamenti in Cappadocia”.
La regione dell’Anatolia è nota per le più spettacolari reti di tunnel sotterranei in tutto il mondo, alcune delle quali che si configurano come delle vere e proprie città, in particolare nella regione della Cappadocia, dove sono state rinvenute più di 40 città sotterranee complete, con tunnel completi di passaggi nascosti, stanze segrete e antichi templi.
Una delle più belle e famose è certamente la città di Derinkuyu, con i suoi undici livelli di profondità, circa 600 ingressi, e la capacità di ospitare migliaia di persone. La città si compone di molti chilometri di tunnel che la collegano ad altre città sotterranee.
Nei livelli sotterranei sono stati trovati sale da pranzo, cucine annerite dalla fuliggine, cantine, botteghe di alimentari, una scuola, numerose saloni e anche un bar.
Secondo molti archeologi e studiosi, è probabile che Derinkuyu servisse come rifugio temporaneo durante le invasioni e che sia stata costruita intorno all’800 a.C. dai Frigi, un popolo dell’Età del Bronzo imparentato con i Troiani.
Altri credono che sia stata costruita dagli Ittiti, popolo guerriero menzionato nella Bibbia e che aveva prosperato centinaia di anni prima. Ma è possibile che la città sotterranea sia ancora più antica.
Sebbene sia improbabile che l’ultima scoperta avvenuta a Kayseri pareggi la magnificenza di Derinkuyu, si tratta comunque di un risultato estremamente significativo, a dimostrazione che il mondo sotterraneo dell’Anatolia custodisce gelosamente ancora molti segreti.

IL CONTINENTE PERDUTO DI KUMARI KANDAM

Kumari Kandam è il nome di un ipotetico continente sommerso nell'Oceano Indiano. Il riferimento appare per la prima volta nel Kanda Puranam, una versione del 15° secolo scritta in Tamil dello Skanda Purana, il più vasto tra i diciotto Purana principali, nel quale sono riportate una serie di leggende su Shiva e i luoghi santi a lui collegati. L'antico testo cita alcune grandi inondazioni oceaniche che hanno sommerso le terre a sud dell'India.

Kumari Kandam
[Ancient Origins] La maggior parte delle persone hanno familiarità con la storia di Atlantide, il mitico continente perduto descritto dal filosofo Platone.
Fino ad oggi, le opinioni sono ancora divise sull’esistenza reale di un continente sprofondato nelle acque dell’oceano migliaia di anni fa, e se prendere le parole di Platone alla lettera oppure considerarle come racconto allegorico.
Tuttavia, nel subcontinente indiano si tramanda un racconto simile, anche se molto meno noto rispetto a quello di Atlantide. Si tratta del continente perduto di Kumari Kandam, collegato poi alla teoria di Lemuria.
Il termine Lemuria compare per la prima volta nella seconda parte del 19° secolo, quando il geologo inglese Philip Sclater rimase sconcertato dalla presenza di fossili di lemuri in Madagascar e India, ma non in Africa e Medio Oriente.
Così, in un articolo del 1864 intitolato ‘The Mammals of Madagascar’ (I mammiferi del Madagascar), Sclater propose che il Madagascar e l’India un tempo furono parte di un continente più grande poi sommerso, denominando la massa mancante ‘Lemuria’.
La teoria di Sclater fu accreditata dalla comunità scientifica di quel periodo come la spiegazione più plausibile della migrazione in tempi antichi dei lemuri dal Madagascar all’India o viceversa. Tuttavia, con l’emergere della moderna teoria sulla deriva dei continenti, la proposta di Sclater di un continente sommerso non era più sostenibile.
Eppure, la proposta di un continente perduto non è solo la teoria per la spiegazione di un fenomeno biologico, ma un’idea che si tramanda nella letteratura antica da secoli, tanto che sono in molti a credere che il continente di Lemuria sia esistito realmente.
Tra questi vi è il gruppo di nazionalisti tamil. Il termine Kumari Kandam compare per la prima volta nel 15° secolo nel Kanda Puranam, una versione del 15° secolo scritta in Tamil dello Skanda Purana, il più vasto tra i diciotto Purana principali, nel quale sono riportate una serie di leggende su Shiva e i luoghi santi a lui collegati.
Il testo riprende alcune leggende riguardanti un’antica terra a sud dell’India sommersa dall’Oceano Indiano. Il riferimento più antico risale al 2° secolo d.C. ed è contenuto nel Silappadhikaram, uno dei cinque grandi poemi epici della letteratura Tamil. Secondo i racconti, “il mare crudele” prese la terra governata dai re Pandiyan, compresa tra i fiumi Pahruli e Kumari, corsi d’acqua che un tempo fluivano nel continente ormai sommerso.
Quando le teorie su Lemuria arrivarono nell’India coloniale, il popolo cominciò a considerare le antiche leggende come fatti storici. Come risultato, Lemuria fu rapidamente identificata con Kumari Kandam, caricando la leggenda di sentimenti nazionalisti.
I nazionalisti sostenevano che i re Pandiya di Kumari Kandam erano i governanti di tutto il continente, e che la civiltà Tamil fosse la più antica del mondo. Quando Kumari Kandam fu sommersa, la sua gente si sparse in tutto il mondo fondando diverse civiltà. Da qui, l’affermazione che il continente perduto è stato anche la culla della civiltà umana.
Secondo quanto riporta wikipedia, R. Mathivanan, l’allora caporedattore del‘Tamil Etymological Dictionary Project of the Government of Tamil Nadu‘, nel 1991 affermò di aver decifrato la scrittura Harappa, riferendosi a brevi stringhe di simboli connessi con la Civiltà della valle dell’Indo, in uso durante il periodo Harappa maturo, tra il 26° e il 20° secolo a.C.
I risultati della traduzione restituirono quello che secondo Mathivanan era l’antica cronologia che gli antichi tramandavano, facendo riferimento ai periodi più remoti della civiltà terrestre.
Mettendo da parte quanto viziato dai sentimenti nazionalistici dei Tamil, quanto potrebbe essere plausibile la storia di Kumari Kandam?
Secondo i ricercatori del National Institute of Oceanography dell’India, 14.500 anni fa il livello del mare era più basso di circa 100 metri, mentre 10.000 anni fa era più basso di circa 60 metri. Dunque, è possibile che una volta esisteva un ponte di terra che collegava lo Sri Lanka con l’India.
Poiché il tasso di riscaldamento globale è aumentato tra i 12.000 e i 10.000 anni fa, è possibile che il livello dei mari abbia provocato inondazioni periodiche. Queste avrebbero sommerso insediamenti preistorici che si trovavano intorno alle basse zone costiere dell’India e dello Sri Lanka.
Storie di questi eventi catastrofici potrebbero essere state trasmesse oralmente da una generazione all’altra, fino a diventare i racconti che narrano le vicende di Kumari Kandam.
Un ulteriore indizio utilizzato per sostenere l’esistenza di Kumari kandam è il cosiddetto ‘Ponte di Adamo‘ (noto anche come ‘Ponte di Rama’), una lingua di terra costituita da sabbia, limo e ghiaia che si estende per 18 miglia, collegando lo Sri Lanka alla terra ferma.
Questo lembo di terra è sempre stato considerato come una formazione naturale. Tuttavia, secondo alcuni osservatori, le immagini satellitari della Nasa sembrano mostrare un lungo ponte artificiale distrutto sotto la superficie dell’oceano.
L’esistenza di un ponte in questa posizione è supportata anche da un’altra antica leggenda. Il Ramayana racconta la storia di Sita, moglie di Rama, tenuta prigioniera sull’isola di Lanka. Rama ordinò la costruzione di un ponte mastodontico per trasportare il suo esercito di vanara (uomini scimmia) sull’isola.
Come spesso accade per la maggior parte dei miti, sembra possibile che ci siano nuclei storici alla base dei racconti leggendari. Dunque, qualcosa di vero potrebbe esserci anche nelle tradizioni tamil su Kumari Kandam. In che misura, tuttavia, è ancora da determinare.

lunedì 25 agosto 2014

I NOMOLI: STATUINE DI ANTICHI ASTRONAUTI LASCIATE DA UNA MISTERIOSA CULTURA SVANITA MIGLIAIA DI ANNI FA

La statuine Nomoli sono delle piccole figure scolpite nella pietra trovate dalla popolazione locale del Sierra Leone, tra gli anni '80 e '90, durante la ricerca di diamanti in Africa occidentale. Queste statuine, dall'età stimata di circa 12 mila anni, sono le più insolite, le più eccezionali e le più antiche creazioni mai scoperte in Africa.figurine-di-nomoli

Tra i molti reperti antichi che sicuramente minacciano le tradizionali scuole di pensiero dell’archeologia classica ci sono le Statuine Nomoli.
Si tratta di piccole sculture in pietra alte dai 40 ai 70 centimetri che raffigurano in maniera accurata misteriosi esseri umanoidi deformi, spesso dall’aspetto rettile.
Le statuine furono scoperte tra gli anni ’80 e ’90 dalle popolazioni locali del Sierra Leone, durante la corsa ai diamanti nell’Africa occidentale.
L’origine delle figurine, denominate “Nomoli” dalla gente del luogo, è avvolta nel mistero, dato che non sembrano appartenere a nessuna cultura africana nota. Alcune statuine sono state rinvenute alla profondità di 50 metri, nello strato geologico che corrisponde all’età compresa tra gli 11 mila e i 12 mila anni fa.
Questo dato ha lasciato gli archeologi molto perplessi, dato che tale datazione non è conferme alle conoscenze attuali dell’archeologia classica, dal momento che le civiltà più antiche della regione si fanno risalire al 4 mila a.C. Da dove vengono, dunque, questi misteriosi manufatti?
Come spiegano i ricercatori John H. Atherton and Milan Kalous in un articolo comparso sulla rivista The Journal of African History, i Nomoli sono stati realizzati e utilizzati nella zona in cui si trovano. Dunque non sono stati importati.
Ma c’è di più! Come spiega Rossano Segalerba, pare che in una cavità all’interno di alcuni Nomoli vi siano delle palline metalliche e pietre provenienti dallo spazio. Le analisi svolte dal Museo di Storia Naturale di Vienna hanno mostrato che sono fatte di una strana mescolanza di cromo e acciaio.
Alcuni studiosi hanno, oltretutto, trovato tracce di una sostanza chiamata iridio nelle pietre, ma non c’è praticamente iridio nelle rocce del nostro pianeta, a meno che non sia portato dall’esterno, per esempio da un meteorite.
Chi mise lì dentro questi piccoli oggetti? E, cosa ancora più importante, come è stata prodotta la lega metallica di cui sono composti?
Le cosiddette “pietre di colore blu provenienti dal cielo” sono un ulteriore enigma nell’enigma. Una leggenda del posto dice: “La parte di cielo in cui Nomoli visse si trasformò in una pietra, che si scheggiò rotolando sulla terra”.
Tra l’altro, è interessante notare come la parola “Nomoli” abbia un’assonanza con“Nommo”, ovvero come, sempre nell’Africa occidentale, i Dogon del Mali chiamano gli esseri che in un lontano passato, secondo certi miti ancestrali, piovvero sulla Terra dalla stella Sirio.
Una leggenda africana narra che costoro “hanno vagato senza alcun impedimento in luoghi dove nessuno uomo era mai stato prima. Uno non li poteva guardare in faccia perchè i loro occhi erano così luminosi che provocavano cecità in chi li guardava: era come guardare il sole. A queste creature venne vietato l’ingresso nell’impero divino e inviate a Terra”. Quest’ultima parte ci riporta al mito della “caduta degli angeli”, di cui si parla in diverse culture, compresa quella giudeo-cristiana.
Secondo le popolazioni locali, le statuine Nomoli sarebbero un ricordo di queste creature divine esiliate sulla Terra. Esse hanno delle caratteristiche tipiche: sono realizzate in diversi tipi di pietra, presentano grandi nasi come quello di un rapace con le narici, grandi bocche, mostrando talvolta i denti. I loro crani sono piatti.
Alcune figurine ritraggono rettili dall’aspetto antropomorfo.
Altre rappresentazioni mostrano che i Nomoli, agli occhi di chi li ha prodotti, dovevano avere dimensioni considerevoli, tali da poter cavalcare tranquillamente un elefante.
Dunque, cosa rappresentano i Nomoli? Entità partorite dall’immaginazione religiosa di una cultura perduta di 12 mila anni fa, oppure sono la documentazione di una Antichi Astronauti extraterrestri entrati in contatto con i nostri antenati?
I ricercatori sono ancora lontani dal comprendere tutte le caratteristiche sconcertanti dei Nomoli. Certo è, che rappresentano l’ennesimo capitolo acnora non chiaro del passato dell’umanità.

sabato 23 agosto 2014

MARTE: CURIOSITY FOTOGRAFA “QUALCOSA” CHE SEMBRA UNA TIBIA

I cacciatori di anomalie marziane hanno scovato una fotografia negli archivi del rover Curiosity che sembra essere un osso, più precisamente una tibia, o qualcosa del genere. La nuova segnalazione è solo l'ultima di una serie di immagini apparentemente inspiegabili prevenienti dal Pianeta Rosso. È solo un'illusione ottica, o stiamo vedendo le prove di vita passata su Marte?

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Una nuova strana immagine proveniente da Marte sta facendo il giro della rete.
Si tratta di un oggetto fotografato da Curiosity lo scorso 14 agosto 2014.
Secondo i cacciatori di anomalie marziane, l’immagine mostrerebbe quello che sembra essere l’osso di una gamba, ovvero una tibia (altri dicono un femore).
Secondo quanto riporta l’International Business Times, al momento nessun commento è stato ancora rilasciato dalla Nasa. Qui l’immagine originale scattata da Curiosity.
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L’oggetto è chiaramente visibile nelle immagini, e in molti hanno detto che si tratta della conferma che un tempo su Marte ci fossero esseri viventi. Tuttavia, i pareri sono discordi: potrebbe trattarsi di un semplice sasso dalla forma particolare.
L’oggetto si trova in mezzo ad alcuni pezzi di roccia. E lo stesso “osso” in realtà per gli esperti sarebbe un altro sasso eroso dagli agenti dell’atmosfera marziana. Dunque, potrebbe essere una semplice pareidolia.
Certamente, se ci fosse più serenità su questi argomenti, sia da parte dell’Agenzia Spaziale americana che da parte dei vari blogger, basterebbe un’analisi approfondita dell’immagine per chiarire la natura dell’oggetto. Purtroppo, quando si verificano queste “anomalie”, solitamente prevale la logica delle fazioni.
In passato, ci sono state molte rivendicazioni sulla natura di numerosi oggetti fotografati su Marte, come la spina dorsale di un dinosauro, fonti luminose, tombe a tumulo, scoiattoli, volti umani e scheletri alieni.
Per il momento, fatta eccezione per qualcuno, sembra regnare la prudenza, dato che l’oggetto fotografato da Curiosity è davvero particolare. Rimaniamo in attesa di ulteriori eventuali dichiarazioni in merito, che certamente verranno comunicate sul nostro blog.

venerdì 22 agosto 2014

Il mistero dell’isola di Hy-Brasil, la presunta “Atlantide”

Il mistero dell’isola di Hy-Brasil, la presunta “Atlantide”

Tutti conosciamo il mito di “Atlantide” e la sua storia che affascina migliaia di persone, ma pochi sono a conoscenza di un’isola misteriosa chiamata Hy-Brasil che si ritiene essere l’origine del Brasile. 

Secondo le leggende Hy-Brasil è stata la casa di una civiltà tecnologicamente avanzata, con animali giganti e strade coperte d’oro. L’isola era nota anche per la presenza di alcuni sacerdoti in possesso di una conoscenza universale e con un potere che andava oltre l’immaginazione.
Sebbene Hy-Brasil possa essere ritrovata in molte mappe antiche, la realtà è che non esiste un’isola come quella descritta nei racconti ed inoltre non ci sono le coordinate nei documenti storici per indicare dove si troverebbe quest’isola. Hy-Brasil è semplicemente scomparsa senza lasciare nessuna traccia?
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Racconti dell’isola Hy-Brasil
Si dice che l’isola Hy-Brasil sia avvolta da una fitta nebbia, fatta eccezione per un giorno ogni sette anni. Quello sarebbe l’unico giorno nel quale l’isola si “mostrerebbe”.
Sembra che nei secoli una serie di mappe sembravano indicare l’esatta posizione dell’isola. Su queste mappe l’isola si presentava con un fiume centrale stretto che attraversava il suo diametro.
Diverse mappe e descrizioni documentate descriverebbero l’isola nei minimi dettagli, questi racconti risalirebbero al 1300-1800. La prima apparizione dell’isola è documentata 1325 attraverso una mappa creata dal cartografo maiorchino ( di Maiorca ) Angelino Dalorto.
Dalorto individuò l’isola proprio ad ovest dell’Irlanda e questo luogo misterioso venne scoperto anche da San Barrind e St.Brendan durante i loro viaggi, rimanendo impressionati dalla ricchezza del luogo che venne rinominato “La Terra Promessa”.
Alcuni storici riferiscono che il famoso navigatore Pedro Alvares Cabral affermò di aver trovato la leggendaria isola durante un suo viaggio intorno al 1500, ma fu solamente nel 1674 che il capitano John Nisbet ed il suo equipaggio affermarono la reale presenza dell’isola.
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Hy-Brasil coordinate
Il capitano Nisbet ed il suo equipaggio stavano navigando le acque dell’Irlanda quando una misteriosa nebbia li avvolse. Quando la nebbia si allontanò si trovarono improvvisamente faccia a faccia con una costa rocciosa. Si trovavano di fronte alla leggendaria isola di Hy-Brasil.
Il capitano e la sua truppa decisero di esplorare l’isola trascorrendo un’intera giornata. Durante la visita incontrarono gli abitanti che li ricoprirono d’oro e d’argento.
Successivamente una seconda nave, comandata da Alexander Johnson, venne inviata sull’isola ed anche il secondo gruppo di avventurieri ne confermò la presenza e la versione del capitano Nisbet.
L’ultimo avvistamento documentato di Hy-Brasil risale al 1872, l’archeologo Thomas Johnson Westropp visitò l’isola in tre occasioni, portando anche la sua famiglia.
I registri di Westropp indicarono che l’isola aveva la tendenza a scomparire davanti agli occhi delle persone.
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Un’antica civiltà aliena?
Un documentario di History Channel del 2010 dal titolo “Antiche civiltà aliene” prese in considerazione l’isola di Hy-Brasil. Nel 1980 il sergente Jim Penniston vide uno strano oggetto volante atterrare nelle vicinanze della sua base militare. Il sergente Penniston ed un soldato decisero di indagare e mentre si avvicinavano videro un bagliore arancione molto intenso.
Il sergente Penniston decise di avvicinarsi per osservare da vicino l’oggetto misterioso ed a quanto sembra telepaticamente “ottenne” dei codici binari. Il sergente ed il soldato dopo il “contatto” persero i sensi, risvegliandosi direttamente nell’ospedale della base militare.
Dopo un paio di giorni Penniston sentì come l’esigenza di scrivere alcuni codici binari e per paura di essere preso per pazzo nascose le sue scritture per circa 30 anni senza menzionare a nessuno l’accaduto.
History Channel grazie a Nick Ciske, un programmatore di computer, riuscì a decodificare il codice e le risposte furono incredibili.
Il messaggio decodificato sembrava menzionare le coordinate di una zona al di fuori dell’Irlanda occidentale che curiosamente erano legate alla posizione dell’isola di Hy-Brasil.
Il messaggio del testo era questo: “Esplorazione dell’umanità continua per Avanzamento Planetario”
Coordinate “”52a 09’42.532″ N / 13 ° 13’12.69 “W”
Inutile dire che le coordinate ottenute telepaticamente dal sergente Penniston coincidevano perfettamente con la zona dove era stata avvistata l’isola di Hy-Brasil.

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Dunque esiste realmente l’isola di Hy-Brasil?
I ricercatori e gli archeologi continuano la ricerca di questa mitica isola. Secondo i più scettici le vecchie mappe mostrerebbero l’isola occidentale dell’Irlanda dove ci sarebbero fondali bassi conosciuti come Porcupine Bank. Questi fondali si creerebbero solamente in alcuni momenti ed appunto gli scettici ritengono che la “famosa” isola di Hy-Brasil non sia nient’altro che questi fondali.
Un’altra possibile teoria è che Hy-Brasil avrebbe “preso” il posto di Atlantide, ritenendo che la posizione possa essere la stessa, ovvero al di là delle colonne d’Ercole ( Gibilterra ).
La posizione presunta di Hy-Brasil è al di là delle colonne e quindi conforme alla posizione di Atlantide come diceva Platone.
Dunque Hy-Brasil e Atlantide sono la stessa cosa? Secondo la posizione e la mitologia probabilmente si…
Scritto da Stefano Sorce

I RUSSI TROVANO MICROBI EXTRATERRESTRI SULLA STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE

L'agenzia di stampa ITAR-TASS riferisce che gli scienziati russi hanno scoperto tracce di vita microbica sulla superficie della Stazione Spaziale Internazionale. La scoperta russa è sorprendente in quanto conferma che i microrganismi extraterrestri possono prosperare nello spazio profondo.stazione-spaziale-internazionale


Gli scienziati russi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) hanno comunicato la scoperta di vita microbica sulla superficie esterna della stazione orbitante
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Come riporta l’agenzia ITAR-TASS, i russi hanno rilevato la presenza dei microbi più di un anno fa e, dopo una serie di esperimenti, hanno confermato che gli organismi sono in grado di vivere in assenza di gravità, a temperature estremamente basse ed esposti alle radiazioni cosmiche.
Nonostante le condizioni difficili, i ricercatori russi hanno riferito che i microrganismi sono fiorenti sulla superficie della ISS, potendo viverci per anni. Si tratta di una scoperta sorprendente che conferma il fatto che i microbi extraterrestri possono prosperare nello spazio profondo.
“I risultati dell’esperimento sono assolutamente unici”, ha detto Vladimir Solovev, capo della missione orbitale russa ISS. “Abbiamo trovato tracce di plancton marino e particelle microscopiche sulla superficie dell’illuminatore. Non è chiaro come queste particelle microscopiche siamo giunte sulla superficie della stazione spaziale”.
La scoperta degli scienziati russi è stupefacente nelle sue implicazioni, in quanto supporta la teoria della panspermia formulata da Sir Fred Hoyle e dal dottor Chandra Wickramasinghe, secondo la quale la vita extraterrestre microbica può esistere e viaggiare nel vuoto dello spazio e sulle comete.
Nel 1974, i due scienziati sono riusciti a confermare che la polvere nello spazio interstellare è in gran parte di natura biologica, dimostrando così la possibilità per la vita di esistere nello spazio, nonostante le condizioni estreme.
Un meccanismo importante per il movimento della vita microbica nello spazio interstellare sono le Correnti di Birkeland, il flusso che guida il plasma del vento solare. Di recente si è scoperto che le Correnti di Birkeland non sarebbero solo un fenomeno locale della nostra realtà frammentata bensì un fenomeno globale in un universo interconnesso in tutte le sue parti.
Esse avrebbero la proprietà di creare campi magnetici secondo un meccanismo in cui fasci di elettroni e di ioni fluirebbero in filamenti che tendono ad avvolgersi a spirale attorno alle linee di forza di campi magnetici preesistenti. Questi filamenti tenderebbero a respingersi a breve distanza e ad attrarsi a distanze più grandi.
Secondo lo scienziato svedese e premio Nobel Hannes Alfveén, il plasma può viaggiare in vaste correnti elettriche in tutto il vuoto dello spazio interstellare e intergalattico, in maniera simile alle correnti marine.
La scoperta degli scienziati russi non solo conferma che la vita extraterrestre può esistere nelle condizioni estreme dello spazio, ma che potrebbe anche crescervi e svilupparvisi. Il ritrovamento di una forma vivente simile al plancton marino sulla ISS suggerisce la presenza nel vuoto dello spazio di microrganismi sufficienti da poter essere una fonte di cibo per forme di vita più complesse.
Vitalii Iosifovich Goldanskii, professore presso l’istituto di chimica fisica Nikolai Nikolaevich Semenov, e membro dell’Accademia delle Scienza della Russia, in un articolo pubblicato nel 1997 su Pure and Applied Chemistry, sosteneva l’esistenza di organismi complessi capaci di vivere nel vuoto interstellare, i cosiddetti “Zeroid”.
Considerando che il nostro universo ha un’età di quasi 14 miliardi di anni (miliardo più, miliardo meno), è addirittura ragionevole pensare che gli zeroids potrebbero essere state le prime forme di vita apparse nel cosmo.
Dunque, lo spazio profondo non sarebbe più da pensare come un immenso deserto privo di vita, ma come un oceano dove la vita prospera in modo che gli scienziati solo ora stanno cominciando a capire. La scoperta russa ci avvicina di un altro passo alla consapevolezza che la vita è un fenomeno comune in tutto l’universo.

mercoledì 20 agosto 2014

Perù: alla scoperta delle misteriose torri “Chullpa”, che sembrano emanare magiche energie!

Perù: alla scoperta delle misteriose torri “Chullpa”, che sembrano emanare magiche energie!
Sull’altopiano del Perù, a circa 3960 metri di altitudine nei pressi del lago Titicaca, sorgono alcune misteriose torri antiche in pietra chiamate “Chullpa”. Alcuni esperti hanno visitato questi luoghi magici cercando di far chiarezza su queste strutture massicce. La loro storia è controversa e soprattutto sembra nascondere alcune anomalie.
Chullpa438 Aug. 12  Hugh Newman,  Brien Foerster  e il loro team, sono andati alla scoperta di queste costruzioni incredibili e misteriose. Gli archeologi ufficiali ritengono che queste “Chullpa” siano delle strutture funerarie costruite dagli Inca ( civiltà precolombiana ) forse nel 15° secolo.
Tuttavia balza agli occhi come queste costruzioni vadano probabilmente al di là delle capacità degli uomini dell’età del bronzo Inca. Dunque chi realmente le ha costruite? Quando? Per quale scopo?
chullpa1
chullpa2
La maggior parte di queste torri sono rotonde e probabilmente altrettante sono state abbattute e spezzate dagli abitanti locali per costruire le proprie case. Questa sorta di “riciclaggio” è una storia che si ripete in tutto il mondo, con il classico esempio dell’Egitto. L’adattamento interno delle pietre è approssimativamente come l’esterno e non vi è traccia di uso di cemento, argilla o malta.
Chullpa437 Aug. 12
Chullpa443 Aug. 12
Brien Foerster
Queste strutture sono molto forti e resistenti, la densità del materiale con la presenza dei cristalli di quarzo conferiscono caratteristiche di risonanza e probabilmente proprietà piezoelettriche.
Durante questo tour alcuni rabdomanti ( ricercatori di metalli e di acqua nel sottosuolo ) con le loro barre di metallo hanno individuato linee di energia sotto queste enormi torri. A cosa sarebbe servita questa fonte di energia situata nei pressi di queste strutture? Probabilmente prende quota il fatto che la funzione funeraria sia venuta dopo lo scopo principale che rimane sconosciuto.
Chullpa440 Aug. 12
Chullpa439 Aug. 12
Il viaggio di questi ricercatori è durato 2 settimane attraverso il Machu Picchu, passando per Cusco ( una città del Perù ) e visitando altre strutture megalitiche misteriose. Ognuno di questi siti si trova direttamente o molto vicino a questa Linea di energia. 
Il luogo classico dove ci sono numerose “Chullpa” è Sillustani, che si trova a circa 2 ore di auto da Cutimbo.
Chiaramente questi siti necessitano di ulteriori studi, approfondimenti ed esplorazioni, ma è chiaro che un sovraccarico di energia attraversava l’area in un lontano passato. Questi luoghi per certi versi sono magici e misteriosi e la loro provenienza sconosciuta li rende ancora più suggestivi.
Di Stefano Sorce e Brien Foerster